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Sette anni dopo quel rigore: che fine ha fatto Fabio Grosso?

luglio 9, 2013 Emmanuele Michela

Era il 9 luglio 2006: l’Italia vinceva a Berlino la sua quarta Coppa del Mondo e Grosso diventava l’idolo di un’intera Nazione. Quel rigore è stato il crocevia della sua carriera

Che fine ha fatto Fabio Grosso? La domanda occorre farsela oggi, anniversario della vittoria azzurra al Mondiale del 2006. Era proprio il 9 luglio di 7 anni fa: il terzino italiano coronava una Coppa del Mondo superlativa, calciando alla perfezione il rigore decisivo della finale contro la Francia e portando la nazionale di casa nostra sul tetto del mondo per la quarta volta nella sua storia.
Per il romano, all’epoca in procinto di passare dal Palermo all’Inter, fu l’apice della carriera: suggestivo pensare come sia stato lui, forse il meno noto della spedizione, uno dei più determinanti di tutta l’avventura degli uomini di Lippi in Germania. Il rigore ottenuto con l’Australia, la rete alla Germania ai supplementari, la freddezza con cui ha superato Barthez. La sua faccia commossa e incredula dopo il gol a Jens Lehmann in semifinale è diventata la cartolina più rappresentativa di tutto il Mondiale, l’immagine che ancora sa farci emozionare ripensando a quella notte.

DAL CHIETI ALL’INTER. Eppure quel rigore è stato per certi aspetti un crocevia nella carriera di Fabio Grosso. Sembrava che per il 29enne, esploso in Serie C al Chieti e portato in fretta e furia nella massima divisione dal Perugia di Serse Cosmi, potesse essere giunta l’ora della grande occasione: pochi giorni dopo il ritorno in Italia firmò infatti per l’Inter.
La storia però sappiamo come è andata: presenze tante, sufficienze poche. Da lì finì al Lione, dove mise insieme due belle stagioni e un titolo nazionale. Poteva essere il modo per riappacificarsi anche con il pallone italiano: la Juve ci tentò a portarlo di nuovo in Serie A, e la sua prima stagione con i bianconeri fu tutt’altro che negativa. Ma con l’estate successiva si ritrovò fuori dai piani di Marotta e praticamente fuori rosa, linea che trovò appoggio anche tempo dopo in Antonio Conte. Da leggenda nazionale a bidone mal sopportato, dimenticato in tribuna senza che tanti tifosi sapessero che fine aveva fatto. Quando la Juve tornò allo Scudetto nel maggio 2012 lui non scese neppure in campo per la premiazione.

ORA È TORNATO ALLA JUVE. Eppure Fabio Grosso è appena tornato lì, a Torino: non più da giocatore, attività che ha smesso da ormai un anno, ma da vice-allenatore. Pochi giorni fa è stato assunto come vice-allenatore della Juve primavera: sarà in panchina assieme ad Andrea Zanchetta, vecchia conoscenza della Serie A già visto con le maglie di Chievo e Reggina.
Totti brilla ancora alla Roma, Buffon guida con Pirlo e De Rossi l’Italia in Confederations Cup, Del Piero invecchia alla meraviglia in Australia, Barzagli, Gilardino, Zaccardo e Perrotta si godono ancora la Serie A. Tanti dei protagonisti di quella Coppa del Mondo vivono alla grande i lampi che la loro carriera gli sta offrendo: per qualcuno il pallone è agli ultimi giri, per altri ce ne saranno ancora. Per Grosso, invece, da quel rigore a Berlino, la carriera ha voluto girare in una maniera strana.

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