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Figlio mio, ti voglio bene. Ma ad un certo punto…

febbraio 20, 2014 Marcella Manghi

Mi sto illudendo che non terranno le radici troppo a lungo in questo luogo. Non per mandarli via a tutti i costi da questo posto, ma perché trovino, nel mondo, un loro posto.

Eccoli puntuali, i dati Istat sono arrivati: Sono quasi sette milioni i giovani tra i 18 e i 34 anni che vivono con almeno un genitore. Si tratta del 61,2% degli under 35 non sposati. Una percentuale che nel 2012 risulta in crescita di due punti sul 2011 e per la maggior parte riguarda i maschi.

Ora: ciascuno faccia i conti a casa propria.
Mio figlio ha dieci anni, quindi la statistica mi dice che probabilmente lo vedrò tracannare minestrone alla stessa tavola per altri venticinque anni. Tanto più che, se il trend cresce con l’inflazione, mi si presenterà un conto con gli interessi: insomma, ancora per trent’anni sotto lo stesso tetto. Contando poi che di figli ne ho tre…. Oddio: no, non ce la posso fare.
Certo che, come si fa anche a buttarli fuori di casa, perché prendano con decisione la loro strada? Diventa difficile. Per questo, mio marito sostiene che semmai occorre creare le condizioni perché a un certo punto venga loro voglia di andarsene spontaneamente. Come un pacifico stormo di rondini che cambia nido. A questo scopo, stiamo tenendo duro su alcuni punti.
Primo: i tre si devono dividere la stessa camera. Confidiamo che in venti metri quadri sopravvivano  all’adolescenza prima, e alla selezione darwiniana della specie poi. Pasciuti di cibo e affamati di spazio, contiamo che prima o poi si cerchino un habitat tutto loro.
Secondo incentivo all’abbandono: in casa non abbiamo la TV. Niente soap, niente reality e soprattutto niente partite di campionato. Speriamo che al maschio continui a interessare così tanto il calcio, come ora! Quanto a me, faccio del mio meglio per prendermene cura, cercando di non viziarli troppo. Il risultato è che la domenica supplicano il papi perché ci porti tutti a pranzo fuori; e non solo al mitico McDonald: anche un anonimo kebab in piedi andrebbe loro bene, piuttosto che la mia cucina. Segno che la voglia di qualcosa di diverso dalla solita minestra sta attecchendo. Mi sto illudendo che non terranno le radici troppo a lungo in questo luogo. Non per mandarli via a tutti i costi da questo posto, ma perché trovino, nel mondo, un loro posto.

Non sono l’unica a ragionarci su. Talvolta ne discorro con la mia vicina, che molto più di me, c’è dentro fino al collo. Lei ha un figlio solo, un ragazzone che vanta trentatré anni di vita in famiglia e nove di fidanzamento con una splendida fanciulla.
“Eh sai…” mi ha confessato sul ballatoio dove stende devotamente le maglie del calcetto “vorrebbero sposarsi, ma sai com’è… tutti e due hanno un lavoro precario… Al giorno d’oggi non è più come una volta. I problemi sono tanti…”. Io ascolto e cerco d’immaginare.
Per carità, ci saranno pure delle difficoltà; ma spero bene che mio figlio non aspetti che i problemi si esauriscano per sposarsi! Se il buon Dio, a suo tempo gli avrà messo un pezzo di figliola al fianco, mi auguro che i due accetteranno la sfida di risolvere insieme le complessità. Per il mio ragazzetto oggi, il massimo connubio tra energia e seduzione è incarnato da una Lotus Elise. Riuscirà tra dieci anni a cogliere anche la forza e il fascino del matrimonio?
“Per fortuna, per quel che mi riguarda c’è ancora un po’ di tempo” commento io “Tempo anche per istruirlo sui rudimenti di un po’ di faccende domestiche”.
“Eh, ma mica troppi!…” mi interrompe “Pare che le coppie in cui lui fa il casalingo – o comunque divide abbondantemente le incombenze di casa – siano anche quelle in cui il divorzio si presenta più di frequente”.
Ussìgnur. Ci manca anche quest’altra bella statistica. Vorrei mai che a un certo punto – e dopo tanto darsi da fare – il mio bambino mi tornasse indietro, più rapido di una busta al mittente! Ciò peraltro aprirebbe drammaticamente anche delle domande su noi genitori e sul come lo abbiamo tirato su…

Non mi resta che incrociare le dita, e sperare che il ragazzo metta su delle spalle belle forti. Ci vuole la schiena dritta per costruire il mondo. E certo: anche del tempo. Per questo, non perderne, figlio mio.

Ne avrai tutto da guadagnare.

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6 Commenti

  1. filomena says:

    Questo articolo è pieno di messaggi reconditi basati su uno stereotipo di famiglia che per fortuna è in via di estinzione.
    Intendiamoci che i figli, specie se maschi, tendano a non andarsene da casa è una realtà, ma che per andarsene debbano necessariamente sposarsi mi sembra una forzatura. Per non parlare del fatto che la mamma preferibilmente non dovrebbe più di tanto abituare i figli maschi a svolgere le faccende domestiche perché secondo una qualche fantomatica statistica questo li indurrebbe….udite, udite a una più frequente possibilità in futuro, di divorziare.
    Invece di incentivare in maniera più o meno subdola i figli a “metter su famiglia” (per questo si che c’è tempo), perché non li si aiuta a trovare casa (anche in affitto se hanno un lavoro precario), e iniziare a vivere da soli così da confrontarsi con i problemi reali e finalmente diventare autonomi? Solo così un domani saranno in grado di apprezzare la vita in comune con un’altra persona

  2. luca says:

    intanto tuo figlio potrebbe decidere di stare con un altro ragazzo, quindi preparati anche a questo…poi avendone tre. ma ti voglio rassicurare considerando ciò che scrivi è facile che il figlio sarà l’unico a volerti bene (i gay amano la mamma, si sa), e per il grande amore ti terrà fuori dalla sua vita privata lasciando te credere ciò che preferisci. per quanto riguarda gli altri considerando come li stai crescendo è facile che ti toglieranno anche il saluto

  3. luca says:

    intanto tuo figlio potrebbe decidere di stare con un altro ragazzo, quindi preparati anche a questo.
    poi avendone tre…
    ma ti voglio rassicurare, considerando ciò che scrivi è facile che il figlio gay sarà l’unico a volerti bene (i gay amano la mamma, si sa) e per il grande amore ti terrà fuori dalla sua vita privata lasciando te credere ciò che preferisci. per quanto riguarda gli altri considerando come li stai crescendo è facile che ti toglieranno anche il saluto

    • edoardo says:

      Si vede che figli non ne hai, che sei uno zitello che fa i conti in tasca ai figli degli altri !!!

  4. edoardo says:

    Apprezzo particolarmente il secondo incentivo: NO TELEVISIONE.
    A casa mia (quattro figli di cui due minori ancora in casa, una suocera, gatti e galline) di televisione ce n’è una sola e ha da bastare.
    Tanti, normalmente i più arretrati che vogliono ostentare di essere acculturati per compensare il loro senso di inferiorità, installano una televisione per camera, oltre a salotto/cucina, e si premurano anche di farlo sapere a tutti, altrimenti a cosa gli servirebbero quei bussolotti sparsi per le stanze di casa?
    Ogni figlio la sua televisione e il suo computer + il telefonino con internet.
    E poi si lamentano.
    Non riescono a riempire non dico una giornata, solo metà, con sé stessi senza andare in paranoia.
    Hanno bisogno del sottofondo per coprire il vuoto.
    Per fortuna sono davvero molte le persone che rifiutano questa accezione di “progresso”.

    • filomena says:

      Edoardo,
      cosa c’entra la televisione con il fatto che i figli tardano ad essere autonomi e ad uscire da casa?
      Non è indispensabile sposarsi per diventare adulti ma è sufficiente dimostrare di essere in grado di provvedere a se stessi.

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