13 Febbraio 2009
Lettera di Amicone al Foglio
di
Luigi Amicone
Dopo gli impegnativi interventi letti sul Foglio mi permetto insistere. Stiamo sul punto: un omino lecchese ha fatto più di quello che ha fatto un esercito di piemontesi a Porta Pia. Ha fatto più di quanto abbiano fatto gli Sclafari e i Magris, i Berlinguer e i Pannella, il popolo comunista e quello radicale, la Dc di sinistra e i cattolici democrat. Ha rovesciato il paradigma, ha battuto nel punto più alto della sua tenuta, l’amore, la carità, il non tenere niente per sé e fare tutto per l’altro, la civiltà cristiana. Certo che la sua vulnerabilità si è dimostrata ad ogni piè sospinto dal dopoguerra ad oggi. Certo che dal divorzio in avanti non è stato più vero neanche statisticamente, sociologicamente e politicamente parlando che il popolo del cristianesimo cattolico non sia minoranza battuta in Italia. Ma che un solo uomo abbia piegato la scienza giuridica positiva, quella che il Kelsen ammoniva non aveva, a ben guardare, niente di metafisico in sé, se non lo sguardo pietrificato di Medusa, del potere. Che un uomo solo abbia trascinato tutti i grandi e nuovi vecchi dell’anticristianesimo e della secolarizzazione militanti ad applaudirlo, a ringraziarlo, ad eleggerlo come Padre Modello. Che gli uomini di chiesa siano caduti tramortiti nei rosari o impotentemente addolorati, o si siano addirittura resi complici e volenterosi carnefici. Bè, questo non era mai accaduto prima, almeno in Italia, sede del papato e dei principi della chiesa universale. Questo non si era mai visto, almeno in un paese che ha conosciuto il fascismo, ma non un prete cattolico primo ministro di un governo della Cecoslovacchia nazista al tempo di Hitler o un pope ortodosso a capo di un plotone di esecuzione staliniano al tempo di Stalin. Perciò, niente distrazioni, il punto su cui rimanere oggi è la breccia di Porta Pia che elegge a Padre Modello Beppino Englaro, la domanda di quel bambino (“ma è vero che è stato il papà a volerla fare morire?”), quella ragazzina che ha vomitato vomitando tutto il mondo. Il resto, quella dei cristianucci per cui tutto è bene quello che finisce bene; quella dei cristianoni del “non è affatto una novità”, è solo una consolazione. Più o meno intelligente, ma comunque insufficiente. Per altro, e mi scuso del linguaggio fiorito e metaforico, il profeta Luigi Giussani non è venuto a portare l’aristotelica e tomistica Treccani del Gesù tascabile. Ma la rivoluzione tra le gambe dei diavolo. Infatti, se Gesù non fosse la verità efficace nella dinamica personale e pubblica presente e fosse necessario scegliere, nel presente pubblico e personale, tra la verità e la consolazione dell’uomo Gesù, sceglierei senz’altro con don Giussani la verità e lascerei a Dostojesvsky il suo buon Gesù. Solo il buon parroco di Roma ha ragione, “una testa pensante e libera fa bene al cuore e riaccenda la Speranza”. Perciò, non distolga il suo sguardo dall’essere e dalla sua intensa partita, caro mio amico. Presto avrà delle nuove a proposito di quanto si sono detti quei due, ieri, mentre l’affettuosa cagnolina se ne infischiava di accalorarsi all’appuntamento biologico riproduttivo con il suo fidanzatino.
Luigi Amicone(tratto da Il Foglio, 13 febbraio 2009)