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Ex consigliere di D’Alema: «Renzi? Per il sistema è peggio di Berlusconi, infatti i magistrati lo stanno già puntando»

gennaio 25, 2014 Redazione

Inchieste in arrivo sul segretario del Pd? Velardi ci scommette: «La casta giudiziaria sta reagendo a lui nello stesso modo in cui reagì a Berlusconi»

Matteo Renzi è per “il sistema” un’anomalia perfino più indigesta di Berlusconi, lui potrebbe addirittura riuscire a riformare davvero la giustizia, ecco perché le procure lo hanno già messo nel mirino. È questo in sintesi l’avvertimento lanciato al segretario del Pd da Claudio Velardi, uomo di sinistra da sempre, ex consigliere di Massimo D’Alema a Palazzo Chigi e oggi editore di area democrat. Intervistato da Barbara Romano per Libero, Velardi sostiene che «i magistrati sono terrorizzati da Renzi e faranno di tutto per farlo fuori». Si tratta, spiega, di una «previsione» ricavata da «un’analisi del sistema politico italiano. Da 20 anni, non appena esce fuori il protagonista di un partito su scala nazionale o locale, i magistrati puntano a impallinarlo. Fin quando un politico sta nelle retrovie, le toghe se ne disinteressano. Non appena emerge, gli fanno lo screening e cercano di condizionarlo».

PREDOMINIO E VISIBILITÀ. Questo accade secondo Velardi «perché i magistrati puntano a mantenere il loro predominio sul sistema», e come un po’ tutte le corporazioni in Italia sono refrattari alla novità: «Anche i grandi burocrati, i sindacalisti e i giornalisti, la prego di non omettere la nostra venerata categoria, hanno paura che il sistema possa rimettersi in moto», dice. Si tratta però di «un meccanismo che scatta in automatico», precisa l’ex uomo di D’Alema: «Non penso che ci sia un disegno. Le procure si muovo per conto loro. Magari il giudice che aprirà un fascicolo su Renzi sarà di Magistratura democratica o di Magistratura indipendente. Queste sono vecchie divisioni ormai». Il «punto vero» è che «tutti i pm puntano alla visibilità», e sfruttando il perverso meccanismo della giustizia italiana, anche se magari «il 90 per cento delle loro iniziative sono farlocche», possono sempre contare sul fatto che nel nostro paese «l’inquisito è già condannato»: et voilà, il gioco è fatto, «il magistrato si è guadagnato la sua fetta di visibilità. Se poi è talmente incapace che neppure la categoria lo difende, si butta in politica. Vedi Ingroia, De Magistris e Trifuoggi».

giustizia-renzi-tempi-copertina (1)LA RIFORMA INNOMINABILE. Probabilmente è appunto per prevenire questa tagliola automatica che Renzi «ha cominciato a parlare della necessità di una riforma della giustizia durante le primarie», spiega Velardi. «Non era scontato, perché questo è un tema impopolare a sinistra», e infatti è subito partita l’equazione “Renzi uguale Berlusconi”. Davvero i due hanno forti analogie, «entrambi rappresentano altro rispetto a un sistema che non vuole scossoni», osserva l’ex dirigente del Pci. Ma proprio perché il sindaco di Firenze non è Berlusconi «indubbiamente fa più paura», dal momento che «è più difficile rinchiuderlo negli schemi» e «i magistrati sono letteralmente terrorizzati da lui». Anche perché Renzi a differenza del Cavaliere la riforma della giustizia potrebbe realizzarla davvero: «Se porterà a casa il suo trittico di riforme legge elettorale, eliminazione del Senato e Titolo V, si rafforzerà e la sinistra del Pd dovrà bersi la riforma della giustizia».

PRIME AVVISAGLIE. Velardi insomma ne è certo: «La casta giudiziaria sta reagendo al fenomeno Renzi nello stesso modo in cui reagì all’entrata in scena di Berlusconi». Ma quale magistrato lo starebbe puntando? «Già la procura di Firenze gli ha dato qualche noia», ricorda Velardi, e inoltre «la Corte dei Conti ha aperto un’inchiesta su 600 euro spesi da Renzi quando era presidente della Provincia di Firenze», aggiunge la Romano. «Ma non conta quale sia il tribunale», riflette l’intervistato: «Se la procura di Trani si occupa delle grandi multinazionali, per come funziona la giustizia in Italia, qualunque magistrato può svegliarsi un giorno e avviare un’indagine sul fatto che Renzi s’è messo le dita nel naso».

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3 Commenti

  1. elena scrive:

    A firenze aprirà la nuova scuola di magistratura…il nuovo palazzo di giustizia di firenze..imponente struttura che spicca nello skyline é pieno di simboli massonici….

  2. Saverio scrive:

    A proposito di massoneria…
    Un amico, che negli anni in cui la Lega approntava il federalismo era addentro alle segrete mene di quel partito, mi raccontava di un tal Brancher, che neppure sapevo chi fosse, il quale godeva fama, negli ambienti, di essere un grembiulino con i fiocchi; leggasi: un massone di rango.
    Correva voce, nella frazione più genuina della Lega, che con Brancher si incontrassero tanto i leghisti, quanto i sinistri più accesi, membri di uno schieramento apparentemente contrario alla riforma federalista.
    Gli incontri clandestini fra apparenti avversari, incontri la cui opacità creava un alone (para) massonico ancora più suggestivo, si diceva si svolgessero di sera, in una zona prossima al lago di Garda, che non ricordo più quale fosse.
    Fatto sta che quando negli anni a venire ho constatato l’entusiasmo di personaggi – di cui, dovendo rispettare la continenza, mi limito a dire che non mi piacciono – come Giorgio Napolitano per il federalismo e da ultimo pure per il Senato federale, sono tornato inevitabilmente col pensiero a Brancher e colleghi.
    Oggi è Renzi l’alfiere della riforma del Senato federale.
    Dovrei dilungarmi oltremodo, ma mi limito: questo affare non mi piace, e con l’affare non mi piace Renzi (peraltro non solo per questa ragione).
    Intravedo la deriva totalitaria di un sistema in cui il problema non è affatto quello di semplificare ed in definitiva accelerare, rendere molto più agevole l’iter di formazione delle leggi (che sono troppe, troppe, troppe) ma quello di rallentare prima dello schianto… ormai, comunque vada, fatale.
    I colpi di mano sono relativamente facili con un sistema bicamerale perfetto; con un sistema legislativo monocamerale l’Italia verrà – scusatemi la crudezza – stuprata a ripetizione, ben più di quanto già non avvenga oggi.
    La relativa ponderatezza che bicameralismo impone all’approvazione degli atti di rango legislativo, ci ha salvati – tanto per fare un esempio – dalle follie del mandato di arresto europeo, con cui proprio un manipolo di magistrati e giuristi dell’area del PD stava sfacciatamente cercando di violentare il diritto penale e con questo ogni garanzia di libertà.
    Per questa volta, dunque, pensando ai danni che Renzi vuole fare, con l’aiuto di Berlusca, che purtroppo ormai è in mano all’ala radicale di FI (e pure qui di grembiulini si dice ce ne siano parecchi) , propongo un’eccezione: contro Renzi, tifiamo per i magistrati.

    • dondolo scrive:

      Ma come è smemorato, caro Saverio!
      Si è dimenticato di riportare che Brancher, dopo una brillante carriera in Fininvest, è diventato Parlamentare e Ministro in ben 2 Governi Berlusconi.

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