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Il deserto maschile e una società senza padri. I numeri che nessuno vuole vedere

giugno 18, 2013 John Flynn

In Gran Bretagna le famiglie monoparentali crescono al ritmo di 20 mila l’anno. Assenza di modelli maschili, problemi psicologici per i figli, il silenzio della politica. Un dossier che è un monito per l’Occidente

famiglia-spezzataDi John Flynn, tratto da Zenit.org – Un rapporto pubblicato la scorsa settimana dal think-tank britannico Centre of Social Justice (CSJ), mette in luce che le famiglie monoparentali raggiungeranno presto un totale di due milioni.
È in atto uno “tsunami della famiglia che sta percuotendo il paese”, ammonisce il direttore del CSJ, Christian Guy, nella prefazione del documento, intitolata: Famiglie divise: perché conta la stabilità.
Il rapporto stima che le famiglie con un solo genitore stanno crescendo ad un ritmo di 20.000 all’anno e che raggiungeranno i due milioni al momento delle prossime elezioni politiche (2015). La convivenza, rileva il dossier, è il principale fattore alla base della crescita delle famiglie monoparentali. Dal 1996, il numero delle persone che convivono è raddoppiato, fino a sfiorare i 6 milioni. Secondo i dati del rapporto, i genitori conviventi sono tre volte più propensi alla separazione entro il compimento dei cinque anni del primo figlio, rispetto alle coppie sposate. Oggi, in Gran Bretagna, un quarto di tutte le famiglie con figli a carico sono guidate da un solo genitore, ed il paese mostra uno dei più alti tassi di rotture familiari nel mondo sviluppato, si legge nel rapporto.

QUANTO COSTANO. Il CSJ ha criticato il governo per aver ignorato il bisogno di stabilità delle famiglie, ricordando quanto detto dal primo ministro Davide Cameron durante la passata campagna elettorale, quando promise «il governo più amico della famiglia di sempre». Eppure il dossier rileva che per ognuna delle 6000 sterline che il governo spende per i costi delle famiglie sfasciate, soltanto una sterlina viene spesa per aiutare le famiglie a mantenersi unite.
Il think-tank mette poi in luce gli enormi costi dell’aumento delle famiglie monoparentali. Il totale dei costi delle rotture familiari ammonta a 46 miliardi di sterline all’anno, quindi poco più di 1500 sterline per ogni contribuente. Questi valori, si legge ancora nel dossier, sono aumentati di quasi un quarto negli ultimi quattro anni.

SENZA PADRI. Un’altra grave conseguenza dell’indebolimento della vita familiare è l’assenza di modelli maschili per i figli. Secondo il dossier almeno un milione di bambini crescono senza la presenza di un padre in casa. Il CSJ, inoltre, descrive come alcune delle regioni più povere del paese siano diventate dei “deserti maschili” poiché ben poche scuole primarie dispongono di insegnanti uomini. In Inghilterra e Galles un quarto delle scuole primarie sono totalmente prive di insegnanti di sesso maschile, mentre quattro quinti delle scuole primarie ne hanno meno di tre.
L’assenza di padri e di modelli di riferimento maschili, osserva il rapporto, è legata a più alti tassi di delinquenza minorile, a precarietà economica e a gravidanze precoci.

NON E’ UN’OSSESSIONE “DI DESTRA”. Il direttore del CSJ ha osservato che i politici trovano sempre delle scuse per non aiutare le famiglie. Alcuni di loro affermano che la politica non debba interferire nelle questioni personali, altri ritengono che i cambiamenti nelle famiglie sono semplicemente parte della vita moderna, mentre altri ancora, addirittura negano che esista il problema del collasso della famiglia. «Questo atteggiamento deve cambiare – sollecita Guy -. Il collasso della famiglia è un urgente tema di salute pubblica», ha dichiarato. «Appoggiare l’impegno e porsi un obiettivo di ridurre l’instabilità non equivale a criticare o stigmatizzare i genitori single o i loro figli», ha detto. Dobbiamo percepire che il sostegno al matrimonio «non è un’ossessione della destra ma un tema di giustizia sociale», ha spiegato il direttore del CSJ. Infatti, ha proseguito, «nella società, i giovani vorrebbero sposarsi, tuttavia le barriere culturali e finanziarie che essi devono fronteggiare nelle comunità più povere, contrastano con le loro aspirazioni».

I BENEFICI DELL’UNITA’ FAMILIARE. L’ampiezza dei problemi determinati dalle divisioni nella vita familiare è stato il tema di un altro dossier britannico, pubblicato lo scorso anno dall’Economic and Social Research Council. Secondo il rapporto, pubblicato dal quotidiano Telegraph lo scorso 7 novembre, assistere allo sfascio della propria famiglia quando si è bambini, è associato a problemi psicologici che emergono dopo i trent’anni.
Numerosi altri studi hanno dimostrato i vantaggi di una vita matrimoniale stabile, con risultati positivi che vanno dagli stipendi più alti per i padri a più alti livelli di salute e felicità. Un sito web sul matrimonio sponsorizzato dalla Conferenza Episcopale degli USA include una pagina (http://www.foryourmarriage.org/what-are-the-social-benefits-of-marriage/) sui benefici sociali del matrimonio.

UN DANNO PER LA SOCIETA’. Nonostante la grande quantità di informazioni che dimostrano l’importante ruolo del matrimonio per la società, il numero delle famiglie monoparentali continua a crescere. Nel 2010, negli Stati Uniti, solo il 63% dei figli viveva in una famiglia con due genitori, contro l’82% del 1970. Questi dati sono stati riportati da un articolo pubblicato lo scorso 20 marzo dal New York Times che rileva anche le condizioni economiche peggiori degli uomini con minore istruzione.
L’articolo cita anche una ricerca che mostra come i bambini che crescono nelle famiglie a più basso reddito, di solito sono cresciuti soltanto dalle loro madri e, a loro volta, sono destinati a diventare genitori di figli con basso reddito.
Con una tale quantità di prove che dimostrano come il declino della famiglia sia dannoso per la società, la domanda che richiede una risposta è come mai i governi fanno così poco per dare sostegno al matrimonio e alle famiglie.

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1 Commenti

  1. Dario scrive:

    Nessun problema. Adesso verranno fuori “famiglie” con due “padri”. (notare le virgolette)

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