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Napolitano: ecco perché non firmo

Il testo completo della lettera inviata a Silvio Berlusconi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

di Tempi
"Signor Presidente, lei certamente comprenderà come io condivida le ansietà sue e del Governo rispetto ad una vicenda dolorosissima sul piano umano e quanto mai delicata sul piano istituzionale. Io non posso peraltro, nell'esercizio delle mie funzioni, farmi guidare da altro che un esame obiettivo della rispondenza o meno di un provvedimento legislativo di urgenza alle condizioni specifiche prescritte dalla Costituzione e ai principi da essa sanciti. I temi della disciplina della fine della vita, del testamento biologico e dei trattamenti di alimentazione e di idratazione meccanica sono da tempo all'attenzione dell'opinione pubblica, delle forze politiche e del Parlamento, specialmente da quando sono stati resi particolarmente acuti dal progresso delle tecniche mediche. Non è un caso se in ragione della loro complessità, dell'incidenza su diritti fondamentali della persona costituzionalmente garantiti e della diversità di posizioni che si sono manifestate, trasversalmente rispetto agli schieramenti politici, non si sia finora pervenuti a decisioni legislative integrative dell'ordinamento giuridico vigente. Già sotto questo profilo il ricorso al decreto legge, piuttosto che un rinnovato impegno del Parlamento ad adottare con legge ordinaria una disciplina organica, appare soluzione inappropriata".
"Devo inoltre rilevare che rispetto allo sviluppo della discussione parlamentare non è intervenuto nessun fatto nuovo che possa configurarsi come caso straordinario di necessità ed urgenza ai sensi dell'art. 77 della Costituzione se non l'impulso pur comprensibilmente suscitato dalla pubblicità e drammaticità di un singolo caso. Ma il fondamentale principio della distinzione e del reciproco rispetto tra poteri e organi dello Stato non consente di disattendere la soluzione che per esso è stata individuata da una decisione giudiziaria definitiva sulla base dei principi, anche costituzionali, desumibili dall'ordinamento giuridico vigente.
Decisione definitiva, sotto il profilo dei presupposti di diritto, deve infatti considerarsi, anche un decreto emesso nel corso di un procedimento di volontaria giurisdizione, non ulteriormente impugnabile, che ha avuto ad oggetto contrapposte posizioni di diritto soggettivo e in relazione al quale la Corte di cassazione ha ritenuto ammissibile pronunciarsi a norma dell'articolo 111 della Costituzione: decreto che ha dato applicazione al principio di diritto fissato da una sentenza della Corte di cassazione e che, al pari di questa, non è stato ritenuto invasivo da parte della Corte costituzionale della sfera di competenza del potere legislativo.
Desta inoltre gravi perplessità l'adozione di una disciplina dichiaratamente provvisoria e a tempo indeterminato, delle modalità di tutela di diritti della persona costituzionalmente garantiti dal combinato disposto degli articoli 3, 13 e 32 della Costituzione: disciplina altresì circoscritta alle persone che non siano più in grado di manifestare la propria volontà in ordine ad atti costrittivi di disposizione del loro corpo".
"Ricordo infine che il potere del Presidente della Repubblica di rifiutare la sottoscrizione di provvedimenti di urgenza manifestamente privi dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall'art. 77 della Costituzione o per altro verso manifestamente lesivi di norme e principi costituzionali discende dalla natura della funzione di garanzia istituzionale che la Costituzione assegna al Capo dello Stato - aggiunge - ed è confermata da più precedenti consistenti sia in formali dinieghi di emanazione di decreti legge sia in espresse dichiarazioni di principio di miei predecessori. Confido che una pacata considerazione delle ragioni da me indicate in questa lettera valga ad evitare un contrasto formale in materia di decretazione di urgenza che finora ci siamo congiuntamente adoperati per evitare".

 

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tempi.commentati
1
Rimpiango Sandro Pertini..

Inserito da Marco Bonaccorsi il 16 Febbraio 2009 - 10:22pm

Rimpiango Sandro Pertini.. mi manca

“Credo nei giovani e ne ottengo la loro fiducia perché non compiono l’errore di
molti anziani, educatori o genitori, i quali pretendono di imporre ai giovani la loro
mentalità di anziani”.

Il Presidente della Repubblica

Sandro Pertini

2
Un amico esperto in legge mi

Inserito da flym il 8 Febbraio 2009 - 10:31pm

Un amico esperto in legge mi ha spiegato che il punto più forte delle argomentazioni di Napolitano è il fatto che il Decreto Legge sembra fatto non per un urgenza generica ma per una persona precisa.
E' un cavillo. Un cavillo di quelli per cui è ben detto "summum jus summa injuria", o meglio più letteralmente "lettera [della legge] uccide, è lo Spirito che vivifica".
Ci sono ben tre progetti di legge in Parlamento sulla materia e NESSUNO dei tre permetterebbe l'omicidio di Eluana. Quale che sia la legge ordinaria che il Parlamento approverà è indubbio che l'omicidio in corso sarà sancito tale dalla già attuale volontà del Parlamento. Quindi è ovvio che il DL risponde ad un bisogno personale attuale, ma solo perché i giudici che hanno sentenziato possibile questo omicidio, hanno approfittato del caso -pur personale- della Englaro per creare il precedente, in spregio a quanto il Parlamento sta decidendo. Un DL che fissava quanto già praticamente acquisito dalla maggioranza del Parlamentari (forse addirittura "qualificata") era un semplice ribadire che il Potere Legislativo è del Parlamento, e ai giudici, al Potere Legislativo sta attuare le leggi, non tentare eversivamente di ottenere nella pratica ciò che il Parlamento non vuole. Certo il DL viene sollecitato dal caso Englaro, ma perché dei giudici eversivi hanno usato il caso Englaro, cioè la causa vera e propria del DL non è l'Englaro, ma i giudici che hanno approfittato di un caso, l'unico tra i non molti disponibili a cui sono riusciti ad appigliarsi.

3
Questa è la mia

Inserito da flym il 8 Febbraio 2009 - 10:30pm

Questa è la mia lettera.

Signor Presidente,
devo in coscienza rappresentarle la mia profonda delusione, sorpresa e indignazione per la scelta che Lei ha voluto prendere riguardo al Decreto Legge ieri approvato dal Consiglio dei Ministri in riferimento alla vicenda Englaro.
Delusione, perché ultimamente avevo avvertito l'interpretazione del suo ruolo molto saggia e super partes, come è doveroso; mentre su questa vicenda questa prudenza sembra venuta meno, nonostante lei dichiari nell'incipit di condividere le preoccupazioni che sostengono l'azione -pur non da lei condivisa- del Governo.
Sorpresa perché addirittura interviene per fermare una atto positivo volto chiaramente alla difesa del più debole -unico fondamento di uno Stato di diritto-.
Indignazione perché ciò avviene con motivazioni che io avverto quantomeno deboli.

Lei afferma che il Decreto Legge è inappropriato, ma quale strumento lecito può essere inappropriato per salvaguardare una vita innocente? Questo suo rilievo è davvero inappropriato. Soprattutto per la esemplarità che si è cercata per questo caso, che impone scelte pubbliche e chiare del Legislatore, e tempi rapidi per la natura del problema in ispecie.

Quanto alla mancanza d'urgenza -infatti-, è dai tempi del caso Welby che si discute: è ora di finirla, non si può discutere all'infinito, bisogna decidere. Anche una decisione perfettibile è meglio di niente. Proprio il caso Englaro rende ancor più evidente che c'è -eccome- una urgenza e che è ora di metter termine a discussioni inconcludenti. E -ribadisco- l'urgenza di una vita da salvare dall'arbitrio di altri che ne vogliono disporre a proprio comodo (e per sola furia ideologica visto che il signor Giuseppe Englaro potrebbe disinteressarsi di sua figlia senza ucciderla) è evidente e non accantonabile, anche per la esemplarità che si è cercata sul caso. Quindi proprio il suo citato articolo 77 della Costituzione è correttamente usato sussistendo l'urgenza fondamentale della difesa di una vita innocente da cui trae ragion d'essere uno Stato.

Se esiste poi una distinzione di Poteri, è anche vero che ciascuno di essi ha la sua prerogativa. E -mi permetta- a me hanno insegnato che il Potere legislativo è del Parlamento e il Potere Giudiziario è quello di applicare le leggi. Il Parlamento -a quanto so- ha anche il potere di abrogare leggi e perciò stesso il Potere giudiziario ha il dovere di applicare la nuova normativa anche se non gli aggrada. Se la decisione giudiziaria sul caso Englaro è stata presa -come lei dice- in base alla legislazione vigente (ovvietà che rischia d'essere la classica "excusatio non petita", visti -tra l'altro- gli atti della procura di Udine tesi ad approfondire la questione), ciò non è affatto un argomento che possa giocarsi per evitare che la legislazione venga cambiata. Come motivazione quindi è davvero inconsistente.

Lei si rammarica della dichiarata provvisorietà del Decreto in questione, ma tutti -tutti- i disegni di legge presentati in materia prevedono criteri per cui Giuseppe Englaro non potrebbe uccidere la figlia, come lei gli sta consentendo di fare. Quindi proprio l'imminenza dell'omicidio di Eluana rende il provvedimento del Governo necessario e urgente, e se la natura di esso è parziale o provvisoria ciò ne è la più banale delle conseguenze; ma non costituisce un vulnus costituzionale, né un arbitrario atto di imperio in spregio alla volontà del Parlamento, che tra la larga maggioranza, e l'opposizione di centro, supera addirittura il consenso necessario per cambiamenti costituzionali.

Non esiste quindi né lesione alla Costituzione, né mancanza di urgenza, e immagino che il Governo sia giunto alle mie stesse conclusioni (del resto così sento si sia espresso ieri da notizie radio di stamattina): giusta considerazione dei suoi argomenti (pur stranamente proposti prima di conoscere il contenuti dell'atto del Governo), ma anche valutazione della inconsistenza dei pericoli che lei vi paventa, e chiara e giusta considerazione dello Stato che deve dimostrarsi sollecito per la vita dei più deboli, e quindi urgenza di una azione sia per la vita di Eluana in particolare, sia per la significatività sociale di questo salvataggio, e il suo conseguente valore politico e morale.

Mi scuserà la franchezza, signor Presidente, sono un qualunque nessuno (pur uscito onorevolmente dalle scuole statali) senza titoli in campo giuridico, perciò non ho dimestichezza con le finezze dei codici, ma come cittadino ragiono sui dati a mia disposizione e questo -pur disposto ad essere corretto in merito- le dovevo in coscienza. E per questo, sempre in coscienza, la prego vivamente di confermare la stima che fino ad oggi le ho serbato firmando il Decreto del Governo se ancora può, e non frapponendo ulteriori ostacoli a azioni simili, legittime, urgenti e appropriate.

4
Il testo della lettera da me

Inserito da Dadi il 7 Febbraio 2009 - 5:29pm

Il testo della lettera da me inviata al presidente Napolitano.

Signor Presidente,

non sono un cittadino uso a scendere in piazza per manifestare al servizio di questa o quella ideologia, manovrato dai partiti che da sempre occupano la politica del paese.
Sono spinto a questo gesto estremo e irrituale, ancorché "democratico" quanto inutile, di scriverle per manifestare tutto il mio dissenso al rifiuto da Lei opposto anche all'ipotesi di procedere sull’emanazione di un decreto che più straordinariamente necessario ed urgente di così non avrebbe potuto essere. E’ evidente tuttavia che le parole non hanno lo stesso significato per tutti.
Non posso contare oltre sulla Sua attenzione, quindi andrò al punto.
Siamo schiavi di fronte al totem della Costituzione nella sua immutabilità e la vita (sia pure in una sua forma pervicacemente scomoda) è subordinata non già alla Legge - quando questa dovrebbe essere per la vita - ma ultimamente alle procedure.
Le procedure di burocrati, magistrati cancellieri, uscieri, quelle di un padre alla cui mortale insistenza, nessuno di noi, e tanto meno lo Stato che “brilla” nella propria assenza, ha avuto la responsabilità di opporre una richiesta di rimozione dalla patria potestà.
Pensavo che essere il garante della Costituzione significasse salvarne lo spirito, non solo la lettera, e credevo che una persona della Sua esperienza, anche per aver vissuto i momenti della nascita della Carta Costituzionale, potesse correre il rischio della responsabilità personale (che nessuno può sottrarLe) di fronte alle scelte fondamentali.
Pensavo anche che la Costituzione contenesse principi, invalicabili dalle carte bollate, che tutelano la vita e che la condanna a morte in Italia non fosse ammessa.
Pensavo che i medici avessero un giuramento positivo sulla difesa della vita, mentre per uccidere Eluana c’è bisogno di una clinica con assistenza medica qualificata.
Signor Presidente, siamo di fronte ad un padre che ha fatto del caso della figlia una causa, un proprio oggetto cui ha fatto attribuire il diritto che neghiamo a tutti gli aspiranti suicidi e che non ha avuto la forza di fare (lui) quello che vuole ottenere da altri.
Signor Presidente,
probabilmente Eluana sarà l’unica ad essere lasciata morire di fame con il favore della legge perché dopo questo fatto di burocrazia estrema qualcosa succederà, anche i nostri pavidi politici oseranno.
Lei però avrebbe potuto “riposizionarsi”, lei poteva fare e non ha fatto. Non mi sarei aspettato un Salvo D’Acquisto, ma almeno il calore di un nonno.
La sua coscienza costituzionale è a posto. Spero ne abbia anche un’altra.
Mi ha profondamente deluso, almeno in questa vita.

5
Il Signor Presidente della

Inserito da onedrop il 7 Febbraio 2009 - 3:41pm

Il Signor Presidente della Repubblica sta sbagliando.
La Magistratura sta sbagliando.
La politica sta sbagliando.

Nel dubbio deve prevalelere, se non la ragione, almeno la precauzione.

Tutti, compreso il Signor Presidente della Repubblica dovrebbero vedere il cortometraggio spagnolo opitato da Tempi, possibilmente entro domenica 8 febbraio.
Che lo si mandi in RAI e Mediaset, e che ciascuno assuma le proprie responsabilità. Subito.

6
Come si fa a commentare le

Inserito da celestino ferraro il 7 Febbraio 2009 - 9:50am

Come si fa a commentare le ragioni di un tracotante che sa di essere "legibus solutus"?
Il personaggio col quale Berlusconi si confronta è figlio di quella cultura che fa dello Stato il moloch che ha dominato per decenni nell'Europa dell'Est, nel sud-est asiatico, tuttora in Cina.
Un'entrata a gamba tesa da squalifica immediata.
Celestino Ferraro

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