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Femministe in cortocircuito sulla maternità surrogata. Forse non è poi tanto vero che “l’utero è mio”

ottobre 21, 2014 Leone Grotti

La “Lobby delle donne svedesi” si scaglia contro la «schiavitù» dell’utero in affitto: la libera scelta sul corpo «non è assoluta». Tranne che in caso di aborto

Il corpo è mio e lo gestisco io. Così le femministe di tutto il mondo hanno sempre difeso quello che loro chiamano il sacro “diritto all’aborto”. Ora che l’utero in affitto sta prendendo sempre più piede in Europa e nel mondo, però, anche le femministe sentono il bisogno di rivedere i termini delle loro parole d’ordine per non finire sfruttate.

CORPO DELLE DONNE. Succede così che la “Lobby delle donne svedesi” (Sveriges Kvinnolobby) abbia rilasciato un documento per «opporsi con fermezza alla maternità surrogata», pratica che realizza «un commercio del corpo delle donne e dei bambini». In Svezia l’utero in affitto è illegale ma le cose potrebbero cambiare la prossima estate, quando uscirà un’indagine del governo su questo tema. Il Consiglio etico svedese si è già detto favorevole all’approvazione della «maternità surrogata altruistica», quella cioè in cui una donna, almeno in teoria, si rende disponibile a prestare il suo utero a terzi e a sottoporsi a una gravidanza senza farsi pagare. La Lobby ha già bollato questa possibilità come una presa in giro che porta all’inevitabile «commercializzazione».

NUOVA SCHIAVITÙ. Per le femministe svedesi manca in sostanza «la prospettiva dei diritti umani»: «Nella maggioranza dei casi di maternità surrogata, i compratori vengono dai paesi occidentali e le donne surrogate dal terzo mondo o dai paesi in via di sviluppo. (…) Diventare una madre surrogata è un modo per le donne in posizioni sociali vulnerabili di vendere ciò che i diritti umani fondamentali dovrebbero impedire che venga venduto: il proprio corpo». È inammissibile che le donne vengano trattate «come schiave» nel nome «del diritto di avere un figlio, che non è un diritto umano e non dovrebbe essere trattato come tale». Ecco perché «bisogna porre fine all’industria della maternità surrogata che riduce il corpo della donna a un contenitore!».

C’È SCELTA E SCELTA. Tutto condivisibile, ma come la mettiamo con la libera scelta delle donne, che possono fare quello che vogliono del proprio corpo? Secondo la Lobby delle donne svedesi, «è altamente problematico parlare di libera scelta» in questo caso perché le donne «non possono vendere il proprio diritto all’integrità del corpo». E questo perché «è vietato stipulare un contratto che preveda un crimine, come l’omicidio, oppure firmare un accordo in cui una persona si vende come schiava ad un’altra». Non solo, è vietato «anche se entrambe le parti sono nel pieno possesso delle loro facoltà».

PUNTI DI VISTA. Il ragionamento delle femministe non fa una grinza ma è davvero difficile capire come la Lobby delle donne svedesi riesca a conciliare il suo pensiero con lo sbandierato diritto all’aborto. Proprio in estate le femministe sono scese in piazza insieme alla Lobby delle donne europee, di cui fanno parte. L’obiettivo era difendere il «diritto all’aborto», che si fonda sul «diritto umano fondamentale [delle donne] di prendere decisioni sulla propria vita e sul proprio corpo». E allora? Allora dipende tutto da chi ci rimette: se le femministe diventano vittime dei loro stessi princìpi, la libera scelta sul proprio corpo «non è assoluta», se invece ci rimette la vita solo un bambino è «un diritto umano fondamentale».

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7 Commenti

  1. Sebastiano says:

    È inammissibile che le donne vengano trattate «come schiave» nel nome «del diritto di avere un figlio, che non è un diritto umano e non dovrebbe essere trattato come tale».

    Opperbacco!!!
    “Non è un diritto umano”?
    E adesso chi glielo spiega alle vestali del pensiero unico di casa nostra, che anche “in europa” iniziano a pensarla diversamente da loro?

    P.S.: se dovesse intervenire Shiva101, ditegli che per oggi non c’è bisogno, ho già frequentato la stanza da bagno. Sarà per domani.

    • beppe says:

      chi ha il monopolio dei mezzi di informazione può cambiare idea e bandiera decine di volte rimanendo sempre in piedi, col ditino alzato e con il portafogli pieno. però che provassero ogni tanto a guardarsi allo specchio….

    • Lena says:

      Ma per voi il consenso informato della persona che si sottopone ad una pratica non ha proprio alcun valore? Una donna che non sopporta la gravidanza e che la vivrebbe come una schiavitù (quale io sono, per esempio) neppure nella più nera miseria dell’India si offrirebbe come gestante surrogata ( io piuttosto mi prostituirei -abortendo eventuali frutti di questa degradante attività- o coltiverei droga o simili); quelle che lo fanno evidente mente possono tollerare la gravidanza dal punto di vista psico-fisico e scelgono questo modo per guadagnare piuttosto che prostituire le figlie.o mandare figli e figlie a servizio nelle case dei ricchi dove verranno pestati da mattino a sera…è vero che ci sono scelte che senza motivazione.economica uno non farebbe, ma la schiavitù è un concetto diverso, è dover sottostare a qualcosa senza avere la possibilità di liberarsene, come la donna che non sopporta la gravidanza alla quale viene impedito di abortire.

  2. Valentina says:

    “Il corpo è mio e lo gestisco io”. Giustissimo. Di chi altri dovrebbe essere, se non mio? E infatti io non “affitto” niente a nessuno. Se poi altre donne si prestano volontariamente alla mostruosità dell’ “utero in affitto”, non si dica che queste donne sono “schiave”: schiavo è chi si trova costretto ad agire contro la sua volontà perché è sottoposto a un padrone più forte. Queste donne agiscono di loro volontà, ben consapevoli di ciò che fanno. Nessuno le costringe ad “affittare” l’utero per partorire un figlio altrui, lo decidono loro in maniera autonoma. A me fa schifo persino l’idea, altre donne la pensano diversamente da me. Ma non sono assolutamente “schiave”, al contrario sono pienamente padrone di sé stesse e del loro corpo e ne dispongono liberamente in maniera ripugnante.

    • Sebastiano says:

      Rileggi l’ultima frase e poi dimmi in che cosa si differenzia dall’essere prostitute.
      Se poi credi alla favola che le prostitute scelgano liberamente il loro “mestiere”, beh, prima o poi crescerai.
      Ma magari credi all’altra favoletta delle aziende così filantrope da andare incontro alle donne che vogliono far carriera. Il dubbio che lo facciano per fare più lucrosi profitti non ti sfiora?

      “Il corpo è mio e lo gestisco io” è uno slogan talmente stantio che non ci crede più neppure chi l’ha inventato, anche se continua a smerciarlo per pura ragione ideologica. E, in ogni caso, non fa i conti con un altro corpo di un’altra persona. Quella che deve nascere, e che ne ha tutto il diritto.

    • beppe says:

      cara valentina, quando ti trovi davanti alla scomoda e dura realtà, vai proprio in tilt! resettati e vedrai che va tutto per il verso giusto.

  3. Angelo says:

    Che ridicola sceneggiata! Le femministe sono LE SERVE DEL SISTEMA. Le femministe sono a favore di :

    educazione p.edo.porn.ografica nelle scuole italiane ed europee;
    cancellazione dei termini madre e padre a favore del genitore 1 e 2;
    adozione bimbi da parte di gay, lesbiche e transessuali;
    instaurazione della neolingua neutra e pro gender;
    uteri in affitto;
    seme in affitto;
    congelamento degli ovuli (la manifestazione è chiaramente di facciata quando, nei fatti, si appoggiano le leggi pro congelamento ovuli);
    corsi di masturbazione per i bimbi delle elementari.

    Femministe, siete false come la moneta da 4 euro. Vili e false. E, cosa più grave, SERVE DEI PADRONI che vi stanno utilizzando sfruttando la vostra quasi inesistente dignità ed etica. Prostitute intellettuali spasso pagate con gli avanzi della minestra del padrone. Mercenarie intellettuali.

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