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La Fiat deve reintegrare i tre operai licenziati ma non dovrà pagare le spese processuali

febbraio 27, 2012 Massimo Giardina

La Corte d’Appello ribalta la sentenza di primo grado e si pronuncia a favore della Fiom. La Fiat ora dovrà riassumere i dipendenti licenziati per aver bloccato parte della linea produttiva durante una manifestazione sindacale nel 2010. Ma per Antonio Rossitto, firma di Panorama, c’è più di un punto oscuro nella vicenda.

La corte d’Appello di Potenza ha accolto il ricorso avanzato dalla Fiom sulla sentenza di primo grado del luglio 2011 e ha così reso nulle le motivazioni di giusta causa usate per il licenziamento dei sindacalisti Giovanni Barozzini, Antonio Lamorte, e Marco Pignatelli, operai della Fiat di Melfi.
La vicenda, emersa dalle cronache nel luglio 2010 riguarda il licenziamento di Fiat verso i tre operai che avevano bloccato una parte della linea produttiva durante una manifestazione sindacale. La volontarietà del blocco era stato valutato da Fiat come un fatto grave punibile con il licenziamento.

Il giornalista di Panorama Antonio Rossitto, si era occupato nell’estate del 2010 dell’accaduto e aveva raccolto una serie di testimonianze che rendevano ragione alla sentenza di primo grado; alcune fra queste furono usate al processo che vedeva contrapposti la Fiat alla Fiom.
Per Rossitto, intervistato da tempi.it «bisogna attendere la motivazione della sentenza, ma secondo il mio giudizio ci sono due ipotesi plausibili. La prima: il giudice ha attestato la presenza del sabotaggio, ma non così grave da considerarlo un motivo di giusta causa. La seconda ipotesi, contrariamente alla prima, annulla completamente il fatto che ci stato un sabotaggio. Una cosa nella sentenza d’appello risuona molto strana: non sono state imputate a Fiat le spese processuali».

Rossitto analizza anche il momento delicato tra la Fiat e la Fiom. «Ci sono 61 cause in corso sul tema della rappresentanza negata ai sindacati che non firmarono l’accordo di dicembre 2011». L’accordo , in vigore dal 1 gennaio 2012 ha esteso per tutto il gruppio Fiat il cosiddetto modello Pomigliano. Per Rossitto «il fatto che in due pagine d’intervista al Corriere della Sera di oggi, Sergio Marchionne non ha menzionato la sentenza d’appello, dice molto della situazione di tensione tra il sindacato e il Lingotto».

twitter: @giardser

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