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Filippo alla caccia dell’Oscar

luglio 14, 1999 Amicone Luigi

“Egli sarà processato. Quello dei magistrati che querelano i giornalisti è un sistema di condizionamento della libertà di stampa. La sinistra non vuole il giusto processo”. A colloquio con un ex Guardasigilli
che prese in parola il suo Presidente (quando disse che avrebbe
sfidato chiunque a dimostrare di aver preso soldi dal Sisde
per fini non istituzionali), e lo sfidò

Intervista a Filippo Mancuso di Luigi Amicone Ce lo aveva annunciato un anno fa su queste colonne. “Un minuto dopo che egli non sarà più presidente, lo affronterò”. Traduzione: gli presenterò il conto. E infatti, eccolo qua, l’onorevole Filippo Mancuso, Guardasigilli dell’unico governo della storia repubblicana che si sia presentato davanti alle Camere e abbia accettato la sfiducia ad personam di un suo ministro, Mancuso appunto, rimanendo in sella tutto il resto per non ostacolare il lavoro della manipulissima rivoluzione giudiziaria. Carta canta e Mancuso pure, dice: “Nel 1987, due giorni prima di lasciare il suo incarico di Ministro degli interni, Scalfaro ricevette dal Sisde 250 milioni e 100 milioni di lire! Che fini istituzionali potevano richiamare queste percezioni se l’istituzione, nella tesi che li avrebbe giustificati, era già scaduta?”. Così parlò l’uomo dalla memoria più lunga del Parlamento, in aula, quella di Montecitorio, le cronache raccontano, “semivuota”.

Onorevole, vedo che non è venuto meno a quella sua antica promessa fatta all’ex presidente Scalfaro…

Mai mancare alle promesse! Ci sono elementi di novità nell’inchiesta?

Sta emergendo quello che era già noto, e cioè che Scalfaro è stato sul libro paga del Sisde quando era ministro dell’Interno. La novità è solo che oggi Scalfaro non ha più la tutela dell’intangibilità presidenziale e perciò è una persona imputabile. Prima infatti, le denunce sui versamenti di denaro del Sisde a Scalfaro venivano insabbiate e, anzi, ritorte e carico degli imputatori, con l’accusa di “attentato alla libertà del capo dello stato”. Ora che questo impedimento è venuto meno, rimane la mia denuncia penale, documentata anche in due interrogazioni alla Camera dei Deputati. Ho scritto su questo al giudice competente del Collegio per i reati ministeriali e ho chiesto di essere ascoltato. Produrrò nuovi documenti che provano come Scalfaro abbia effettivamente e indebitamente percepito quel denaro.

Quanto tempo occorrerà perché la giustizia si pronunci?

Si tratta di un procedimento dettato da una legge costituzionale, per cui i tempi dovrebbero essere rigorosi, anche se presto ci sarà un’interruzione per le ferie e quindi tutto ripartirà a settembre. Per il momento vorrei soltanto sottolineare che quanto ho documentato e quanto è emerso nella discussione alle mie interpellanze parlamentari non è tutto quello che c’è da dire sull’argomento. Mi riservo di continuare questa campagna di verità e tempo debito, e sempre sulla base di documenti.

In questi giorni si sta discutendo molto sul sistema delle querele dei magistrati che colpiscono soprattutto i giornalisti…

Dice bene quando parla di “sistema”. È un sistema. Un sistema di condizionamento della libertà di stampa e anche della libertà di opinione, perché i giornalisti non sono gli unici ad essere colpiti dalle querele dei magistrati, ci sono anche i parlamentari e, in genere, chiunque si permetta una obiezione, anche una pura e semplice obiezione, nei confronti del loro operato. Mentre alcuni magistrati dovrebbero essere svergognati. Penso, ad esempio, alla conclusione della vicenda Nobili. Assolto, dopo la gogna, le manette, la cella di isolamento…

Paradossalmente, ai tempi della Prima Repubblica, non c’era questo bavaglio alla stampa…

Rispetto alla non certo ideale cosiddetta prima repubblica, la certamente peggiore cosiddetta seconda sembra aver introdotto il reato di opinione. Comunque si tratta di una violazione del regime costituzionale. Ma tutto ciò non sarebbe accaduto se la magistratura non fosse stata sospinta su questa china da Scalfaro.

Si dice che entro la fine di luglio la commissione parlamentare dovrebbe dare il via libera alle nuove norme sul cosiddetto “giusto processo”. Lei crede nella possibilità di un accordo politico su questo tema?

No, non sono per nulla fiducioso sul conseguimento di un accordo. Faccio parte del comitato ristretto che, per l’appunto, deve occuparsi delle norme costituzionali del giusto processo. La sinistra, a richiesta della magistratura deviata, non vuole il giusto processo perché vuole avere sempre più mano libera nei confronti dei cittadini, della politica, dello stato.

Ammetterà che almeno a Milano, le relazioni tra i magistrati del pool e il politico Berlusconi siano migliorate, mentre dallo stesso Palazzo è partito il tam tam di richieste di arresti per uomini della sinistra…

Questi sono casi particolari. Quello che a me invece interessa è il clima generale legale e delle costumanze giuridiche.

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