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«Figli di un’etica minore», l’ultimo libro di Mario Palmaro

novembre 8, 2014 Benedetta Frigerio

Indagine sullo scollamento fra il riconoscimento di alcuni valori tradizionali e la pratica di vita dei nostri giovani. Analisi dei dati e proposte per “ricominciare a educare”

figli-di-un-etica-minoreI giovani riconoscono ancora la realtà, in certi casi sanno distinguere il bene dal male, ma preferiscono seguire l’emotività, come se vivere secondo un ideale fosse inconveniente. È un trend emergente di cui parla il libro Figli di un’etica minore (Edizioni Riuniti, 201 pagine, 14,90 euro) che porta la firma di Mario Palmaro, da poco scomparso, e Tommaso Scandroglio.

ABORTO E CONVIVENZA. Il volume parte dall’indagine “Il valore della vita nei giovani”, svolta fra i residenti in provincia di Novara tra i 14 e i 25 anni d’età, interrogati su questioni come l’aborto, la contraccezione e la famiglia. Dai dati emerge che l’86 per cento degli interpellati usa i metodi anticoncezionali, che il 68 è favorevole alla fecondazione artificiale e che per il 69 per cento è meglio convivere che sposarsi. D’altro canto, però, la maggioranza continua a sostenere che l’amore eterno esiste (61) e che il matrimonio non è superato (62).
Lo scollamento fra il riconoscimento di certi valori e la pratica di vita è ancor più evidente fra i giovani cattolici: non solo il 92 per cento dei credenti “non praticanti” fa ricorso alla contraccezione, ma perfino il 75,5 di coloro che frequentano la Chiesa regolarmente. E non solo l’81 per cento dei primi è favorevoe alla fecondazione artificiale, ma anche il 66,2 per cento dei secondi. Medesimo discorso per l’aborto, ritenuto un atto grave, seppur ammesso nella pratica.

L’ERRORE PASTORALE. Un excursus filosofico di Scandroglio aiuta a comprendere la parabola del pensiero moderno che ha portato a questa dissociazione tra pensiero e prassi. Fra le ragioni c’è un’educazione passata dall’essere verticale (coerenza fra Chiesa, famiglia, scuola) a orizzontale (proposte diverse a seconda del contesto), che incide sull’incoerenza dei ragazzi. Palmaro, invece, ragiona sull’errore dell’aver scisso le esigenze pastorali da quelle catechetiche, sortendo un errore opposto a quello che si tentava di curare: «Si perde la fiducia che un certo divieto morale autentico non sia l’arbitrario diktat di una divinità capricciosa, ma l’avvertimento amorevole di Dio che quell’atto è contro il bene della creatura. E che il male fa male». Inoltre ritenere che una certa forma mentis non influisca sulla prassi di buona vita è ingenuo perché, come diceva Blaise Pascal, «è il ben pensare che genera il ben agire».

LE RAGIONI DELLA FEDE. Che fare? Il volume insiste sulla necessità di educare i giovani alle ragioni della fede per comprendere che la via secondo verità coincide con la piena soddisfazione dei propri desideri, irraggiungibile con emozioni passeggere. Come spiega la studiosa Maria Paola Tripoli, i giovani hanno bisogno di incontrare testimoni di vita che puntino all’ideale. «Il genitore – scrive – educa perché arriva prima al cuore e poi alla ragione, perché può contare sulle attese legittime ed esigenti: i figli non gradiscono genitori permissivi e distratti, vogliono genitori che si accorgano che esistono ed hanno il diritto ad essere ascoltati, educati, guidati, richiamati, perché amati».

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4 Commenti

  1. filomena says:

    I dati riportati alla voce “Aborto e convivenza”, nella prima parte dell’articolo non sono affatto in contraddizione con l’assunto per il quale ci sarebbe uno scollamento tra valori e comportamenti reali. Si da il caso in effetti che la convivenza non escluda per nulla l’idea che l’amore può essere per tutta la vita e questo con ogni probabilità è quello che tutti si augurano nel momento in cui iniziano un rapporto affettivo stabile a prescindere che sia basato sulla convivenza o sul matrimonio. Il problema di fondo è un altro.Se come pare lasci intendere l’articolo, per durare una unione deve essere fondata sui sentimenti (cosa che peraltro io ritengo condizione nnecessaria),ebbene ai sentimenti non si comanda e quindi non è possibile a priori decidere che l’unione tra due persone così come è vissuta in un determinato momento, sarà indiscutibilmente per sempre. Altra cosa è auspicare questo, posto che i sentimenti in questione restino tali come si vorrebbe. In questo senso l’idea di sottoscrivere un impegno a due basato su variabili che non dipendono per laassima parte dai contraentia semplicemente da una miriade di fatti della vita indipendenti dalla volontà dei singoli, diventa una vrta e propria utopia. Inoltre a mio parere proprio il fatto di non considerare definitivo il rapporto in assoluto, rende paradossalmente più certa la durata del rapporto perché in ogni momento di cerca di non compromettere una situazione che rende felici. Questo però non incide sui fattori esterni alla coppia e per questo in assoluto non si può dare per scontato che i sentimenti siano eterni. Il matrimonio inteso come lo vorrebbero i cattolici quindi non risponde ne’ ai desideri degli intervistati ne’alle esigenze concrete della vita delle persone. In questo senso io vedo la scollatura di cui si accenna nell’articolo, non tanto tra i valori e i comportamenti reali, ma tra l’unione stabile di due persone nel matrimonio o meno e il matrimonio religioso.
    Rispetto poi alla contraccezione i dati semplicemente confermano che se il matrimonio per essere duraturo deve essere fondato su sentimenti che rendano desiderabile lo stare insieme, questo vale ancora di più in relazione alla decisione di avere figli dove l’impegno richiesto per essere genitori prescinde in ogni caso dal continuare o meno una relazione di coppia, quindi è fondamentale poter decidere se e quando avere figli.

  2. Giannino Stoppani says:

    Eh sì, come ha scritto un grande papa: “l’amore mira all’eternità”, ma oggidì c’è tanta gente che si accontenta.

  3. filomena says:

    Certo l’amore mira all’eternità, tant’è che in un rapporto di coppia stabile ci si augura sempre che duri per sempre, ma un conto è l’augurarselo e un altro è abrte la certezza a priori di raggiumgete la raggiungere la meta
    E’ come dire che tutti mirano a vivere cent’anni ma tra il dire e il fare ci sta di mezzo il mare. Beato te che hai tutte queste certezze, io sono meno presuntuosa e mi limito a sperare che le cose funzionino avanti così come funzionano ora.

    • Giannino Stoppani says:

      Eh sì!
      Si sa che all’amore eterno oramai credono solo gli innamorati, e che gli altri si devono accontentare dei compromessi giocando al ribasso…

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