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		<title>Grillini e rifondaroli, sul referendum di Bologna avete sbagliato tutto. Firmato: L. Berlinguer</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 04:40:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[legge 62/2000]]></category>
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		<category><![CDATA[referendum bologna]]></category>
		<category><![CDATA[scuola referendum paritarie]]></category>

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		<description><![CDATA[L'ex ministro di sinistra e padre della riforma sulle paritarie, spiega perché la consultazione è ideologica. "Il vero obiettivo progressista è favorire l’estensione e il miglioramento della qualità in tutto il sistema".]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2013/05/luigi-berlinguer.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-94782" alt="luigi-berlinguer" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2013/05/luigi-berlinguer-322x214.jpg" width="322" height="214" /></a>Sul sito <strong><a href="http://www.educationduepuntozero.it/politiche-educative/sul-referendum-bologna-la-scuola-infanzia-4071860269.shtml" target="_blank">educationduepuntozero</a></strong>, Luigi Berlinguer, padre della riforma sulla scuola paritaria (legge 62/2000) ha scritto un articolo in merito al referendum bolognese sulle scuole paritarie.<br />
Berlinguer, dopo alcune valutazioni culturali sulla “questione sociale della scuola” parla del referendum bolognese chiedendosi se esso sia davvero utile rispetto alle problematiche del &#8220;mondo scuola&#8221; o se, piuttosto non sia &#8220;un modo, magari ideologico, che finisce per distogliere l’attenzione sui concreti problemi della realtà scolastica italiana&#8221;.</p>
<p>&#8220;Anziché promuovere lo sforzo unitario di tutte le forze scolastiche per realizzare il cambiamento &#8211; scrive Berlinguer &#8211; certa politica rischia di allontanarsi dalla vita vera della scuola, abdicando a una coraggiosa azione progressista di rinnovamento del complessivo assetto dell’istruzione, condannando così l’Italia a restare in coda alle classifiche in Europa nell’attività educativa&#8221;.</p>
<p>&#8220;Da questo punto di vista &#8211; prosegue l&#8217;ex ministro -, mi permetto di obiettare sulla valenza scolastico-educativa di questo referendum, particolarmente evidente nella situazione di Bologna, dove la condizione della scuola dell’infanzia è davvero unica in Italia&#8221;.</p>
<p>Berlinguer passa poi in rassegna i numeri e i dati &#8211; che i lettori di tempi.it ormai conoscono a memoria &#8211; della realtà bolognese. L&#8217;ex ministro cita anche &#8220;il Rapporto OCSE dal titolo “Does participation in pre-primary education translate into better learning outcomes at school?” dimostra l’importanza di frequentare la scuola dell’infanzia, sia per la rilevanza qualificante nella performance dei test PISA sia come importante fattore di equità sociale, specialmente se l’offerta formativa erogata si rivela di qualità. È questo il vero obiettivo progressista: favorire l’estensione e il miglioramento della qualità in tutto il sistema&#8221;.</p>
<p>Insomma, secondo Berlinguer &#8220;a ben vedere, si corre il rischio di perdere il servizio scolastico e con esso l’uguaglianza sostanziale delle opportunità: questa sì è una violazione del diritto costituzionale all’istruzione. Perché il più grande e innovativo principio della nostra Costituzione, come mirabilmente sottolineato da Sabino Cassese nel commentario alla Costituzione, è proprio la realizzazione dell’uguaglianza sostanziale (art. 3, capoverso 2). In effetti, il referendum di Bologna pone l’accento lontano dalla questione sociale della scuola, confondendo il concetto di statuale con quello di pubblico, con la conseguente rinuncia a sollecitare e a battersi per estendere al massimo il servizio e per qualificarlo sempre più&#8221;.</p>
<p>Per Berlinguer &#8220;la vera battaglia politica&#8221; non è quella dei referendari, ma di chiedere &#8220;allo Stato di spendere adeguatamente per aumentare l’offerta formativa a Bologna e in tutto il Paese&#8221;. &#8220;Le scuole dell’infanzia, con le loro insegnanti &#8211; scrive -, sono state in Italia protagoniste nel processo di trasformazione dagli ex asili-parcheggio a eccellenti sedi di attività educativa. La cultura promotrice del referendum non inquadra la richiesta della contemporaneità e del dettato costituzionale. Gli articoli 3, 5, 33, 34 e 117 costituiscono la cornice costituzionale della legge 62/2000, che è appunto legge fortemente laica di attuazione costituzionale. Il sistema integrato favorisce l’uguaglianza sostanziale e la partecipazione. L’art. 117 novellato impone e tutela l’autonomia delle istituzioni scolastiche. Ora, è proprio l’autonomia che apre la strada a una profonda trasformazione del sistema educativo. Molte scuole e molti docenti hanno già iniziato a cambiare la scuola, con cultura e iniziative straordinarie, a fronte della disattenzione e noncuranza della politica e delle ideologie&#8221;.</p>
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		<title>I paesi più razzisti al mondo? Non sono gli Stati occidentali, ma quelli islamici</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 15:51:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leone Grotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra i paesi più razzisti del mondo secondo World Values Survey ci sono gli islamici Arabia Saudita, Giordania, Egitto, Bangladesh, Iran, Turchia, Algeria, Marocco, Mali e Malaysia]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft  wp-image-94968" alt="razzismo-mondo-mappa" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2013/05/razzismo-mondo-mappa.jpg" width="449" height="222" />Contrariamente a quanto si crede, non sono i paesi occidentali ad essere razzisti ma quelli islamici. È il risultato della ricerca svedese &#8220;World Values Survey&#8221;, che ha posto ai cittadini di oltre 80 paesi del mondo questa domanda: «Vorresti vivere di fianco a persone di una razza diversa dalla tua?».</p>
<p><strong>HONG KONG MAGLIA NERA.</strong> Se si accetta che questa domanda possa davvero cogliere il tasso di razzismo di una società, il risultato è che il paese più razzista del mondo è Hong Kong (segnalato in rosso scuro), mentre tra i peggiori ci sono: India, Arabia Saudita, Giordania, Egitto, Bangladesh, Iran, Turchia, Algeria, Marocco, Mali e Malaysia. L&#8217;unico paese in parte razzista in Europa è la Francia, che presenta gravi problemi in tema di immigrazione.</p>
<p><strong>PAESI ISLAMICI.</strong> Eccezione fatta per Hong Kong, che per motivi soprattutto di &#8220;spazio fisico&#8221; teme che qualunque straniero possa entrare e soggiornare nel paese, e l&#8217;India, dove i problemi legati alle caste sono più che noti, tutti gli altri paesi da &#8220;bollino rosso&#8221; hanno come comune denominatore l&#8217;appartenenza della stragrande maggioranza della popolazione all&#8217;islam.</p>
<p><strong>ITALIA MAGLIA BLU.</strong> I paesi più tolleranti del mondo verso gli stranieri (segnati in blu), invece, sono Stati Uniti, Canada, Brasile, Argentina, Colombia, Guatemala, Regno Unito, Svezia, Norvegia, Lituania, Australia e Nuova Zelanda. L&#8217;Italia è tra i paesi che non presentano problemi di razzismo, se non in rarissimi casi.<br />
<span class="twitter_author_account"><a href="http://twitter.com/LeoneGrotti" target="_blank">@LeoneGrotti</a></span></p>
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		<title>La nuova maglia inglese assomiglia a quella tedesca. «Se non puoi batterli, copiali»</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 15:34:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emmanuele Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tweet di Jack Wilshere di ieri è stato accolto con doppie ragioni di gioia. La prima è che il giovane talento dell&#8217;Arsenal tornerà presto in Nazionale, e dopo tante assenze per infortuni potrebbe finalmente fare il salto di qualità e prendersi maggiori responsabilità nella squadra di Roy Hodgson. La seconda invece, ed è quella [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft  wp-image-94960" alt="wilshere_new_kit_england" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2013/05/wilshere_new_kit_england.jpg" width="221" height="294" />Il tweet di Jack Wilshere di ieri è stato accolto con doppie ragioni di gioia. La prima è che il giovane talento dell&#8217;Arsenal tornerà presto in Nazionale, e dopo tante assenze per infortuni potrebbe finalmente fare il salto di qualità e prendersi maggiori responsabilità nella squadra di Roy Hodgson. La seconda invece, ed è quella per cui quel tweet è stato fatto, cioè mostrare in anteprima la nuova maglia dei <i>Three Lions</i>, la prima firmata Nike. Wilshere tornava ieri nella scuola che lo ha visto crescere, nell&#8217;Hertfordshire, e facendo indossare la maglia ad un ragazzo dell&#8217;istituto, Jason Kelly, scriveva: «Come per questo ragazzo, il mio sogno inglese cominciò qui, quindi è lui il primo con la nuova maglia dell&#8217;Inghilterra Nike».</p>
<p><img class="alignright  wp-image-94963" alt="gerd muller-2" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2013/05/gerd-muller-2.jpg" width="210" height="210" /><strong>SINGOLARE SOMIGLIANZA.</strong> Linea semplice ed essenziale, taglio retrò a richiamare il passato glorioso della Nazionale di Sua Maestà, la divisa presentata ieri è la prima firmata dal colosso d&#8217;abbigliamento americano, il cui baffo ha preso il posto del ben più amato diamantino <a title="Addio Umbro, ci mancherai. Le divise dell’Inghilterra cambiano brand" href="http://www.tempi.it/blog/addio-umbro-ci-mancherai-le-divise-dellinghilterra-cambiano-brand#.UZuShitjYl8" target="_blank"><strong>Umbro</strong></a> dopo un binomio durato più di cinquant&#8217;anni. Ma in Inghilterra c&#8217;è qualcuno che subito ha notato una singolare somiglianza: la divisa inglese ricorda fin troppo quella della Germania anni Sessanta. «If you can&#8217;t beat&#8217;em&#8230;», è stato il commento caustico di Gary Lineker, bomber inglese degli anni Ottanta-Novanta. Se non puoi batterli, allora copiali. Il colletto blu scuro, quasi nero, il bianco abbondante, lo stemma imperioso sono un omaggio troppo diretto agli anni delle sfide ai tedeschi, spesso in salita. E in particolare la finale Mondiale del 1966, quando l&#8217;Inghilterra vinceva, sì, ma con la famosa rete-fantasma di Geoff Hurst. Capitolo che dalle parti di Londra vorrebbero dimenticare.</p>
<span class="twitter_author_account"><a href="http://twitter.com/LeleMichela" target="_blank">@LeleMichela</a></span>
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		<title>Lombardia, sospensione rimborsi elettorali. Tutti d&#8217;accordo, tranne i grillini. Maroni: «Come si cambia&#8230;»</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 16:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Maggioranza e opposizione trovano l'intesa per congelare momentaneamente i fondi ai gruppi, in attesa che la Corte dei Conti termini le sue verifiche sulla precedente legislatura. Ma M5S non ci stanno]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2013/05/grillini.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-92689" alt="Attesa per il comizio di Beppe Grillo in piazza San Giovanni a Roma" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2013/05/grillini-321x214.jpg" width="321" height="214" /></a>Roberto Maroni usa l&#8217;ironia per sferzare i grillini. E così scrive su twitter: «Lombardia: rimborsi, M5S, no sospensione per nuovi gruppi. I grillini avevano giurato di rinunciare ai soldi pubblici: come si cambia&#8230;».</p>
<p>Il governatore lombardo si riferisce al voto contrario del Movimento Cinque Stelle sulla decisione dell&#8217;ufficio di presidenza a proposito della sospensione dei fondi per i gruppi consiliari. Una sospensione temporanea, ma decisa dopo i rilievi avanzati dalla Corte dei Conti sui rimborsi stessi.</p>
<p>Così i rappresentanti di maggioranza e opposizione al parlamento hanno deciso di sospendere la delibera di approvazione dei fondi (poco più di 220 mila euro), in attesa che la magistratura contabile faccia tutte le verifiche necessarie sui rimborsi e le spese dei consiglieri della precedente legislatura. Tutti d&#8217;accordo dunque. Tranne i grillini.</p>
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		<title>Oltrepò, vino di bassa qualità? Balle. Oggi c&#8217;è una nuova storia da raccontare</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 04:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Farina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia è alla base di tutti noi, di tutto quello che facciamo. Ma spesso, la nostra storia prende strade che, col senno di poi, finiamo per riconoscere come sbagliate, o quantomeno non proprio bellissime da seguire. Nel mondo del vino, il caso dell&#8217;Oltrepò Pavese è addirittura palmare, in questo senso. Una zona bellissima, collinare, perfetta [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft  wp-image-94629" alt="franceco-beghi" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2013/05/franceco-beghi.jpg" width="137" height="208" />La storia è alla base di tutti noi, di tutto quello che facciamo. Ma spesso, la nostra storia prende strade che, col senno di poi, finiamo per riconoscere come sbagliate, o quantomeno non proprio bellissime da seguire. Nel mondo del vino, il caso dell&#8217;Oltrepò Pavese è addirittura palmare, in questo senso. Una zona bellissima, collinare, perfetta per i vigneti, con esposizioni e terreni da  far concorrenza a un Chianti (e, aggiungiamo, paesaggi che ne sono pienamente all&#8217;altezza), oggi deve ancora fare i conti con la strada che imboccò sessant&#8217;anni fa. Una strada di quantità, più che di qualità. Obbedienza a un mercato che chiedeva poco, e quel poco lo prendeva volentieri. Per essere inoppugnabilmente chiari: il mercato dei milanesi che appena potevano scendevano a Casteggio o Broni per farsi riempire le damigiane. Damigiane che tornavano a casa colme di un liquido certamente alcolico e certamente vinoso, ma spessissimo di qualità deprimente e rozza.<br />
<span style="font-size: 13px;"><br />
Una storiaccia. Il mercato è andato bene così per anni, finché qualcuno si disse: e se facessimo anche noi il vino “serio”? E il vino serio iniziarono a farlo davvero. Non una sola cantina. Svariate cantine. Decine di cantine, oggi. Solo che la ferita non si è ancora rimarginata: per molti, Oltrepò è vino a basso prezzo, di poche pretese.<br />
E se in enoteca esce un vino targato Oltrepò, che magari costa più del solito perché ha richiesto più cure in vigna e in fase di vinificazione, il consumatore poco informato storce il naso. Lo stesso consumatore che magari non batte ciglio al cospetto dello stesso prezzo spuntato da un vino piemontese o toscano, non necessariamente migliore. </span><span style="font-size: 13px;">L&#8217;unica cosa che si può fare, per venirne fuori, è rispondere coi fatti. Divulgare. Illustrare. Raccontare. Questo hanno pensato il giornalista vinicolo Francesco Beghi, il comunicatore Roger Marchi e il giovane enologo Matteo Berté: i talenti nascosti, evangelicamente, non servono a nessuno. Vanno tirati fuori e sfruttati. <img class="alignright  wp-image-94632" alt="oltrelastoria-degustazione-assaggi" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2013/05/oltrelastoria-degustazione-assaggi.jpg" width="346" height="229" /></span></p>
<p>Così, ecco nascere il progetto <a href="http://oltre-lastoria.blogspot.it/" target="_blank"><strong>OltreLaStoria</strong></a><span style="font-size: 13px;">. Il nome dice tutto: andare oltre una storia già scritta e non del tutto gaudiosa, per scriverne una nuova. Il tutto, tramite una serie di serate e incontri di degustazione e di assaggio dei grandi vini oltrepadani, con l&#8217;accostamento a prelibatezze dei migliori ristoranti del posto. Per esempio, è stato finora coinvolto Giorgio Liberti, chef e patron del ristorante Prato Gaio di Montecalvo Versiggia (Pavia), già noto ai lettori di <em>Tempi</em>, alfiere della tradizione nonché ambasciatore vinicolo della zona: in cantina ha solo bottiglie dell&#8217;Oltrepò. Le serate finora svoltesi, baciate da un bel successo di pubblico e di appassionati, hanno visto la partecipazione di produttori come Monsupello, Anteo, Conti Vistarino. Il tutto, con la possibilità di rivolgere domande e curiosità agli stessi produttori.</span></p>
<p>Per essere informati sulle prossime iniziative del progetto, conviene restare sintonizzati sul blog degli organizzatori.</p>
<span class="twitter_author_account"><a href="http://twitter.com/farinatommaso" target="_blank">@farinatommaso</a></span>
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		<title>Papa Francesco: «Il vero potere per un cristiano è il servizio»</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 12:16:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il pontefice ha detto che la lotta per il potere non è solo dei nostri giorni, ma era già così fra gli apostoli. Invece, «la vera "promozione" è la Croce, l'umiliazione. Quella ci "assomiglia meglio" a Gesù!»]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2013/05/papa-francesco2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-93788" alt="Vaticano, i primi santi di papa Francesco" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2013/05/papa-francesco2-315x214.jpg" width="315" height="214" /></a>Papa Francesco, questa mattina nell&#8217;omelia alla Messa alla Casa Santa Marta, ha parlato del servizio, che è il vero potere per un cristiano. Commentando l&#8217;episodio evangelico in cui Gesù parla della sua Passione e i discepoli e quelli, invece, bisticciano per decidere chi sia il più grande tra loro, il pontefice ha detto «la lotta per il potere nella Chiesa non è cosa di questi giorni», ma è «cominciata là proprio con Gesù». Per papa Francesco «nella chiave evangelica di Gesù, la lotta per il potere nella Chiesa non deve esistere», perché il vero potere, quello che il Signore «con il suo esempio ci ha insegnato», è «il potere del servizio».</p>
<p><strong>PROMOZIONE.</strong> Il Santo Padre ha richiamato proprio l&#8217;esempio di Gesù. «Il vero potere è il servizio. Come lo ha fatto Lui, che è venuto non a farsi servire, ma a servire, e il suo servizio è stato proprio un servizio della Croce. Lui si è abbassato fino alla morte, alla morte di Croce, per noi, per servire noi, per salvare noi. E non c’è nella Chiesa nessun’altra strada per andare avanti. Per il cristiano, andare avanti, progredire significa abbassarsi. Se noi non impariamo questa regola cristiana, mai potremo capire il vero messaggio di Gesù sul potere».<br />
Per questo, nella Chiesa «il più grande è quello che più serve, che più è al servizio degli altri». Quindi ha fatto un esempio: «Quando a una persona danno una carica che secondo gli occhi del mondo è una carica superiore, si dice: &#8220;Ah, questa donna è stata promossa a presidente di quell’associazione e questo uomo è stato promosso…&#8221;. Questo verbo, promuovere: sì, è un verbo bello, si deve usare nella Chiesa. Sì: questo è stato promosso alla Croce, questo è stato promosso alla umiliazione. Quella è la vera promozione, quella che ci &#8220;assomiglia meglio&#8221; a Gesù!».</p>
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		<title>Corre nudo per le vie di Pechino con una croce sulle spalle. Martire? No, artista annoiato</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 11:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Annalisa Teggi</dc:creator>
				<category><![CDATA[chesterton]]></category>
		<category><![CDATA[croce]]></category>
		<category><![CDATA[Li Binyuan]]></category>
		<category><![CDATA[pechino]]></category>

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		<description><![CDATA[Non voglio appartenere a una religione in cui mi è permesso avere un crocifisso. Voglio che mi sia permesso esserne entusiasta. G.K. Chesterton &#160; L&#8217;arte si sa è un mestiere sui generis. Mentre noi arriviamo col fiatone a fine giornata, stressati, stanchi e con la lista delle cose da fare che si allunga a dismisura, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Non voglio appartenere a una religione in cui mi è <i>permesso</i> avere un crocifisso.</p>
<p style="text-align: right;">Voglio che mi sia permesso esserne entusiasta.</p>
<p align="right">G.K. Chesterton</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217;arte si sa è un mestiere <i>sui generis</i>.</strong> Mentre noi arriviamo col fiatone a fine giornata, stressati, stanchi e con la lista delle cose da fare che si allunga a dismisura, per certi artisti la noia è compagna assidua di ogni giornata. Ma questa condizione tremenda e insopportabile è poi capace di generare quell&#8217;estro creativo per cui &#8211; noi stressati restiamo dei comuni mortali &#8211; e, invece, l&#8217;artista annoiato diventa un <i>genio</i>.</p>
<p><img class="alignright" style="width: 437px; height: 231px;" alt="CroceNudo" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2013/05/CroceNudo.jpg" width="472" height="276" /><strong>Non sono sicura che l&#8217;epiteto di genio possa applicarsi al signor Li Binyuan</strong>, ma di certo lui stesso si è dichiarato molto annoiato. Inoltre la laurea conseguita presso la China Central Academy of Fine Arts lo qualifica come artista. Qualche sera fa si è messo a correre nudo per le vie di Pechino portando con sé una gigantesca croce; ad aprile aveva già fatto il medesimo tipo di sortita, con una bambola gonfiabile. Non è dato sapere quale guizzo creativo abbia fatto sgorgare dall&#8217;animo del signor Li questa esplosione artistica, ma è dato sapere che ha gradito molto vedere il suo gesto dilagare con grande successo sui social networks. Pare che questo abbia anche lenito il fastidio della noia che lo attanagliava.</p>
<p><strong>Ma ora, il signor Li è un po&#8217; nei guai perché al governo di Pechino la sua «performance artistica» non è affatto piaciuta.</strong> Eh sì, andarsene a spasso con una croce così grande da quelle parti è scandaloso &#8211; verrebbe da pensare. E invece no, il problema è un altro: in Cina la nudità in pubblico è reato. Ed è stato nel leggere questo che i miei pensieri hanno cominciato a uscire dal seminato, cioè a perdersi in strane fantasie.</p>
<p><strong>Un primo pensiero mi ha portato a riflettere sul concetto di «performance artistica</strong>»: la nudità associata alla croce è senza dubbio un gesto di tendenza. Ce lo insegnano quelle altre artiste della femminilità del movimento Femen, che hanno avuto l&#8217;intuizione geniale di spogliarsi e di <strong><a href="http://www.tempi.it/le-femen-non-hanno-niente-di-meglio-da-fare-che-bruciare-crocifissi-per-denunciare-la-barbie" target="_blank">mettere in croce pure la Barbie</a></strong>. La noia di un artista cinese vs la rivoluzione delle femministe dell&#8217;Est: ai posteri l&#8217;ardua sentenza su chi meriti il premio per la migliore messa in scena.</p>
<p><strong>Un altro pensiero mi ha fatto venire in mente <a href="http://www.youtube.com/watch?v=n80kDDgCfQc" target="_blank">un video musicale</a></strong>: quello in cui una giovane ragazza se ne andava a spasso per le vie di New York con un cuore gigantesco, venendo snobbata se non emarginata da tutti. Solo quando il cuore in questione si rimpiccioliva a dimensioni modeste, un ragazzo la degnava di attenzione; e poi il medesimo giovanotto se la dava a gambe quando il cuore ricominciava a diventare smisuratamente grande. Paradossale: cosa ci può essere di pericoloso o fastidioso in un cuore gigante? Ma, di fatto, tutto ciò che è fuori scala &#8211; anche nel bene &#8211; suscita in noi diffidenza e anche preoccupazione.</p>
<p><strong>Mi è, poi, venuto da pensare che la croce non è un cuore.</strong> E, infatti, nel caso della croce non bastano neppure le dimensioni modeste: che siano piccole o grandi, le croci che i cristiani portano addosso oggi sembrano in ogni caso un simbolo troppo sfacciato. Le togliamo dalle scuole, <strong><a href="http://www.tempi.it/blog/gli-ambientalisti-vogliono-ripulire-le-montagne-a-partire-dalle-croci" target="_blank">le togliamo persino dalle montagne</a></strong> e a qualcuno vengono pure fatte togliere di dosso. E mi viene da pensare che molti di coloro che pensano che sia oltraggioso, o comunque non rispettoso delle diversità culturali, esibire un crocifisso sarebbero decisamente più propensi a «perdonarci» l&#8217;ostentazione di questo simbolo se ci giustificassimo dicendo che si tratta di una «performance artistica». L&#8217;estro artistico &#8211; si sa &#8211; è un lasciapassare più potente del senso comune, della ragionevolezza e della memoria storica.</p>
<p><strong>Ma questo malanimo nei confronti della croce è cosa non nuova</strong>, infatti lo stesso signor Chesterton racconta un episodio che lo vide coinvolto personalmente nel Primo Dopoguerra: nella sua città si era pensato di erigere un monumento ai caduti di guerra e alcuni avevano avanzato la proposta indecente che questo monumento fosse una croce. Neanche a dirlo, cominciarono a sollevarsi non proprio delle aperte proteste … ma … diciamo così … furono avanzate delle ragionevoli alternative.</p>
<p>«<strong>La prima cosa che è interessante notare, tipica dello spirito della modernità, è un atteggiamento tollerante</strong>, che, alla fin fine, è frutto di timidezza. Si potrebbe pensare che la libertà religiosa significhi la possibilità che ognuno possa discutere di religione a suo piacimento. In realtà, nessuno ha il diritto di parlarne» (da <i>Autobiografia</i>). I timidi di cui parla Chesterton non appartenevano certo alla classe popolare, perché &#8211; a onor del vero &#8211; la gente comune avrebbe avuto l&#8217;onestà intellettuale di dichiarare apertamente che la croce non gli stava bene. Erano i benpensanti e i capi di partito a suggerire l&#8217;ipotesi che un club per i reduci di guerra, o una fontana pubblica o &#8211; addirittura &#8211; una pompa di benzina fossero alternative più fruttuose di una nuda croce:</p>
<p>«<strong>Quelli che abitavano nelle casupole della Città Vecchia amavano la croce perché era cristiana</strong> oppure la odiavano perché era papista, e lo dicevano sempre. Ma i capi del partito anitipapista si vergognavano di parlare di antipapismo e non esprimevano con chiarezza il loro pensiero sulla malvagità del crocifisso, dilungandosi invece sull&#8217;utilità del distributore di benzina e della fontana pubblica». Il dibattito andò avanti e non poteva che essere così, spiega il signor Chesterton: «A ogni modo, la croce rappresentò il punto cruciale: sembra un gioco di parole, ma è la pura verità. È ben strano che pochi tra coloro che pensavano che la croce fosse il punto cruciale ammettessero che era cruciale proprio perché si trattava di una croce».</p>
<p><strong>È ben strano, infatti.</strong> Ed è anche tipico della noia e della pigrizia che pervade tutti noi &#8211; non solo il signor Binyuan &#8211; dimenticarci di come parliamo e del perché parliamo in un certo modo. Noi diciamo «cruciale», e non lo facciamo perché siamo ferventi religiosi. Lo facciamo perché riconosciamo &#8211; con una lapalissiana evidenza consapevole &#8211; il senso della croce come simbolo. Ed è da lì che occorre partire, ancor prima di mettersi a ragionare su chi in croce ci è morto. La croce è innanzitutto un conflitto, che il signor Chesterton sintetizza così: «La croce è una figura ad angoli retti coraggiosamente volti in opposte direzioni. […]. La croce riassume l&#8217;idea di un conflitto che si estende nell&#8217;eternità. In altre parole, la croce, come fatto e come simbolo, esprime la necessità di uscire dal cerchio che è tutto e niente» (da <i>L&#8217;uomo eterno</i>).</p>
<p><strong>Sì, perché l&#8217;unica alternativa geometrica alla croce è il cerchio </strong>e il cerchio è un girotondo che torna su se stesso. E, dunque, qual è la nostra visione del mondo? Come vogliamo trattare le cose che ci riguardano? Vogliamo girarci intorno o incrociarle? Il conflitto o la peripezia, alla fine è questo il punto. La croce, sostanzialmente, ci parla di qualcosa che viene al «dunque» e perciò edifica e procede. È il cardo e decumano, la base dell&#8217;urbanistica. Sono i quattro punti cardinali del marinaio e gli assi cartesiani del matematico. Che la croce sia una questione cruciale ci è sotto gli occhi costantemente: quando nostro figlio usa la riga e la squadra per fare i compiti di geometria, quando guardiamo le mappe sul navigatore e persino quando giochiamo a battaglia navale. È a partire da questo dato concreto, tangibile ed <i>edificante</i> (nel vero senso del termine) che dovrebbe &#8211; in un secondo momento &#8211; suscitare in noi degli interrogativi, delle domande (forse della meraviglia) il fatto che il Dio fatto Uomo ce lo abbia consegnato come simbolo del suo essere venuto al <em>dunque </em>delle cose, per noi.</p>
<p><strong>Cosa accadrebbe se in una città fatta solo di cerchi concentrici, all&#8217;improvviso comparisse un incrocio?</strong>  Il signor Li Binyuan, che appartiene alla cultura per eccellenza devota al cerchio, quella orientale, ha per un attimo dato questa impressione simbolica: ha mostrato il conflitto di una croce a chi ha una visione del mondo legata a una perenne e immutabile ciclicità. Non era nelle sue intenzioni, ma il suo gesto strampalato ed esibizionistico aveva &#8211; ironicamente &#8211; proprio un senso:</p>
<p>«<strong>II buddismo è centripeto; il cristianesimo è centrifugo: prorompe.</strong> Il circolo è, per sua natura, infinito e perfetto, ma resta fissato nelle sue dimensioni; non può essere né più grande né più piccolo. La croce, che ha nel suo cuore una collisione e una contraddizione, può stendere le sue quattro braccia all&#8217;infinito senza alterare la sua forma. Per il paradosso centrale che essa contiene può crescere senza cambiare. Il cerchio torna su se stesso ed è bloccato. La croce spalanca le sue braccia ai quattro venti: è un segnale-guida per liberi viaggiatori» (da <i>Ortodossia</i>).</p>
<p><strong>Che ci fa un uomo nudo con una croce sulle spalle</strong>? Per un attimo, a Pechino qualcuno, colto di sorpresa da un&#8217;inaspettata comparsa, si è posto  questa domanda con un guizzo di autenticità più sincera di quanta ne mostriamo noi in Occidente quando  ci mettiamo a discutere (sempre girandoci intorno) di un evento che ha segnato la nostra Storia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PS:</strong> se a qualcuno è rimasta la curiosità di sapere come andò a finire la vicenda sul monumento ai caduti che vide coinvolto il signor Chesterton, mi affretto a svelare il tutto: «Vi fu una sorta di plebiscito sui giornali in cui era quasi impossibile sapere cosa votare, ma che si concluse con un&#8217;esigua maggioranza a favore della costruzione di un club per i reduci. Il club, per cui aveva votato la maggioranza, non venne mai costruito. La croce, per cui la minoranza aveva dimenticato di votare, invece fu costruita. Quando cessò il clamore dei giornali e ognuno andò per i fatti suoi, un prete raccolse i fondi, da solo e senza chiasso, ottenne denaro sufficiente per innalzare la croce e la fece costruire» (da <em>Autobiografia</em>).</p>
<span class="twitter_author_account"><a href="http://twitter.com/AlisaTeggi" target="_blank">@AlisaTeggi</a></span>
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		<title>Giornata in difesa della Vita: «Papa Francesco è entusiasta e presiederà la Messa di domenica»</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 04:25:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta Frigerio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 15 e il 16 giugno si terrà a Roma la  “Giornata dell'Evangelium vitae”. Il portavoce inglese ha parlato del sostegno ricevuto dal pontefice]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2013/05/papa-francesco-movimenti-pentecoste08.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-94706" alt="Papa Francesco celebra messa di Pentecoste a San Pietro" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2013/05/papa-francesco-movimenti-pentecoste08-301x214.jpg" width="301" height="214" /></a>«Papa Francesco ci è stato di grande aiuto ed era molto contento di guidarci in questo nuovo evento». Così ha dichiarato al portale americano LifeSiteNews.com Geno Sylva, portavoce ufficiale di lingua inglese del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, parlando di uno degli eventi principali programmati per l&#8217;Anno della fede.</p>
<p><strong>EVANGELIUM VITAE.</strong> Si tratta della “Giornata dell&#8217;Evangelium vitae” che si terrà a Roma il 15 e 16 giugno prossimi. Il discorso di apertura dell&#8217;iniziativa di sabato sarà tenuto dal cardinale <strong><a href="http://www.tempi.it/burke-la-marcia-per-la-vita-ci-da-forza-e-morale-per-continuare-la-testimonianza-nel-resto-dellanno#.UZoApUrAUpA" target="_blank">Raymond Burke</a></strong>, prefetto del Supremo tribunale della Segnatura apostolica noto per il suo impegno nella difesa della vita. Seguirà un pellegrinaggio alla tomba di San Pietro, mentre la sera, da via della Conciliazione, partirà una processione di preghiera. La Messa di domenica mattina, a conclusione dell&#8217;evento, sarà invece presieduta da papa Francesco. Non è sorpreso Sylva, che oltre a ricevere l&#8217;appoggio del Santo Padre ha raccontato del suo entusiasmo per l&#8217;evento.</p>
<p><strong>PREGHIERE PER ABORTO E EUTANASIA.</strong> «Sappiamo con che forza ha parlato della vita», ha continuato il portavoce ricordando le parole dall&#8217;allora cardinal Bergoglio per sanare la piaga dell&#8217;aborto. Ma gesti significativi sono già giunti anche dopo l&#8217;elezione di papa Francesco al soglio pontificio. Basti ricordare la sua prima benedizione nota alle cronache, data a un bambino di 20 settimane in grembo della mamma la mattina successiva alla sua elezione fuori dalla basilica di Santa Maria Maggiore.<br />
Il 3 aprile scorso, alla Via crucis del venerdì Santo presieduta dal Santo Padre, la preghiera della dodicesima stazione in cui Cristo muore in croce era stata questa: «Oggi preghiamo perché tutti coloro che promuovono l’aborto prendano coscienza che l’amore non può essere che sorgente di vita. Pensiamo anche ai difensori dell’eutanasia e a coloro che incoraggiano tecniche e procedimenti che mettono in pericolo la vita umana. Apri i loro cuori, perché ti conoscano nella verità, perché si impegnino nell’edificazione della civiltà della vita e dell’amore. Amen». Infine, <strong><a href="http://www.tempi.it/papa-francesco-esorta-alla-difesa-della-vita-fin-dal-concepimento#.UZoA9krAUpB" target="_blank">le parole in difesa dell&#8217;embrione</a></strong> durante il Regina Coeli del 12 maggio di fronte al corteo della &#8220;Marcia per la vita&#8221; conclusa davanti al Santo Padre.</p>
<p><strong>LA MISSIONE DI GESU&#8217;.</strong> Durante l&#8217;evento si parlerà della sacralità della vita dal concepimento fino al suo ultimo stadio. «La nostra speranza – ha dichiarato Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione – è che il numero dei fedeli riuniti in Piazza san Pietro sia così grande da far sentire a tutto il mondo la nostra corale espressione del vero cuore della missione redentrice di Gesù: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l&#8217;abbiano in abbondanza”». Di buon auspicio la presenza di Papa Francesco così capace di attirare le folle.</p>
<span class="twitter_author_account"><a href="http://twitter.com/frigeriobenedet" target="_blank">@frigeriobenedet</a></span>
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		<title>Quel filo di luce che trasforma una vita di peccati in una vita di grazia</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 04:10:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Trento</dc:creator>
				<category><![CDATA[aids]]></category>
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		<category><![CDATA[Clinica San Riccardo Pampuri]]></category>
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		<description><![CDATA[Questi giorni sono veramente belli. Il cielo è di un azzurro bellissimo che rifrangendosi nel verde intenso delle foglie di ficus le fa brillare; come accade osservando il pavimento delle aule di scuola quando i bambini se ne sono andati e le incaricate delle pulizie con il loro amore al lavoro mettono la cera. Così [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" alt="padre_trento_aldo_paraguay-jpg-crop_display" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/old_post/padre_trento_aldo_paraguay-jpg-crop_display.jpg" width="377" height="257" />Questi giorni sono veramente belli. Il cielo è di un azzurro bellissimo che rifrangendosi nel verde intenso delle foglie di ficus le fa brillare; come accade osservando il pavimento delle aule di scuola quando i bambini se ne sono andati e le incaricate delle pulizie con il loro amore al lavoro mettono la cera. Così questa mattina quando ho ripreso a camminare nella palestra osservando il pavimento fatto di piccole piastrelle di terracotta, mi sono trovato a fissare una cosa un po’ strana. Si trattava di un cerchio luminoso che sembrava una macchia giallognola, con le dimensioni di una particola grande, come quella che usano i neocatecumenali per la Messa. Dopo alcuni secondi, volendo capire di cosa si trattava, ho messo il piede su questa “cosa” rotonda che attirava così tanto la mia attenzione e che “imponeva” il suo colore sul pavimento grigio.</p>
<p>Questo gesto “da bambini” mi ha fatto scoprire che si trattava di un raggio di sole che entrava dal tetto in lamiera, attraverso una piccola fessura grande come un chiodo che si usa per appendere un quadro. Stavo recitando il Rosario ed ero arrivato al terzo mistero glorioso: la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli mentre erano con la Madonna in preghiera nel cenacolo. Mi è stato spontaneo comparare questi due fatti con la mia vita e quella di ognuno. Ogni istante della vita è sempre pieno di sole. Però se nel nostro cuore, nella nostra libertà, non c’è quella piccola fessura che gli permette di entrare, tutto rimane grigio come il pavimento della palestra in cui stavo camminando. Il Mistero non ha bisogno di cose grandi per mostrare il Suo volto all’uomo, gli basta un piccolissimo pertugio per manifestare la Sua presenza, illuminando così il nostro andare verso di Lui. Un piccolo fatto, un’ingenua curiosità che mi ha fatto venire in mente alcuni eventi accaduti in questi giorni.</p>
<p>Heinz è un uomo di 43 anni, originario di un paese europeo. Ricercato dalla polizia, vive in Paraguay da qualche anno. Non potrà più tornare nel suo paese, perché sarebbe arrestato appena sceso dall’aereo. Dialogando con lui mi racconta la sua storia sintetizzandola in una paginetta di quaderno:</p>
<p><em>«Sono nato in un famiglia benestante e borghese. In casa avevo tutto. Dotato di una buona intelligenza capivo subito le cose al volo. Però i miei genitori erano estremamente freddi con me. Mai un bacio, né un “ti voglio bene”. Erano queste le parole che tanto desideravo ascoltare. Dall’età di 6 anni ho incominciato a lavorare mentre a 8 già venivo pagato per quello che facevo. Compiuti i 25 anni sono scappato in Paraguay per non finire più in carcere: volevo fuggire dalla mia malavita e dell’appartenenza a una banda il cui unico fine era rubare.<br />
</em><em>Ero un tipo orgoglioso, aggressivo, non chiedevo niente a nessuno. Da piccolo chi mi conosceva mi elogiava per i miei talenti, e questo mi ha spinto a sentirmi autosufficiente in tutto e a considerarmi superiore agli altri. In Paraguay ho conosciuto una donna con la quale mi sono poi sposato e da questa relazione sono nati i miei tre figli. Ben presto ci siamo separati per via della droga. Sono stato accusato di essere un narcotrafficante e condannato a quattro anni di carcere, che ho dovuto scontare a Tacumbú (mi permetto di aggiungere che questo carcere non ha niente da invidiare ai lager nazisti o ai gulag sovietici). Ho resistito nel carcere grazie alla droga a cui mi ero consegnato totalmente. Ero cattolico, però quando ho incontrato un pastore evangelico, grazie al suo affetto per me e all’attenzione che mi offriva sono passato alla sua comunità. Ma neanche questo incontro è servito a farmi lasciare la tossicodipendenza.<br />
</em><em>Una volta uscito dal carcere, mi sono trovato completamente solo perché mia moglie e i figli avevano abbandonato il paese, pur essendo nativi del Paraguay, trovando rifugio dai miei genitori in Europa. Questo fatto doloroso mi ha fatto perdere la voglia di vivere e così sono caduto nella disperazione. Passavo i miei giorni drogandomi e bevendo. Sono arrivato a consumare fino a due litri di rum al giorno. E questo mi permetteva di dormire e fuggire dalla realtà. Vivevo steso sul pavimento di casa per giorni e giorni, senza mai lavarmi. Avevo smesso di mangiare, arrivando a pesare 35 chilogrammi a fronte di un’altezza di un metro e 80. Poi un amico, vedendomi in queste condizioni, mi ha portato in ospedale dove mi hanno diagnosticato, fra le tante infermità, pure l’Aids. Dopo due mesi la dottoressa, che mi voleva bene, mi ha portato qui nella clinica Casa Divina Provvidenza San Riccardo Pampuri. Qui mi sono pian piano ripigliato e attualmente peso 50 chilogrammi. È un’altra vita. Vivendo in questo nuovo contesto e grazie all’affetto di tutti, mi è tornata la voglia di vivere».</em></p>
<p>Una vita disordinata e drammatica. Ma proprio questa drammaticità ha permesso alla libertà di Heinz che quel filo di luce entrasse nella sua vita, cambiandola. Basta una piccola fessura nella nostra libertà perché la luce entri, ridandoci il gusto e la voglia di vivere.</p>
<p><strong>Il ricordo della mamma</strong><br />
L’altro fatto. Un giorno mentre stavo riposando suona il telefono. Era sorella Sonia che mi cercava perché un giovane voleva parlarmi. Scendo le scale e me lo trovo davanti. Lo saluto dandogli la mano. «Padre, la mia professione è quella di rubare e rapinare le persone per la strada. Mi aiuti a uscire dall’inferno in cui vivo. Guardi cosa ho sul fianco sinistro. Questa ferita profonda da cui esce sangue è il frutto di una lite fra “colleghi” per questioni di soldi. Con un cacciavite ben appuntito mi hanno ferito. Mi fa male, ma soffro ancor di più per la mia vita disordinata. Quello che voglio da lei è potermi confessare, perché il peso dei miei peccati mi sta soffocando. Sono disperato e in questa situazione mi è venuto in mente ciò che diceva sempre mia madre: “Non dimenticare di confessarti, perché senza questo sacramento non potrai cambiare”. Per questo sono qui». Gli diedi l’assoluzione pronunciando, commosso, le più grandi parole che esistono al mondo: «Io ti assolvo dai tuoi peccati, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Amen». Queste parole sono più necessarie del respiro, o meglio, sono il respiro della vita. Se ne è andato barcollando per la ferita ma con gli occhi luminosi. È stato sufficiente dire «Padre, voglio confessarmi» perché riaccadesse l’Avvenimento per cui è fatto il nostro cuore.</p>
<p>Poi all’imbrunire salgo alla clinica per la processione con il Santissimo. La suora mi si fa subito incontro avvisandomi che è stato ricoverato un uomo malato di Aids e che è in cattive condizioni di salute. Raggiungo subito la stanza dove giace in un letto. Non parla, però mi guarda riconoscendo che sono il sacerdote. Subito gli domando chi è e se è cattolico, per poter dargli il sacramento della confessione e quello della unzione degli infermi. Continua a tacere e allora lì per lì, mi invento un “metodo” di comunicazione. Gli comunico, nel caso desideri i sacramenti, di alzare il pollice verso l’alto, in caso contrario lo giri verso il basso. Con fatica e con una certa lentezza mi “risponde” alzando il pollice. Così l’ho assolto dai peccati. Ricordo quanto i suoi occhi brillassero di allegria. Ancora una volta è bastato un filo di luce per trasformare una vita fatta di soli peccati in una vita di grazia.</p>
<p>Ogni giorno vedo accadere questi fatti che per me sono la certezza che solo quando ci si sente abbracciati e amati si permette a quel piccolo raggio di sole di entrare nella propria vita illuminandola. Ancora una volta ho toccato con mano che il senso di una clinica sta nel consentire all’ammalato terminale (nel mio caso) di lasciar entrare nella sua vita quel raggio di sole che illuminando la sua libertà la muove. Solo così possiamo lasciarci abbracciare dall’infinita misericordia del Mistero. È proprio vero ciò che mi diceva un amico: «Il novantanove per cento dipende dalla Grazia e l’un per cento dalla nostra libertà». Per questo motivo non mi stanco di ripetere che il vincitore non è quello che ha vinto le novantanove battaglie nella vita ma quello che vince l’ultima. E gli amici ammalati arrivando nella clinica sperimentano questa verità. Penso ai miei figli ammalati di Aids che raggiungono questo luogo sacro sfiniti e distrutti dalla malattia. Nell’abbraccio alla loro umanità ferita inizia il cammino della lenta consegna di sé a Gesù.</p>
<p><strong>paldo.trento@gmail.com</strong></p>
<p>47/2012</p>
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		<title>Premio Nobel per l&#8217;economia Amartya Sen: «L&#8217;Euro è stata un&#8217;idea orribile. L&#8217;austerità è veleno»</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 13:55:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al Corriere della Sera il Nobel indiano critica l'Europa e l'austerità e afferma: senza l'unità politica l'Ue non si salverà]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft  wp-image-94939" alt="amartya-sen-nobel-economia" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2013/05/amartya-sen-nobel-economia.jpg" width="360" height="243" />«L&#8217;euro è stata un&#8217;idea orribile, lo penso da tempo. Un errore che ha messo l&#8217;economia europea sulla strada sbagliata. L&#8217;Europa era nata con lo scopo di unire il continente, ha finito per dividerlo. I greci contro i tedeschi imperialisti, i tedeschi contro i greci fannulloni. Io vedo molto nazionalismo in Europa, non in Asia». Queste le parole al <em>Corriere della Sera</em> del premio Nobel indiano per l&#8217;economia Amartya Sen.</p>
<p><strong>POCA UNITÀ.</strong>  Sen, che è anche filosofo e insegna ad Harvard e a Oxford, sostiene che «una moneta unica non è un buon modo per iniziare a unire l&#8217;Europa» se prima non si raggiunge un&#8217;unità più profonda. «Quando tra i diversi Paesi hai differenziali di crescita e di produttività &#8211; continua &#8211; servono aggiustamenti dei tassi di cambio. Non potendo farli, si è dovuto seguire la via degli aggiustamenti nell&#8217;economia, cioè più disoccupazione, la rottura dei sindacati, il taglio dei servizi sociali».</p>
<p><strong>AUSTERITÀ COME VELENO.</strong> Le critiche del premio Nobel sono tutte per l&#8217;austerità: «L&#8217;Europa ha impiegato anni a costruire lo Stato sociale. Ora rischia di distruggerlo. (&#8230;) L&#8217;Europa ha bisogno di riforme: pensioni, tempo di lavoro, eccetera. E quelle vanno fatte, soprattutto in Grecia, Portogallo, Spagna, Italia. Ma non hanno niente a che fare con l&#8217;austerità, con tagli indiscriminati. È come se avessi bisogno di aspirina ma il medico decide di darmela solo abbinata a una dose di veleno: o quella o niente. No, le riforme si fanno meglio senza austerità, le due cose vanno separate».</p>
<p><strong>SERVE L&#8217;UNITÀ POLITICA.</strong> Buona parte delle responsabilità di questa politica sono della Germania: «[L'errore] deriva dall&#8217;esperienza della riunificazione tedesca. Allora l&#8217;austerità fu necessaria. Ma attenzione, fu un&#8217;austerità fatta pagare a chi stava meglio, alla Germania occidentale. Oggi, al contrario, la si applica ai Paesi messi peggio». Per salvare l&#8217;Unione Europea serve più unità politica: «Il presidente francese Hollande ha detto cose importanti la settimana scorsa, ha proposto una organizzazione politica dei 27 partner, non un accordo tra un paio di Paesi. È molto importante. Spero che l&#8217;Italia lo segua».</p>
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