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		<title>Antonio Simone: In quel buio che pare inghiottirmi, io ci sono</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 16:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Simone</dc:creator>
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		<category><![CDATA[antonio simone]]></category>
		<category><![CDATA[carcere di san vittore]]></category>
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		<description><![CDATA[«Quando i miei figli vengono a trovarmi, finita la visita, sembro scomparire nell'ignoto. Ma "là dietro le sbarre" ognuno conserva una sua speranza». Sesta lettera dal carcere di San Vittore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.tempi.it/lettera-dal-carcere-di-antonio-simone-con-una-domanda-per-repubblica/antonio-simone-luigi-amicone" rel="attachment wp-att-28796"><img class="alignleft  wp-image-28796" title="Antonio-simone-luigi-amicone" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2012/05/Antonio-simone-luigi-amicone.jpg" alt="" width="269" height="179" /></a>Nuova lettera inviata a tempi.it da Antonio Simone, detenuto nel carcere di San Vittore a Milano. <a title="Antonio Simone: lettera 1" href="http://www.tempi.it/lettera-dal-carcere-di-antonio-simone-con-una-domanda-per-repubblica" target="_blank"><strong>Qui</strong> </a>la prima, <a title="Antonio Simone: lettera 2" href="http://www.tempi.it/antonio-simone-anche-da-un-peccato-puo-nascere-un-po-piu-di-umanita" target="_blank"><strong>qui</strong></a> la seconda, <a title="Antonio Simone: lettera 3" href="http://www.tempi.it/antonio-simone-ezio-mauro-se-vuoi-farmi-qualche-domanda-sono-pronto" target="_blank"><strong>qui</strong></a> la terza, <a title="Antonio Simone: lettera 4" href="http://www.tempi.it/antonio-simone-io-nel-pestaggio-in-carcere-con-cinghie-e-punteruoli#axzz1v9ZbdJRB" target="_blank"><strong>qui</strong></a> la quarta, <a title="Antonio Simone: lettera 5" href="http://www.tempi.it/la-rissa-e-levirazione-storie-di-ordinaria-follia-a-san-vittore#axzz1vUICLC10" target="_blank"><strong>qui</strong> </a>la quinta.</em></p>
<p>Caro Gigi,<br />
quando le mie figlie o mio figlio mi vengono a trovare, succede che, alla fine dell&#8217;ora settimanale di colloquio, al momento del saluto, sulla loro faccia vedo spuntare dai loro bellissimi occhioni delle lacrime spontanee. Lacrime che aumentano quando sto per scomparire dalla loro vista, dietro i tristi locali delle visite dove, per altro, hanno mediamente atteso due ore prima di incontrarmi.</p>
<p>Penso che la cosa dipenda dal fatto che abbiano l&#8217;impressione &#8211; assai faticosa da sopportare &#8211; che io scompaia all&#8217;orizzonte e venga inghiottito in un ignoto (che è quel che trasmette il carcere, con tutti i simboli che si porta appresso: le porte, le sbarre, il casino). Abbiamo paura di ciò che non vediamo e non conosciamo. Il buio, come la non conoscenza, genera un pesante strappo.</p>
<p>Volevo con questa lettera ringraziare le centinaia di persone che mi hanno scritto e che continuano a scrivermi e confermare a tutti che là dietro, in quell&#8217;ignoto in cui sembro finire ogni volta, in realtà, io ci sono. Non c&#8217;è il buio, ma una vasta umanità, cosiddetta varia, handicappata rispetto alla possibilità di movimento che uno vive. Ma ognuno, là dietro, conserva una speranza, di cui presto tornerò a raccontarvi.</p>
<p><strong>Antonio Simone </strong></p>
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		<title>Grillo, il genovesizzatore universale</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 09:59:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Feltri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[amministrative]]></category>
		<category><![CDATA[beppe grillo]]></category>
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		<category><![CDATA[movimento cinque stelle]]></category>
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		<category><![CDATA[rai]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono 29 anni che questo (ex) comico spulcia le bollette della luce e s’incazza perché il colluttorio costa 16mila lire anziché mille. Eppure gli è bastato darsi un programma funambolico e avvinazzato per diventare il capo dell’opposizione. Politica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tempi.it/grillo-insulta-il-governo-ma-a-parma-gli-assessori-a-5-stelle-sono-tecnici/agn-elezioni-amministrative-2012-boom-del-movimento-5-stelle" rel="attachment wp-att-29937"><img class="alignleft  wp-image-29937" title="Beppe Grillo Parma" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2012/05/beppegrillo22.jpeg" alt="" width="295" height="192" /></a>Citazione non testuale, ma quasi: «Bettino Craxi ha fatto un comizio a Milano ed è andato sul palco con il cane Armaduk, giuro, e ha detto che è socialista… Armaduk, socialista… Che poi sarà vero, con tutto quello che si mangia…». Era Beppe Grillo, era il 1983 ed era la Rai (Armaduk, per i più giovani o distratti, era il cane che accompagnò Ambrogio Fogar in un celebre viaggio polare). Lo si premette perché, secondo la storia spiccia, il Beppe Grillo antisistema era piombato sulle nostre teste, come la folgore di notte, e addirittura suo malgrado, o a sua insaputa, la sera del 15 novembre 1986, durante una puntata di Fantastico 7 condotta da Pippo Baudo. Battuta neanche strepitosa, soltanto feroce, oggi arcinota come un’eureka: Grillo sceneggia una conversazione fra Craxi e Claudio Martelli in Cina, con quest’ultimo che chiede come facciano, in un miliardo e tutti socialisti. Perché?, chiede Craxi. A chi rubano?, spiega Martelli. Fra l’altro il pubblico non risponde col boato, tutt’altro. Si sentono poche risatine, dopo qualche istante di imbarazzo arriva l’applauso. Ed è difficile oggi dire se l’imbarazzo dipendesse dall’attacco frontale o dalla freddura. Si direbbe la seconda: infatti poi Grillo saluta e Pippo Baudo non è mica lì a fare i conti della liquidazione, mica deglutisce terreo, si sente la sua voce fuori campo giusto un po’ delusa: «Te ne vai già?». Poi riappare sorridente e padrone della scena. Soltanto qualche minuto più tardi – e probabilmente qualche minuto durante il quale ha ricevuto una telefonata o due – Baudo sfodera la miglior faccia da funerale, è costernato e indignato e si produce nel famoso «noi ci dissociamo». Certe volte, conclude Baudo, «i comici smarronano».</p>
    <div class="internal-video-article" id="iva-30546" style="">
    
        <div class="internal-video-title"><div class="internal-video-title-int"><a href="http://www.tempi.it/?post_type=videogallery&#038;p=30546">Beppe Grillo: battuta su Craxi e socialisti. Rai 1983</a></div></div>
        
        
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<p>Fatto sta che stavolta Bettino Craxi si infuria. Non è così sciocco come qualche successore da pronunciare un pubblico editto di Sofia, ma di certo Beppe Grillo scompare dalla Rai per un paio d’anni. La mitologia anche oggi può tutto, e c’è stato chi ha avuto la fantasia di individuare in quella serata e in quella battuta l’inizio della fine della Prima Repubblica (sarà il decimo o centesimo minimo evento a cui si fa risalire il ciottolo che rotolando diverrà l’enorme frana). A noi preme, invece, mostrare il Beppe Grillo di venticinque anni fa perché era già il capopopolo di oggi. Soltanto, sentiva qualche obbligo in più verso l’arte del far ridere, piuttosto che verso quella di far incazzare. Se si va su YouTube, lo si coglie chiaramente. Perché Grillo avrà di nuovo uno show tutto suo soltanto nel 1993 (recital in due serate, poi ne parleremo), ma già nell’88 è a Sanremo e tiene un monologo esilarante in cui, piegato in due, sfoglia il contratto con tutte le penali cui dovrà sottostare se, poniamo, dovesse dire che «i socialisti rubano»; e spunta come il sole all’alba il compimento definitivo del comico tribuno, il volto si contrae inatteso in una smorfia rabbiosa, il tono è ruggente di disprezzo, è rancore cristallino: delle penali non me ne frega niente, dice Grillo, perché voi «cari politici, non mi interessate più… Non ci interessate più». Trascorre un solo anno, siamo nel 1989 sempre a Sanremo, e Grillo esordisce così: «Là dove c’è la televisione non esiste la verità, mai…». Ecco, a questo giro non c’è nemmeno il tentativo di divertire, non è nemmeno la chiosa pedagogica a una battuta, è proprio predica laica. Siamo ancora negli anni Ottanta. Tutto il resto sarà ripetizione, evoluzione e imprevisti approdi.</p>
    <div class="internal-video-article" id="iva-30556" style="">
    
        <div class="internal-video-title"><div class="internal-video-title-int"><a href="http://www.tempi.it/?post_type=videogallery&#038;p=30556">Beppe Grillo a Sanremo 1989: Jovanotti vai a lavorare</a></div></div>
        
        
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<p>Si accennava alle due puntate del recital del 1993. È tutto su YouTube, andate a vedere, anche perché – e qui siamo prossimi alla banalità – si rimane incollati allo schermo, Grillo è uno strepitoso monologhista, le sue sono già travolgenti requisitorie contro il mondo invisibile dell’intrapresa, della massoneria, delle multinazionali, della farmaceutica, della finanza, delle banche, della politica oscura, dei servizi segreti deviati e deviatissimi, è implacabile allusione, è il dettaglio illuminante dell’uomo che ha perduto il senso terreno della manualità (ah, che bell’anticipo su qualche ministro recente…), versa dell’acqua da una caraffa in un bicchiere e la caraffa fallisce clamorosamente, come succede a tutti noi in cucina, l’acqua non sgorga, scorre lungo la parete della caraffa, lungo il braccio di Beppe Grillo, gli inzuppa la camicia, l’unico modo per raccattare l’acqua, dice Grillo, è mettere il bicchiere sotto il gomito; poi impugna un colluttorio, costa sedicimila lire, è fatto di acqua e di un concentrato alla menta che costa mille lire al litro. Il genovese impazzisce, tutto il mondo si genovesizza, si ride da turlupinati, viene su dallo stomaco il sapore della bile, il suono dello sghignazzo è già urlo rabbioso. Ma guardate che davvero Grillo è fatto e finito, è il capo dell’opposizione. Soltanto due anni dopo andrà nel consiglio di amministrazione della Stet e lì terrà tutti inchiodati per un’ora buona a spulciare il bilancio come farebbe ogni oculato capo famiglia radunando attorno al tavolo la moglie spendacciona e i figli esosi. Gli chiede conto di questa e quella cifra, una battuta dietro l’altra, un’infinita amarezza comica perché Grillo si rende conto che deve essere uno show, per funzionare, e altroché se funziona. Ma chi di noi non aveva goduto a vedere quella platea di incravattati seppelliti da una risata? «Siete un’associazione a delinquere di stampo telefonico», dice a un certo punto Grillo, e lì c’è uno del cda che non la manda giù, lo si sente protestare, così non si fa, non esageriamo; partiranno le querele e Grillo ne uscirà trionfante con un’assoluzione per avere esercitato il diritto di critica da azionista. Ecco, è il 1995. Ma come è possibile stupirsi nel 2012, diciassette anni dopo? Bisogna essere sordi e ciechi per gridare all’antipolitica e finita lì, come se Grillo fosse piombato sulle nostre teste un giorno di primavera, come se Grillo non fosse da due decenni almeno uno dei massimi interpreti della ripugnanza verso il sistema.</p>
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        <div class="internal-video-title"><div class="internal-video-title-int"><a href="http://www.tempi.it/?post_type=videogallery&#038;p=30551">Beppe Grillo: Discorso all'umanità 1998</a></div></div>
        
        
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<p>Le conseguenze sono state del tutto casuali, ma non inattese. Grillo in televisione non ci è tornato più, a parte qualche “discorso all’umanità” pronunciato per un paio di capodanni sui canali di Telepiù. È il Grillo di cui sappiamo o dovremmo sapere tutto, ecologista, pacifista, conservatore e progressista al tempo stesso (è antinuclearista, contro i treni ad alta velocità, ma è un internettiano della seconda ora, un profeta della democrazia partecipativa contro la democrazia rappresentativa), è demagogico, facile, incisivo, ipnotico. Si dedica soprattutto agli spettacoli teatrali, sono performance di una bellezza allucinante, durano oltre due ore durante le quali (bravissimo è stato Marco Pannella a cogliere il punto) Grillo dimostra anzitutto una forma fisica smagliante, non perde un colpo, non si siede, ha annullato il palco, recita in mezzo al pubblico camminando e urlando, la memoria è d’acciaio, ridipinge le nostre giornate secondo il prodotto di un complotto planetario del quale – grazie al cielo – c’è lui a svelarci i prodromi, a farci intuire fra le nebbie i protagonisti, a indicarci lo sbocco vomitevole, a riconsegnargli la dimensione ridicola di tutte le cose umane. È planetariamente scorretto, Beppe Grillo. Non salva nessuno. Nemmeno gli indiscussi eroi laici della parrocchiona italiana, nemmeno Rita Levi Montalcini, nemmeno Umberto Veronesi, «non dateli i soldi a quelli lì!» che si fanno il gruzzolo sulla disperazione di noialtri.</p>
<p><strong>I salvatori del porco mondo<br />
</strong>Adesso fanno davvero ridere quelli che ricordano quella disgraziata sentenza grillesca a proposito dei polverosi orizzonti dell’informatica e delle rete, un raggiro, diceva Grillo, una falsità, vi stanno fregando tutti, urlava. E però si ricrede molto presto, apre il suo blog senza nemmeno prefigurare dove il blog lo porterà, lui si accontenta di avere un grande armadio, un archivione aperto a chi ci voglia buttare l’occhio, ci infila considerazioni quotidiane, naturalmente sono sempre e da sempre le geremiadi sue, analisi al microscopio della bolletta della luce, rivisitazioni alla Michael Moore sull’abbattimento mostruoso delle Torri Gemelle a New York, elenchi di cibi con tanto di marca che secondo i suoi personalissimi laboratori di analisi contengono sostanze omicide, liste di proscrizione di condannati residenti in Parlamento, studi eccentrici sulle energie rinnovabili e alternative, composizioni meno che palliative di medicinali venduti senza principio attivo in Angola o chissà dove. Nel giro di pochi mesi quel blog diventa la nuova Tortuga, non c’è vascello pirata che non vi trovi approdo, chiunque sia offeso dal secolo si raduna lì, chiunque conservi qualche recriminazione grande o piccola da sfogare, chiunque non si sia fatto largo perché la società è cinica e corrotta, chiunque si senta escluso, vessato, preso per il naso e preso per il collo. Insomma ci vuole niente perché quell’angolo di sfogatoio non diventi il punto di partenza della riscossa. Ma che ci stiamo a fare qua, si chiedono Grillo e le sue centinaia di migliaia di visitatori. Vogliamo piangerci addosso tutta la vita? O vogliamo fare qualcosa per salvare questo porco mondo?</p>
<p>Ora chiamare tutto questo “antipolitica” è una sciocchezza imperdonabile. Questa è né più né meno politica. C’è un leader, c’è un simbolo, ci sono dei candidati e c’è un programma. Se persino questo arruffapopoli, se persino i suoi toni da brivido, se persino il suo programma funambolico e avvinazzato, se persino questo gigantesco e liberatorio rutto sono più credibili delle filastrocche istituzionali, bè, la colpa non è di Beppe Grillo.</p>
<p><em>tratto da Tempi 20/2012 </em></p>
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		<title>I cattolici fanno causa a Obama</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 09:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[I cattolici hanno scelto la via legale per opporsi alla <a class="link_tag" href="http://www.tempi.it/obama-vieta-lobiezione-di-coscienza-cattolici-protestanti-e-pro-life-insorgono#axzz1vTyfp81P" target="_blank">riforma sanitaria</a> voluta da Barack Obama, che cancella la <a class="link_tag" href="http://www.tempi.it/vescovi-e-credenti-americani-uniti-per-il-diritto-alla-liberta-religiosa#axzz1vTyfp81P" target="_blank">libertà religiosa</a>, obbligando anche le istituzioni religiose a pagare per contraccettivi e aborto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.tempi.it/riforma-sanitaria-la-corte-suprema-decider-il-futuro-di-obama/obamacare-jpg-crop_display" rel="attachment wp-att-9814"><img class="alignleft  wp-image-9814" title="obamacare-jpg-crop_display" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/old_post/obamacare-jpg-crop_display.jpg" alt="" width="313" height="197" /></a>Le arcidiocesi di New York e Washington</strong> e una quarantina di altre istituzioni e gruppi cattolici hanno lanciato una sfida in tribunale alla riforma sanitaria fortemente voluta dal presidente Barack Obama, in particolare alla controversa <strong><a title="La mossa liberticida di Obama" href="http://www.tempi.it/obama-vieta-lobiezione-di-coscienza-cattolici-protestanti-e-pro-life-insorgono#axzz1vTyfp81P" target="_blank">norma che obbliga i datori di lavoro</a></strong> a fornire ai loro dipendenti una assicurazione medica che comprende la copertura per contraccettivi e aborto.</p>
<p><strong>Si tratta di una causa avviata in dodici tribunali</strong> di otto Stati più il District of Colombia, che chiama in causa i dipartimenti della sanità, del lavoro e del tesoro, sostenendo che la norma in questione è incostituzionale, perché forza anche le istituzioni affiliate ad enti religiosi a sostenere indirettamente pratiche per il controllo delle nascite contrarie ai principi religiosi. Già all&#8217;inizio dell&#8217;anno i vescovi cattolici e varie istituzioni religiose erano scesi sul piede di guerra contro la riforma. In febbraio, il presidente Obama aveva proposto un <strong><a title="Obama torna indietro ma la Chiesa non si ferma" href="http://www.tempi.it/obama-torna-indietro-sullobiezione-di-coscienza-ma-la-chiesa-non-si-ferma-si-abroghi-lintera-norma#axzz1vTyfp81P" target="_blank">compromesso</a></strong>, e annunciato che non le istituzioni affiliate con organizzazioni religiose, ma le compagnie assicurative, avrebbero avuto l&#8217;obbligo di coprire la spesa sanitaria dei dipendenti per gli anticoncezionali. Un compromesso che non cambia le cose, visto che le compagnie assicurative vengono comunque pagate dai datori di lavoro.</p>
<p><strong>Così la Chiesa è andata avanti a denunciare la minaccia alla <a title="«La libertà religiosa è seriamente a rischio»" href="http://www.tempi.it/vescovi-e-credenti-americani-uniti-per-il-diritto-alla-liberta-religiosa#axzz1vTyfp81P" target="_blank">libertà religiosa</a></strong> e persino l&#8217;Università di Notre Dame, che a febbraio aveva accolto l&#8217;apertura di Obama, è ora tra gli enti che hanno sottoscritto l&#8217;azione legale. Perché «da allora i progressi non sono stati incoraggianti», ha detto il reverendo John Jenkins, presidente dell&#8217;ateneo. Gli avvocati che sostengono l&#8217;azione legale hanno dal canto loro affermato che, «in mancanza di una pronta attenzione da parte del Congresso a questa violazione delle fondamentali libertà civili, riteniamo che l&#8217;unico ricorso rimasto&#8230; sia nei tribunali».</p>
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		<title>Dieta Dukan per Kate Middleton. «È tutta sbagliata»</title>
		<link>http://www.tempi.it/blog/dieta-dukan-per-kate-middleton-e-tutta-sbagliata</link>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 11:15:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisabetta Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[dieta della pizza]]></category>
		<category><![CDATA[dieta dukan]]></category>
		<category><![CDATA[dieta kate middleton]]></category>
		<category><![CDATA[prova costume]]></category>
		<category><![CDATA[vercilli dietologo]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando tutto il mondo ha visto apparire Kate Middelton in abito bianco, così dimagrita rispetto al suo stato fisico prededente le nozze, la prima domanda che ci si è posti è stata: ma che dieta ha fatto? Quella proposta dal dietologo francese Pierre Dukan, un regime alimentare iperproteico che toglie del tutto i cairboidrati dall&#8217;alimentazione. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tempi.it/blog/dieta-dukan-per-kate-middleton-e-tutta-sbagliata/britain-royals" rel="attachment wp-att-30202"><img class="alignleft  wp-image-30202" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2012/05/AP120511037265.jpg" alt="" width="239" height="319" /></a>Quando tutto il mondo ha visto apparire Kate Middelton in abito bianco, così dimagrita rispetto al suo stato fisico prededente le nozze, la prima domanda che ci si è posti è stata: ma che dieta ha fatto? Quella proposta dal dietologo francese Pierre Dukan, un regime alimentare iperproteico che toglie del tutto i cairboidrati dall&#8217;alimentazione. Se decidete di imitarla, scordatevi quel paio di tristissime gallette mattutine e sostituitele con bresaola, pollo, carne di ogni sorta.<br />
Per il suo insegnamento e per aver suggerito di dare un punteggio più alto ai laureandi che fossero stati normopeso, Dukan è stato radiato dall&#8217;Ordine dei medici di Parigi. Ma, dopo aver conquistato oltre 5 milioni di francesi, e altrettanti individui sparsi in tutto il mondo, potrà continuare a esercitare. Il medico dietologo Primo Vercilli, da anni curatore alimentare di atleti tra cui anche Marco Melandri, ci spiega gli errori di questo stile alimentare.</p>
<p><strong>Lo stile iperproteico è al centro di altre diete seguite dalle star, come la dieta Zona.<br />
</strong>Non solo. In Francia c&#8217;era anche quella suggerita da Montignac, che si basava sullo stesso principio. Il problema è che tutte le proteine ingerite, che sembrano farci stare bene, perché ci aiutano a dimagrire, vanno a sovraccaricare l&#8217;intestino di scorie. Questo contrasta tutta la letteratura medica, che da tempo sta trovando collegamenti tra il cancro e le troppe proteine. Se pensiamo che la dosa consigliata sarebbe il 10/12 per cento giornaliero, e Dukan ne propone quasi il 100 per cento&#8230;</p>
<p><strong>Chi segue la dieta Dukan crede che i cairboidrati siano nocivi. Sopratutto in questi tempi di “prova costume”.</strong><br />
Si segue questa sorta di comandamento, tralasciando la parte più importante di una dieta. Imparare a mangiare, a stare bene, a stare meglio. Chi intraprende una dieta ha solo l&#8217;obiettivo di perdere peso, ma più ancora del risultato finale &#8211; del numerino sulla bilancia &#8211; conta il modo con cui ci si è arrivati. Dukan non tiene conto dell&#8217;altro. Dice “mangia tutte le proteine che vuoi quando senti gli stimoli della fame”. Ma a quanti di noi verrebbe in mente di mangiare due etti di bresaola per merenda piuttosto che un gelato?</p>
<p><strong>Quando un paziente arriva da lei, avrà sicuramente tentato altre diete. ve ne sono per tutti i gusti: del pomodoro, del minestrone, dell&#8217;ananas&#8230;<br />
</strong>Le peggiori sono quelle a base di pillole sostitutive. Come fa a non venire tristezza immaginando un uomo, che dopo una giornata di lavoro, va a casa, si siede e estrae fuori la cena da un flaconcino? Magari i principi nutritivi sono tutti presenti, ma quanto è più bella e soddisfacente una cena normale, se bilanciata? C&#8217;è poi da dire che i regimi alimentari fanno sempre vendere. Una volta, io stesso, incuriosito, ho acquistato la copia di una rivista che proponeva “la dieta della pizza”. E ho scoperto che proponeva 30 grammi di pizza giornalieri! Non è vita questa.</p>
<p><strong>In cosa consiste  il metodo che propone ai suoi pazienti, e di cui parla nel suo ultimo libro, <em>La dieta una volta per tutti</em>?<br />
</strong>Innanzitutto ascolto. Ascolto le esigenze del paziente, quali sono le trasgressioni alimentari in cui cade più spesso e ne tengo conto nel regime che propongo. Magari c&#8217;è chi preferisce una birra a una merendina al cioccolato, io cerco di dare la possibilità di soddisfare questa preferenza, almeno una volta ogni tot giorni. In questo modo è più facile affrontare le sfide alimentari quotidiane. Sono contrario all&#8217;idea di pesare il cibo; meglio puntare sugli abbinamenti. La pausa pranzo ormai è sempre fuori casa, chi mai andrà a chiedere al barista “scusi, ma quanti grammi era l&#8217;insalata di riso che mi ha servito?”.</p>
<p><strong>Può raccontarci una storia di successo e dimagrimento cui è affezionato?<br />
</strong>A livello di coinvolgimento medico/paziente, senz&#8217;altro quelle in cui occorre perdere più di 70 chili, visto che ne va della salute. E poi quelle degli sportivi. Che vedono nel cibo un elemento fondamentale per le proprie performance, senza dover abusare di proteine, come erroneamente si pensa, e come la dieta Dukan propone.</p>
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		<title>Italia-Olanda: quella volta che Toldo divenne San Francesco protettore d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 09:26:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emmanuele Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
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		<description><![CDATA[Era la semifinale del 2000. Di fronte agli Azzurri l'Olanda di Kluivert e Bergkamp, strafavoriti. 120' di sofferenza totale per la squadra di Zoff, dove la barca pareva dover affondare da un momento all'altro. Ma il finale dal dischetto fu dolce. Quanto il folle cucchiaio di Totti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;inizio del Campionato Europeo è alle porte: -18 giorni. L&#8217;8 giugno saranno Polonia e Grecia a dare il via alla quattordicesima edizione della massima competizione continentale per squadre nazionali. Aspettando il fischio iniziale di quella partita, tempi.it vuole ripercorrere la storia di questo trofeo tramite alcune grandi partite indimenticabili. Si parte con una data: 29 giugno 2000. Italia-Olanda. La consacrazione di un grande portiere: Francesco Toldo</em>.</p>
<p><strong><a href="http://www.tempi.it/italia-olanda-quella-volta-che-toldo-divenne-san-francesco-protettore-ditalia/european-soccer-championship" rel="attachment wp-att-30481"><img class="alignleft  wp-image-30481" title="Toldo esulta dopo aver parato il primo rigore di De Boer." src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2012/05/Toldo-Italia-Olanda-2000.jpg" alt="" width="251" height="182" /></a>La gioia di Toldo per il rigore parato a De Boer</strong> è una delle cartoline più belle che dall&#8217;Olanda siano mai arrivate in Italia: lo sguardo verso i tifosi azzurri ospiti, le braccia tese al cielo, il salto di gioia di fianco al palo. E pensare che quel giorno il numero 1 della Fiorentina non ne ha spedita solo una, ma ben 3. 3 come i rigori che ha parato in questa incredibile semifinale degli Europei 2000, in cui gli Azzurri sono riusciti ad eliminare i padroni di casa olandesi.</p>
<p><strong>Un match surreale quello dell&#8217;Amsterdam Arena,</strong> paradigma e consacrazione ufficiale del catenaccio zoffiano: 90 minuti di sofferenza allo stato puro, dove il temibile attacco <em>Oranje</em> Kluivert-Bergkamp fa quello che vuole, ci schiaccia nella nostra meta campo, senza farci prendere fiato neanche un secondo, in un bollente pomeriggio di fine giugno. L&#8217;impressione è che da un momento all&#8217;altro la baracca possa cedere, e Cannavaro, Nesta, Maldini e Iuliano debbano assistere impotenti all&#8217;inondazione arancione. Invece la zattera non vuole affondare. Imbarca acqua a continuazione, ma un miracolosamente non cede: alla prima incursione in area Bergkamp centra il palo, alla mezz&#8217;ora viene espulso Zambrotta, poco dopo Nesta atterra Kluivert e Toldo diventa San Francesco protettore d&#8217;Italia. È un forcing continuo, una sofferenza che non accenna a diminuire, nemmeno nella ripresa: l&#8217;attacco italiano si vede poco, e quando l&#8217;arbitro Merk concede un secondo rigore all&#8217;Olanda per l&#8217;atterramento di Iuliano su Davids, stavolta è il palo alla destra di Toldo a tenere in vita le speranze di Maldini e compagni. E dire che l&#8217;Olanda è una delle squadre favorite per la vittoria finale: ha tutto lo stadio dalla sua, segna in continuazione (nelle prime 4 partite han fatto 13 reti!) e gioca che è una meraviglia. Eppure ogni tentativo di superare il muro azzurro diventa vanamente disperato, e lo 0-0 obbliga le due squadre ai tempi supplementari.</p>
<p><strong><strong>    <div class="internal-video-article" id="iva-30504" style="">
    
        <div class="internal-video-title"><div class="internal-video-title-int"><a href="http://www.tempi.it/?post_type=videogallery&#038;p=30504">Italia-Olanda Euro 2000. I rigori commentati dalla Gialappa's Band</a></div></div>
        
        
        <iframe id="player_ext_vid_30504" class="player_ext_vid youtube_video" width="{$vid_wdt}" height="{$vid_hgt}" src="http://www.youtube.com/embed/JIwR8kTmj4o?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>
    
    </div> </strong>Sguardi distrutti a bordocampo, maglie fradice di sudore</strong> che accomunano chi sta giocando a chi da casa soffre con loro, assistendo impotenti sotto l&#8217;afa estiva a quella che si appresta a diventare una fucilazione. Sono minuti concitati quelli degli extra-time. A scrivere il suo nome nei libri di storia potrebbe essere un grande attaccante fin troppo sottovalutato come Marco Delvecchio: l&#8217;Italia parte in contropiede, e tra il giocatore della Roma e la gioia del gol c&#8217;è il 47 di piede di Edwin Van der Sar, che riesce a deviare il pallone in corner.</p>
<p><img class="wp-image-30484 alignleft" title="L'esultanza Azzurra a fine match." src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2012/05/AP00062903286.jpg" alt="" width="276" height="182" /></p>
<p><strong>Peccato per SuperMarco, ma evidentemente la dea Eupalla</strong> vuole premiare l&#8217;Italia in altra maniera, nel modo che più le aveva voltato le spalle nella sua storia: la lotteria dei rigori. Quante volte gli Azzurri hanno dovuto capitolare in match importanti da quei maledetti tiri dagli undici metri? Francia &#8217;98, Usa &#8217;94, Italia &#8217;90&#8230; Ma ad Amsterdam per una volta la storia s&#8217;inverte: Gigi Di Biagio calcia il primo penalty e non sbaglia, liberandosi dallo spauracchio dell&#8217;errore Mondiale di due anni prima contro i Transalpini. Poi torna in cattedra ancora Toldo, che ne intercetta due. Stam sceglie la potenza e manda il pallone alle stelle, al contrario di Totti, che azzecca un cucchiaio leggero da far venire un infarto, regalando uno dei rigori più belli della storia del calcio. Peccato per la finale, che tutti purtroppo ricordano come andò, ma quel match contro l&#8217;Olanda rimane uno degli incontri più emozionanti ed incredibili che il calcio europeo abbia conosciuto.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Chen è negli Stati Uniti e si riposerà «per la prima volta in sette anni»</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 06:27:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leone Grotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[chen guangcheng]]></category>
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		<category><![CDATA[Chen Kegui]]></category>
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		<category><![CDATA[dissidento cieco cina]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[Chen Guangcheng è arrivato negli Stati Uniti lo scorso sabato pomeriggio, insieme alla moglie e ai due figli, finalmente sorridente e sereno. Ha così completato la sua fuga cominciata alla fine dello scorso aprile, quando è scappato da casa sua dove il regime comunista cinese, dopo averlo incarcerato ingiustamente per quasi 5 anni, l&#8217;ha segregato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.tempi.it/blog/chen-e-negli-stati-uniti-e-si-riposera-per-la-prima-volta-in-sette-anni/addition-blind-chinese-activist" rel="attachment wp-att-30464"><img class="alignleft  wp-image-30464" title="ADDITION Blind Chinese Activist" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2012/05/chen-guangcheng-usa-cina.jpg" alt="" width="272" height="206" /></a><a title="Chen, il dissidente cieco che fa vedere i sorci verdi al regime" href="http://www.tempi.it/blog/chen-il-dissidente-cieco-che-fa-vedere-i-sorci-verdi-al-regime-video#axzz1vTyfp81P" target="_blank">Chen Guangcheng</a> è arrivato negli Stati Uniti</strong> lo scorso sabato pomeriggio, insieme alla moglie e ai due figli, finalmente sorridente e sereno. Ha così completato la sua fuga cominciata alla fine dello scorso aprile, quando è scappato da casa sua dove il regime comunista cinese, dopo averlo incarcerato ingiustamente per quasi 5 anni, l&#8217;ha segregato per 19 mesi. «Uguaglianza e giustizia non hanno frontiere» ha dichiarato alla stampa davanti agli alloggi della New York University, dove l&#8217;avvocato cieco completerà gli studi di legge su invito dell&#8217;istituto universitario. «La calma con cui il governo cinese ha gestito la situazione mi fa sentire appagato, spero che le autorità continueranno a concedere spazi di aperture e a guadagnarsi il rispetto e la fiducia della gente», ha poi aggiunto.</p>
<p><strong>In occhiali neri e stampelle per la rottura del piede durante la fuga</strong>, il dissidente cieco ha ringraziato «l&#8217;Ambasciata americana per l&#8217;assistenza e il governo cinese per la promessa che i miei diritti di cittadino verrano rispettati sul lungo periodo. Credo che la promessa del governo centrale sia sincera, non ho motivo di dubitare che mi stiano mentendo». <a title="Pearl a tempi.it: «Ecco come ho fatto ad aiutare Chen a scappare» " href="http://www.tempi.it/blog/her-attivista-per-caso-che-ha-fatto-scappare-chen-a-tempi-it-alla-cina-non-servono-eroi#axzz1vTyfp81P" target="_blank"><strong>Gli attivisti temono</strong></a> che questo viaggio sia in realtà un esilio e che nonostante Chen abbia detto di voler «tornare in Cina dopo aver riposato il corpo e lo spirito, visto che non passo un giorno di riposo da sette anni», il govenro non lo faccia tornare in patria per spegnere la sua voce, che si è sempre battuta contro la pratica degli aborti forzati.</p>
<p><strong><strong>    <div class="internal-video-article" id="iva-29456" style="">
    
        <div class="internal-video-title"><div class="internal-video-title-int"><a href="http://www.tempi.it/?post_type=videogallery&#038;p=29456">Un dissidente cieco terrorizza il Partito comunista cinese</a></div></div>
        
        
        <iframe id="player_ext_vid_29456" class="player_ext_vid youtube_video" width="{$vid_wdt}" height="{$vid_hgt}" src="http://www.youtube.com/embed/2wIzmSFCKrw?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>
    
    </div></strong><br />
Il timore è concreto </strong>visto che in patria i giornali del Partito comunista cinese lo denigrano e cercano di far cadere nell&#8217;oblio <strong><a title="La denuncia degli aborti e sterilizzazioni forzate" href="http://www.tempi.it/blog/chen-il-dissidente-cieco-che-fa-vedere-i-sorci-verdi-al-regime-video#axzz1vTyfp81P" target="_blank">tutto quello che ha fatto per la Cina</a></strong>. E visto il grande pericolo che corrono i suoi familiari, ancora in Cina. Il governo ha assicurato che non perseguiterà il fratello e gli altri membri della famiglia ma in una video-testimonianza diffusa venerdì scorso Chen Guangfu, fratello maggiore di Chen Guangcheng, racconta i <strong><a title="Fratello di Chen: «Così mi hanno torturato»" href="http://www.tempi.it/blog/come-ottiene-le-informazioni-la-cina-kegui-fratello-di-chen-cosi-mi-hanno-torturato#axzz1vTyfp81P" target="_blank">dettagli dell&#8217;interrogatorio e delle torture</a></strong> a cui è stato sottoposto subito dopo la fuga del dissidente. Inoltre, il nipote Chen Kegui è in prigione condannato di omicidio volontario nonostante non abbia ucciso nessuno.<br />
<span class="twitter_author_account"><a href="http://twitter.com/#%21/LeoneGrotti" target="_blank">@LeoneGrotti</a></span><strong></strong></p>
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		<title>Shacks di lamiera e pezzi di legno, dove vivono i bambini più poveri tra i poveri</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 12:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorella Beretta</dc:creator>
				<category><![CDATA[bambini africa]]></category>
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		<category><![CDATA[rapporto unicef]]></category>
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		<description><![CDATA[11.5 milioni di bambini sudafricani, su un totale di 19 milioni di minori, vivono in condizioni raccapriccianti, di povertà estrema, esposti alla fame 17 volte in più rispetto ai loro altri coetanei. E con la prospettiva di finire il percorso scolastico ridotta di almeno tre punti se confrontata al resto della popolazione. Un rapporto Unicef [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tempi.it/blog/shacks-di-lamiera-e-pezzi-di-legno-dove-vivono-i-bambini-piu-poveri-tra-i-poveri/sudafrica_escape_poveri" rel="attachment wp-att-30277"><img class="alignleft  wp-image-30277" title="sudafrica_escape_poveri" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2012/05/sudafrica_escape_poveri.jpg" alt="" width="298" height="224" /></a>11.5 milioni di bambini sudafricani, su un totale di 19 milioni di minori, vivono in condizioni raccapriccianti, di povertà estrema, esposti alla fame 17 volte in più rispetto ai loro altri coetanei. E con la prospettiva di finire il percorso scolastico ridotta di almeno tre punti se confrontata al resto della popolazione. Un rapporto Unicef in via di pubblicazione punta l’indice contro il governo sudafricano e chiede di mettere in atto immediate e drastiche azioni correttive. I dati drammatici non sono altro che una delle tante fotografie che si possono scattare ai margini delle belle e ricche città, delle moderne e affascinanti metropoli come dei rurali e storici piccoli agglomerati di case basse e bianche come quelle del nord Europa. Sono due mondi che non si toccano, che al massimo s’incrociano per strada senza sfiorarsi, per diffidenza da una parte e per pudore dall’altra.</p>
<p>I bambini del rapporto Unicef sono praticamente i neri che vivono nelle township, una volta “città satellite” ora esplose di dimensioni e di conflitti sociali nel susseguirsi sterminato di shacks di lamiera e pezzi di legno, tutto materiale di risulta, vecchio e insufficiente a combattere il freddo e a sopportare il caldo, che addirittura viene venduto in piccoli store di lamiera e pezzi di legno che sfruttano la disperazione altrui per uscire dalla propria. Qui, nell’assenza di fogne e di servizi basilari, di corrente e di acqua, si ammassano milioni di sudafricani e immigrati provenienti dai paesi confinanti ridotti in peggiori condizioni. Per rimuovere la vergogna è stata coniata anche una definizione politicamente corretta: informal settlement. Affianco sono state costruite le “temporary housing area” che pur essendo legali non garantiscono ai “temporanei” residenti migliori condizioni. In uno di questi ultimi – Blikkiesdorp, inserito tra l’immensa township nera di Khayelitsha e quella coloured di Michells Plain – l’anno scorso ci sono stati 4379 casi di tubercolosi e 118 di questi si sono rivelati mortali. Qui, il 13 aprile scorso un bambino di due anni è morto per le complicazioni di una meningite e altri due sono morti nel week end di Pasqua. Tra gennaio e marzo in tutto si sono contate almeno 15 quindici vittime in quella che è catalogata come “community workers”, abitate cioè per lo più da lavoratori agricoli stagionali che poi però di fatto da lì non vanno più via. Non solo le condizioni igieniche, ma anche quelle logistiche sono il motivo di questo propogarsi di malattia e morte: «La maggioranza delle persone è talmente povera che non può permettersi di venire tutti i giorni in ospedale per le cure», spiega infatti Harry Hausler, direttore sanitario della TB Care Association. La tubercolosi è strettamente connessa all’Aids, il più pericoloso e impietoso killer di adulti, giovani e bambini: più di 5milioni di minorenni sono sieropositivi e si stima che ogni anno almeno 300 mila bambini nascano con l’Hiv. Dei 4 milioni di orfani, poco più della metà lo è a causa dell’Aids. Aida Girma, Unicef Sudafrica, è lapidaria: «Il Sudafrica è uno dei paesi dove di più si trovano ineguaglianze».</p>
<p>Ineguaglianza che si vede ancora di più uscendo dalle belle città e correndo lungo le superstrade da dove si intravedono queste isole di povertà estrema, impensabile, tollerata anzi, dimenticata. Come ti colpisce il cambio repentino di meravigliosi paesaggi, ti entra nello stomaco come i due mondi – dei ricchi, neri o bianchi che siano, e dei poveri – possano essere così nettamente diversi e separati. Questa è la separazione che oggi sta facendo migliaia di vittime, quella tra ricchi, molto ricchi, e poveri, molto poveri. Dove nelle township le scuole non hanno le librerie – per le quali sono in atto progetti supportati da ong locali e straniere – ma neppure cibo per le mense, acqua corrente in cui lavare i piatti che passano semplicemente per catini di acqua fredda e sporca. E soprattutto non ci sono per i poveri insegnanti preparati, come testimoniano le percentuali di ripetizione degli anni scolastici a tutti i gradi (attorno al 50 per cento) e di abbandono del percorso di istruzione.</p>
<p>Niente educazione niente futuro migliore, per i milioni di bambini poveri che crescono e sono cresciuti del Sudafrica democratico: a poco servono le leggi che impongono tassi di assunzione in base alla comunità di appartenenza, se ai poveri non è data la possibilità di formarsi e uscire dalla ineluttabile povertà.<br />
<a href="http://www.tempi.it/blog/shacks-di-lamiera-e-pezzi-di-legno-dove-vivono-i-bambini-piu-poveri-tra-i-poveri/sudafrica_grabow_scuola" rel="attachment wp-att-30276"><img class="alignleft  wp-image-30276" title="sudafrica_grabow_scuola" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2012/05/sudafrica_grabow_scuola.jpg" alt="" width="298" height="224" /></a><br />
Lo sanno più le famiglie che la politica: nella cittadina agricola di Grabow (in foto potete vedere l&#8217;aula di informatica della bella scuola della comunità coulored), centro di produzione e smistamento della fretta, circondato da montagne di pinete come in Svizzera, qualche mese fa scoppiarono scontri tra neri e coloured che i giornali internazionali ricondussero a questioni “razziali”. Al centro della battaglia cruenta c’erano invece le proteste per le misere condizioni della piccola e povera scuola per i figli dei temporary workers, trasformatesi poi in rabbia distruttiva nei confronti della scuola bella, quella dei coloured. Un conflitto risolto con la promessa di costruire velocemente nuove aule per i bambini poveri. In shacks, ovviamente. Ma meglio che niente.</p>
<p><em><a href="http://laberettina.blogspot.it/" target="_blank">laberettina.blogspot.it/</a></em></p>
<p><a href="http://www.capeiteasy.com/" target="_blank"><em>www.capeiteasy.com</em></a></p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Benedetto XVI: Nella lotta col mondo è molto importante avere degli amici</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 08:58:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
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		<description><![CDATA[«Il male vuol dominare nel mondo ed è necessario entrare in lotta contro il male. Noi stiamo in questa lotta e in questa lotta è molto importante avere degli amici»]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.tempi.it/il-papa-ai-giovani-imparate-vedere-come-dio-agisce-nelle-vostre-vite/benedettoxvi-folla-jpg-crop_display" rel="attachment wp-att-9866"><img class="alignleft  wp-image-9866" title="benedettoxvi-folla-jpg-crop_display" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/old_post/benedettoxvi-folla-jpg-crop_display.jpg" alt="" width="314" height="218" /></a>Pubblichiamo l&#8217;articolo apparso sull&#8217;edizione dell&#8217;Osservatore Romano uscito ieri (21 maggio 2012) in edicola con il titolo &#8220;La storia è una lotta tra due amori&#8221;.</em></p>
<p>La storia è una lotta tra due amori: quello per se stessi e quello verso Dio. Una lotta nella quale è importante avere accanto degli amici. Lo ha detto il Papa rivolgendosi ai cardinali che hanno partecipato al pranzo da lui stesso offerto lunedì mattina, 21 maggio, nella Sala Ducale, in occasione del suo <strong><a title="Intervista a Weigel" href="http://www.tempi.it/benedetto-xvi-il-papa-che-da-sette-anni-propone-lamicizia-con-cristo#axzz1vUICLC10" target="_blank">ottantacinquesimo compleanno</a></strong>.<br />
In questo momento — ha esordito — la mia parola può solo essere una parola di ringraziamento. Ringraziamento innanzitutto al Signore per i tanti anni che mi ha concesso. Anni con tanti giorni di gioia, splendidi tempi, ma anche notti oscure. In retrospettiva si capisce, però, che anche le notti erano necessarie e buone, motivo di ringraziamento.<br />
Oggi — ha proseguito — la parola <em>ecclesia militans </em>è un po’ fuori moda, ma in realtà possiamo sempre meglio comprendere che è vera, porta in sé verità. Vediamo come il male vuol dominare nel mondo e che è necessario entrare in lotta contro il male. Vediamo come lo fa in tanti modi, cruenti, con le diverse forme di violenza, ma anche mascherato col bene e proprio così distruggendo le fondamenta morali della società.<br />
Il Pontefice ha poi ricordato sant&#8217;Agostino, per il quale tutta la storia è una lotta tra due amori: amore di se stesso fino al disprezzo di Dio; amore di Dio fino al disprezzo di sé nel martirio. Noi stiamo in questa lotta e in questa lotta è molto importante avere degli amici. E per me — ha aggiunto — sono circondato dagli amici del Collegio cardinalizio: sono i miei amici e mi sento a casa, mi sento sicuro in questa compagnia di grandi amici che stanno con me e tutti insieme col Signore.<br />
In conclusione Benedetto XVI ha espresso il suo grazie per questa amicizia. Grazie a lei, Eminenza — ha detto rivolgendosi al cardinale decano — per tutto quello che ha fatto per questa cosa adesso e fa sempre. Grazie a voi per la comunione delle gioie e dei dolori. Andiamo avanti, il Signore ha detto: coraggio, ho vinto il mondo. Siamo nella squadra del Signore, quindi nella squadra vittoriosa. Grazie a voi tutti, il Signore vi benedica tutti. E brindiamo.<br />
In precedenza il cardinale Sodano aveva rivolto al Papa il seguente saluto a nome del Collegio cardinalizio.<br />
«Santo Padre, amato successore di Pietro, il 16 aprile scorso ella ha ricordato il suo ottantacinquesimo genetliaco, celebrando la santa messa con i vescovi della Baviera, nel raccoglimento della vicina Cappella Paolina. In quel giorno ho avuto anch’io l’onore di poter partecipare a quell’ora di intensa preghiera, in rappresentanza della grande famiglia pontificia. All’inizio della celebrazione avevo sentito il dovere di ringraziarla per il generoso servizio reso alla santa Chiesa nel corso di questi anni, dopo aver risposto con amore all’invito di Gesù: “Se mi ami, pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle” (<em>Gv</em> 21, 15-17). In quell’occasione chiedevo poi al Signore che si realizzasse in lei la promessa fatta da Dio all’uomo giusto nel Salmo 91: <em>longitudine dierum replebo eum et ostendam illi salutare meum</em>, lo sazierò di lunghi giorni e gli mostrerò la mia salvezza (<em>Salmo </em>91, 16).<br />
Con gli stessi sentimenti sono ora lieto di rinnovare a vostra Santità gli auguri dei confratelli cardinali residenti a Roma, che si congratulano con lei per il traguardo raggiunto e le esprimono i voti più fervidi per l’avvenire.<br />
Siamo ancora nel tempo pasquale e l’Alleluia continua a sgorgare dal nostro cuore per le meraviglie che Dio continua ad operare in mezzo a noi, attraverso il ministero del Successore di Pietro. Certo le nostre voci non sono in grado di imitare il Coro dell’Opera di Roma che nei giorni scorsi ha eseguito di fronte a Lei il <strong><a title="Verdi spiegato dal Papa" href="http://www.tempi.it/vivaldi-e-verdi-spiegati-da-un-esperto-deccezione-benedetto-xvi#axzz1vUICLC10" target="_blank"><em>Te Deum</em> di Verdi</a></strong>, né pretendiamo di eguagliare le voci possenti del Coro di Lipsia che il 20 aprile scorso Le aveva cantato il famoso <em>Lobgesang</em> di Mendelssohn Bartholdy. Ma con lo stesso entusiasmo, almeno, vogliamo però elevare un inno di ringraziamento al Signore per i doni che le ha concesso e che ha concesso alla sua santa Chiesa attraverso il suo ministero petrino.<br />
In realtà, nel corso di questi sette anni, ella non ha cessato di invitare tutti i credenti a riscoprire i contenuti della fede, di una fede professata, celebrata, vissuta e pregata, come ben ci ha ricordato nella lettera apostolica <em>Porta Fidei</em>. A un mondo in ricerca d’un avvenire migliore vostra Santità sempre ci ricorda che le uniche forze del progresso sono quelle che cambiano il cuore dell’uomo, nella fedeltà a quei valori spirituali che non tramontano mai. E inoltre, come buon Samaritano sulle strade del mondo, ella continua a spronarci al servizio del prossimo, ricordandoci sempre le parole di Gesù: “Cosa avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me” (<em>Mt</em> 25, 40). Grazie, Padre Santo, per il servizio che rende alla santa Chiesa ed al mondo.<br />
E ora, Santo Padre, grazie per averci invitato a quest’agape fraterna. Fra i vari gravosi <em>negotia</em> di ogni giorno, possa vostra Santità godere anche di un momento, o di alcuni momenti, di quegli <em>otia</em>, di cui parlavano gli antichi romani. Grati per il suo esempio di grande fraternità, le esprimiamo tutta la nostra vicinanza all’inizio del suo ottavo anno di pontificato e le auguriamo anni lunghi e felici, benedetti dal Signore! Tanti auguri».</p>
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		<title>«Il mio lavoro di 41 anni in fumo in un secondo. Riparto dalle persone e dalla Provvidenza»</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 06:19:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leone Grotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Don Ettore Rovatti, parroco di Finale Emilia, dove il <a class="link_tag" href="http://www.tempi.it/terremoto-sette-morti-e-tremila-sfollati-in-emilia-nella-notte-ancora-scosse#axzz1vTyfp81P" target="_blank">terremoto</a> ha fatto danni incalcolabili, restaurava le opere d'arte da 41 anni: «Ci sono rimasto malissimo. Ma riparto da alcuni amici che, senza fare notizia, costruiscono davvero il mondo» - <a class="link_tag" href="http://www.tempi.it/pensavo-fosse-caduta-qualche-tegola-poi-ho-visto-il-campanile-crollato#axzz1vTyfp81P" target="_blank">Mortizzuolo</a>: «Il terremoto ci ha cambiato la vita» - <a class="link_tag" href="http://www.tempi.it/qui-non-e-laquila-impariamo-a-ripartire-perche-non-e-tutto-negativo#axzz1vTyfp81P" target="_blank">Cividale</a>: «Qui non è L'Aquila». <a class="link_tag" href="http://www.tempi.it/in-mezzo-a-un-cimitero-di-chiese-terremotate-non-ho-visto-piagnistei#axzz1vTyfp81P" target="_blank">Vescovo di Carpi</a>: «Un cimitero di chiese terremotate».]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tempi.it/il-mio-lavoro-di-41-anni-in-fumo-in-un-secondo-riparto-dalle-persone-e-dalla-provvidenza/rocca_finale_emilia_02" rel="attachment wp-att-30458"><img class="alignleft  wp-image-30458" title="rocca_finale_emilia_02" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2012/05/rocca_finale_emilia_02.jpg" alt="" width="391" height="293" /></a>«A Finale è crollata la Torre dei modenesi, sbriciolata gran parte della rocca, rovinate le nostre sette chiese, crollato il timpano del Duomo, sparito il campanile della chiesa del cimitero e molto altro». Il resoconto di don <strong>Ettore Rovatti</strong> è spietato: elenca opere d&#8217;arte di grande valore una dietro l&#8217;altra, tutte diventate macerie. E lui, che è parroco di Finale Emilia da 41 anni, aveva un legame speciale con il patrimonio artistico del territorio: «È dal primo giorno che mi impegno per restaurare i beni delle nostre chiese &#8211; racconta a <em>tempi.it</em> con voce serena -. Può immaginare quanto ci sia rimasto male a vedere il lavoro di tanti anni andato in fumo in un attimo. Poi però mi dico che bisogna reagire al male: prima queste chiese non c&#8217;erano e qualcuno le ha costruite, ora che quasi non ci sono più, possono essere restaurate e ricostruite».</p>
<p><strong>A Finale ci sono state delle vittime?</strong><br />
No, questo è stato un terremoto davvero strano. A Finale non c&#8217;è stato nessun morto e pochi feriti, pochi anche i danni alle case, ma enormi quelli al patrimonio architettonico e storico del nostro paese. Non so come potremo riparare tutto. Sarà molto impegnativo. Il terremoto ha colpito soprattutto i monumenti e noi non eravamo preparati, anche perché non si è mai sentito a Finale di un terremoto così. Tanto che fino ad oggi tutto era rimasto intatto.</p>
<p><strong>La gente è impaurita?</strong><br />
Sì, perché dopo il terremoto si succedono tante piccole scosse. E anche se sono sempre meno intense, questo non ti lascia mai sereno. Però la gente reagisce bene, molti sono andati a dormire dai parenti, tanti in auto o nelle tendopoli approntate molto in fretta dalla Protezione civile. Non vogliamo perderci d&#8217;animo. Per fortuna le persone non sono state molto colpite e spero che anche a livello occupazionale, per il crollo di alcuni capannoni, non si risenta dei danni.</p>
<p><strong>Lei come ha vissuto questo terremoto?</strong><br />
Malissimo. Sono sacerdote qui da 41 anni e uno dei lavori che svolgo dal primo anno è restaurare tutte le chiese e il nostro patrimonio. Vedere andare in fumo tanto lavoro non è piacevole. Ma poi mi dico che la vita non è facile per nessuno. Bisogna avere la forza per reagire al male.</p>
<p><strong>E dove trova questa forza?</strong><br />
Me l&#8217;ha insegnata e trasmessa mia mamma. Mio padre è morto quando avevo quattro anni e quindi mi ha cresciuto lei. Mi diceva sempre: «Meno male che c&#8217;è la Provvidenza». Ed è vero, aveva ragione. Non in teoria, ma in pratica: ho sempre visto con i miei occhi che quello che diceva era vero. E questo mi dà serenità, forza e speranza nella vita. La fede è la cosa di gran lunga più preziosa che abbiamo perché dà un senso profondo di tutto quello che esiste nel mondo, anche del dolore. Del resto, Gesù non è venuto mica a raccontarci barzellette. Noi abbiamo paura di ripeterlo, ma lui diceva: «Passeranno i cieli e la terra, la mia parola non passerà». Io poi nella vita ho sempre voluto vincere, per questo sono cristiano: solo Dio ha vinto il mondo, in senso letterale.</p>
<p><strong>Il suo lavoro di 40 anni è andato in fumo. Da dove riparte?</strong><br />
I volontari hanno già detto che verranno ad aiutare, a dare il loro contributo. Si riparte dalle persone, le faccio un esempio. In questi anni ho restaurato i beni che avevamo qui a Finale. I lavori che ho fatto, sono riuscito a farli grazie all&#8217;aiuto di persone serie che ci sono qui. Per citarne uno, c&#8217;è un elettricista che mi fa tutti i lavori indispensabili a livello elettrico. Ora che è in pensione è sempre con me, ma prima lo faceva quando poteva. Lui ha figli da mandare a scuola, eppure non mi ha mai chiesto neanche una lira. Ha idea di quanti milioni ho risparmiato? Sono persone come lui che costruiscono il mondo. Certo, non fanno rumore perché il bene è silenzioso, non ne parlano i giornali. Il bene non fa notizia, però c&#8217;è. Il male invece fa rumore, basta vedere questo terremoto. Il male distrugge, ma noi ricostruiamo.<br />
<span class="twitter_author_account"><a href="http://twitter.com/#%21/LeoneGrotti" target="_blank">@LeoneGrotti</a></span></p>
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		<title>«Pensavo fosse caduta qualche tegola, poi ho visto il campanile crollato»</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 16:09:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leone Grotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Don Carlo Bellini, parroco di Mortizzuolo, racconta il <a class="link_tag" href="http://www.tempi.it/terremoto-sette-morti-e-tremila-sfollati-in-emilia-nella-notte-ancora-scosse#axzz1vTyfp81P" target="_blank">terremoto</a> che ha quasi distrutto il campanile della sua chiesa: «Ci ha cambiato la vita». <a class="link_tag" href="http://www.tempi.it/in-mezzo-a-un-cimitero-di-chiese-terremotate-non-ho-visto-piagnistei#axzz1vTyfp81P" target="_blank">Il racconto del vescovo Cavina</a>: «Ho visto un cimitero di chiese distrutte».]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tempi.it/pensavo-fosse-caduta-qualche-tegola-poi-ho-visto-il-campanile-crollato/campanile-mortizzuolo" rel="attachment wp-att-30431"><img class="alignleft  wp-image-30431" title="Campanile-Mortizzuolo" src="http://cdn.tempi.it/wp-content/uploads/2012/05/Campanile-Mortizzuolo.jpg" alt="" width="274" height="274" /></a>«Stavo dormendo in canonica, ho sentito un gran boato e sono uscito in strada, dove ho trovato anche gli altri cittadini. Era tutto buio, quindi non ci siamo accorti di quello che era davvero successo». Quando il terremoto, che nella notte di domenica ha scosso l&#8217;Emilia causando la morte di sette persone e lo sfollamento di altre 4500, ha tirato giù dal letto don <strong>Carlo Bellini</strong> e tutto il paesino di Mortizzuolo, frazione di Mirandola nel modenese, nessuno si era accorto delle condizioni del campanile. Poi è arrivato il giorno: «Io credevo che fosse caduta qualche tegola &#8211; spiega a <em>tempi.it</em> &#8211; e invece era crollato sulla chiesa un pezzo di campanile. Ora temiamo che crolli del tutto».</p>
<p><strong>Ci sono molti sfollati?</strong><br />
Che io sappia no, anche se i danni sono tanti. Alcune case vecchie sono rimaste danneggiati, alcuni tetti sono crollati, soprattutto delle case più vecchie, che ora sono inagibili, ma le altre hanno retto. Quelle nuove non presentano danni. La chiesa e il campanile non sono stati altrettanti fortunati. Ora sono inagibili.</p>
<p><strong>Com&#8217;è la situazione adesso, dopo la grande paura?</strong><br />
Ora siamo abbastanza tranquilli: quando abbiamo visto che stavamo tutti bene, gli animi si sono rasserenati. Certo, dopo le prime scosse di notte eravamo tutti fuori in pigiama, anche se non ci sono state scene di panico, solo di paura. Ma non di angoscia.</p>
<p><strong>Quali sono i problemi più grandi da affrontare ora?</strong><br />
Quelli &#8220;del giorno dopo&#8221;. Una volta scesa l&#8217;adrenalina, bisogna pensare al futuro, ed è difficile. Oggi molta gente è avvilita, ci vorrà molto tempo per tornare alla normalità. Molte attività produttive sono danneggiate, quindi si teme per il lavoro, il ritorno alla vita normale sarà complicato, come sempre. Non avendo lutti da piangere, pensiamo più a queste cose. Gli edifici, anche quelli che non sono stati danneggiati, dovranno essere rivisti per il timore di un rischio sismico alto. Io penso anche all&#8217;asilo parrocchiale, è agibile ora ma è chiaro che una riflessione va fatta. Il terremoto ci ha cambiato la vita, senza dubbio. Niente sarà come prima per molti anni.</p>
<p><strong>In che senso?</strong><br />
Non saprei dirlo adesso. Ma è chiaro che il terremoto ci ha fatto riflettere: abbiamo capito che tutto può finire in un attimo. È rimasta una riflessione sulla caducità della vita e anche sul significato della costruzione di opere. Insomma, siamo stati messi brutalmente davanti al fatto che le cose finiscono. Questo ci spinge ad occuparci delle cose più importanti, come i rapporti. Ora dobbiamo ricostruire molte cose ma lo faremo con lo spirito giusto, sapendo che non sono eterne. Questo è uno spirito nuovo.<br />
<span class="twitter_author_account"><a href="http://twitter.com/#%21/LeoneGrotti" target="_blank">@LeoneGrotti</a></span></p>
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