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Farina: Attenti rottamatori, la vita nasce dalla vita, non dallo zero

ottobre 7, 2012 Renato Farina

Dicono: «Non siamo responsabili di quel che oggi sono i nostri partiti». Ma anche chi è appena nato alla politica è responsabile di quel che abbiamo davanti: rovine e splendori

I ragazzi che hanno deciso di purificare la politica sono sinceri. Non sto pensando ai grillini, ma a miei amati colleghi già assisi in consigli regionali o in Parlamento. Eppure c’è un guaio: l’idea di ripartire da zero. È ciò che di più disumano esista. Nei giorni scorsi Boris Godunov riferisce di aver assistito a un dibattito al Tg3 della notte. Da una parte sedeva Pippo Civati, consigliere democratico al Pirellone, dall’altra l’onorevole Nunzia De Girolamo, Pdl, campana di sicuro avvenire. Nunzia col piglio che le è proprio ha detto, più o meno: «Noi alla prima esperienza, io e Civati, non siamo responsabili di quel che oggi sono la politica e i nostri partiti». Ho molta stima della deputata di Benevento. Si espone, sul ring non usa colpi bassi, le dà e le prende lealmente. Io però penso che anche chi è appena nato alla politica, essendo comunque in età di ragione, è responsabile di quel che oggi abbiamo davanti: rovine e splendori. Infatti se la responsabilità penale è personale, quella esistenziale no. Boris, che è colto, cita l’Adelchi di Manzoni. Sono i figli che redimono le colpe dei padri, ereditandone il regno. «Soffri e sii grande, il tuo destino è questo». Adelchi si immedesima con le colpe dei padri. È il mistero della comunione dei peccatori. Non c’è bisogno di essere cattolici per rendersene conto: siamo implicati. Poi possiamo recidere questi legami, ma è la presunzione empia dei ragazzini che rinnegavano i padri accusati dai procuratori sovietici di essere contro il popolo. Anche adesso vale questa legge eterna: tutti noi possiamo accettare o rifiutare la casa e i debiti, il dare e l’avere testamentario.

A proposito di testamento: l’Antico Testamento si ostina a ripetere che maledizioni e benedizioni rimbalzano di generazione in generazione. Con il Nuovo Testamento la cosa non è affatto smentita, ma è girata in bene. Non avete mai sentito di un tal Nazareno che si carica delle colpe dei morti di ieri e di domani? Per fortuna non è ripartito da zero, ma è il Nuovo Adamo, la verità di Adamo. Dal sinedrio si levò una voce: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Il grande don Lisander spiegò che non è la giustificazione dell’antisemitismo, ma il sangue redentore di Cristo che spande misericordia fino alla fine dei tempi.

Traduco in politica. Noi tutti, giovani e vecchi, abbiamo il compito di caricarci sulle spalle le scorie degli errori e delle inconcludenze nostre e di chi ci ha preceduto, insieme con le passioni buone e con gli affetti (non uso qui la parola valori, troppo consumata). È il compito di ogni generazione, di ogni singola persona. Per me che sono stato eletto deputato nelle file del Pdl significa non pretendere di rottamare nessuno: le persone non si rottamano, non sono cose. Si comincia malissimo quando si ha uno sguardo di questo genere sul prossimo. Il linguaggio dice la realtà delle nostre concezioni. Anche gli adoratori dello zero, convinti che da lì sorga il nuovo, sono i seguaci di Babele. Occorre rinnovare, come la vita si rinnova sempre. La vita nasce dalla vita non dallo zero. Non si riparte mai dal nulla, ma sempre da un “tradere”, da una tradizione, che non è antiquariato ma il presente di un’esperienza che non abbiamo inventato noi, ma ci costituisce. E se per essere fedeli al cuore di questa esperienza c’è da abbattere, si abbatta. Ma senza mai distruggere le fondamenta. Rispettando i vecchi e onorando i padri.

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