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Ferlini: «In politica i valori non negoziabili non servono a escludere»

ottobre 19, 2011 Carlo Candiani

Massimo Ferlini, presidente di Compagnia delle Opere Milano, spiega a Tempi.it qual è stato il cuore del convegno di Todi: «Bisogna ridisegnare i servizi per dare più forza a famiglie e imprese. E fare una nuova legge elettorale. I valori non negoziabili sono un contributo che la nostra fede porta alla storia e nel mondo per misurarsi con gli altri»

È stato un avvenimento che ha occupato le prime pagine dei quotidiani e impegnato autorevoli commentatori politici, dando il “là” a una miriade di interpretazioni. Il convegno che si è svolto a Todi dal titolo “La buona politica per il bene comune” è stato l’occasione di confronto e di giudizio sull’attuale situazione politica per le organizzazioni di ispirazione cristiana che operano nel sociale e nel mondo del lavoro.

«Vorrei tranquillizzare tutti: non abbiamo organizzato questo convegno con l’angoscia di parlare al governo in carica, di parlare di futuri governi, né tantomeno di futuri partiti – vuole sgombrare subito il campo Massimo Ferlini, presidente di Compagnia delle Opere Milano, raggiunto da Radio Tempi. Il percorso che il Forum ha fatto in questi tre anni è stato di ricreare un linguaggio comune tra organizzazioni dalla stessa ispirazione che affondano la radici nella Dottrina Sociale della Chiesa, che stavano producendo molte iniziative nel cuore del Paese e che però da decenni trovavano difficoltà nell’esprimere un giudizio comune».

Continua Ferlini: «Il convegno di Todi, anche se poco o per nulla considerato dai media, è il risultato di questo desiderio: porre a tema le diverse questioni che sentivamo urgenti. L’anno scorso abbiamo messo a tema i problemi del Mezzogiorno, quest’anno il perché la politica debba essere buona e utile, cercando una sintesi concreta e una riflessione con chi è impegnato direttamente in politica e nel pre-politico. Noi lavoriamo quotidianamente dentro la società e questo è quello che ci interessa».

Un confronto tra le associazioni e un invito alla politica: prestate attenzione al nostro lavoro?
Noi abbiamo posto alcuni temi del documento preparatorio, li abbiamo ribaditi anche alla fine: per noi è essenziale che la politica dica parole più chiare e ci sia un rinnovato impegno europeistico, nella speranza di una Europa migliore di quella che vediamo in azione in questi giorni. Abbiamo posto il problema di un nuovo welfare sussidiario, lo riteniamo indispensabile insieme alla riforma fiscale per sostenere quei corpi sociali che in questo periodo di crisi hanno resistito: la famiglia e le imprese. Bisogna premiare e ridisegnare i servizi per dare più spazio e più forza a questi soggetti. Poi c’è un altro tema che la politica deve affrontare.

Quale?

Restituire il potere di scelta agli elettori. Questa legge elettorale ci trova tutti critici: non sta a noi fare le riforme delle istituzioni, poniamo solo la necessità di restituire un rapporto tra eletti ed elettori che riteniamo fondamentale per un rinnovamento democratico del Paese.

Si è parlato molto, complice l’editoriale del direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, dei valori non negoziabili. Li considera divisivi o un ponte verso la società “laica”?
Io richiamerei il discorso alla politica che Benedetto XVI ha pronunciato al Bundestag: in quelle parole non c’è la rinuncia ai valori non negoziabili che, si è detto, sono un contributo che la nostra fede porta alla storia e nel mondo per misurarsi con gli altri, perché la bisaccia dei problemi che ci portiamo sulle spalle è comune e ritenerli fonte di divisibilità vorrebbe dire piegarci a non fare politica. Il Papa ha detto altro.

Che cosa?
Ha detto che nel fare politica ognuno porta la propria capacità e cultura, i propri valori, in modo tale che servano da contributo laico alla vita di tutti. Il confronto tra diritto naturale e diritto civile è un contributo che tutti diamo per migliorare la vita civile. La politica deve imparare a non brandire nella sua azione questi valori non negoziabili per escludere gli altri. La lezione vale per entrambi: ci vuole laicità, capacità di costruire confronto e consenso per portare tutti a ragionare sulle cose che sono scritte nel cuore dell’uomo. Secondo noi, questo è per tutti e non il patrimonio di una parte.

Ascolta l’intervista a Massimo Ferlini
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