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Family 2012, un ponte per Benedetto XVI

febbraio 16, 2012 Caterina Giojelli

Così gli oratori sostengono le spese dei pellegrini che voleranno a Milano per l’Incontro mondiale delle Famiglie

Dici “accoglienza” e Milano non bara mai. Qui la diversità diventa occasione, il bisogno una risposta originale, perché Milano è così: adottiva per natura, città dei santi Ambrogio e Carlo e degli uomini “faber” come Leonardo provenienti da luoghi diversi ma qui, soprattutto qui, capaci di segni indelebili. Per questo, quando la Federazione degli oratori milanesi (Fom) ha lanciato l’iniziativa Fly Family, una raccolta fondi per sostenere viaggio e spese di chi da tutto il mondo volerà a Milano per partecipare al VII Incontro mondiale delle Famiglie, le risposte, originali e operative quanto solo la carità ambrosiana sa essere, non si sono fatte attendere.Siamo a Garbagnate Milanese, porta d’ingresso del parco delle Groane a una ventina di chilometri dal centro della città: è il 29 gennaio quando il parroco don Felice Cappellini annuncia ai parrocchiani di San Giuseppe Artigiano la nascita di un curioso gemellaggio con la chiesa di San Francesco di Jabel Ali, città portuale a 35 chilometri da Dubai, dove «negli alberghi e nei ristoranti extralusso lavorano camerieri e facchini. Lavapiatti. Immigrati da tutto il mondo che non potrebbero mai permettersi di venire a Milano per il Papa». Mancano pochi mesi all’evento che radunerà dal 30 maggio al 3 giugno famiglie di ogni paese e che avrà il suo culmine negli incontri con Benedetto XVI che si terranno, la sera del 2 giugno e la mattina del 3, quando verrà celebrata la messa domenicale, al Parco Nord di Milano-aeroporto di Bresso. Le famiglie della diocesi si stanno organizzando per dare ospitalità nei pressi della città e sostegno economico ai pellegrini, un impegno che i ragazzi dell’oratorio di San Giuseppe hanno preso molto sul serio arrivando a coprire con le loro “rinunce” i costi per il viaggio aereo di una famiglia dalla città araba. Un ponte di aiuto costruito sulla solidarietà e l’urgenza, certo, che poggia però sulle solide fondamenta costruite negli anni dal padre cappuccino Eugenio Mattioli, guida della grande realtà multietnica stretta attorno a San Francesco, dove la messa domenicale viene celebrata in 12 lingue diverse.

Sullo stesso ponte missionario camminerà, o meglio, volerà la famiglia di Philibert Djoda, che con sua moglie Justine e le figlie più piccole Albertine e Tatiana, di 8 e 6 anni potranno lasciare la periferia di Garoua, nel nord del Camerun, per partecipare alla festa e incontrare il Papa. Un sogno cui manca solo il visto da parte dell’ambasciata italiana per essere realizzato, «e fintanto che non lo vedrò sul passaporto non starò tranquillo», racconta don Alberto dell’Acqua, parroco di St Jean-Marie Vianney nel quartiere di Ngalbidje ma originario di Villa Cortese, il piccolo comune lombardo che insieme a Busto Garolfo sta rendendo possibile il viaggio di Philibert. A Ngalbidje «abbiamo da poco costruito il presbiterio, mentre continuiamo a celebrare in un cortile sotto un tetto di paglia», e tuttavia ogni domenica don Alberto celebra messa per 1.200 fedeli, facce di una missione che questa estate è stata visitata dai ragazzi dell’oratorio del suo paese di origine: una fede e una fedeltà ai gesti cristiani contagiosa che ha immediatamente reso possibile il coinvolgimento dei giovani italiani nel progetto Fly Family.

Un racconto che si sta scrivendo anche a Gorgonzola, dove i parrocchiani si stanno mobilitando per sostenere le spese di viaggio e offrire ospitalità a una famiglia dal Ciad e una dalla Bolivia, dove operano due suore missionarie. E a Muggiò, dove i fedeli si preparano ad aprire le porte di casa a 20 famiglie ortodosse russe o a Sesto San Giovanni, dove si ospiteranno famiglie di Betlemme, e ancora, a Cinisello Balsamo, dove verranno accolte famiglie di una parrocchia di Mostar. L’elenco si fa ogni giorno più lungo: sacerdoti di Milano stanno infatti lavorando per rendere possibile la partecipazione anche a famiglie provenienti dall’Albania e dallo Zambia. Dove si costruiscono ponti con la certezza che ogni passo è decisivo perché si compia sempre la grande missione dell’accoglienza. Nessuna città è in questo paragonabile a Milano.

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