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L’Europa può barattare l’ingresso della Turchia nell’Ue con i migranti?

marzo 8, 2016 Leone Grotti

Erdogan vuole dall’Ue non solo tre miliardi di euro, ma anche l’ingresso facilitato nell’Unione e un accesso “per direttissima” ai visti Schengen per i cittadini turchi

I tre miliardi di euro, prima di tutto. Nel vertice straordinario di ieri tra Unione Europea e Turchia il primo punto all’ordine del giorno è stato il finanziamento richiesto da Ankara per riprendersi i migranti “economici” salpati dalle sue coste alla volta della Grecia e impedire che ne partano di nuovi. Ma il presidente Recep Tayyip Erdogan, passando agli altri punti dell’incontro, ha cercato di usare la carta migranti per facilitare l’ingresso della Turchia nell’Unione e ottenere un accesso “per direttissima” ai visti Schengen per i cittadini turchi.

LA CONFERMA. Il premier Ahmet Davutoglu (secondo da sinistra nella foto con i responsabili dell’Ue) lo ha confermato: «È il secondo vertice in pochi mesi, e questo mostra quanto la Turchia sia indispensabile per l’Ue e quanto l’Ue lo sia per la Turchia. Abbiamo molte sfide da affrontare insieme nel nome della solidarietà. Ma il quadro deve essere visto nel suo insieme, non solo guardando al problema dei migranti irregolari ma anche al processo di ingresso nell’Ue».

BARATTO RISCHIOSO. Bruxelles può davvero permettersi di barattare l’ingresso nell’Ue della Turchia con un piatto di lenticchie? Il rischio è, per dirla con Can Dundar, direttore del giornale turco Cumhuriyet presto a processo per crimini inesistenti, che «l’Occidente, per chiudere la porta a chi cerca di scappare dall’incendio che [l’Occidente stesso] ha in parte appiccato, chiudendo un occhio su un governo fascista, anneghi insieme ai rifugiati, ai suoi valori, ai suoi principi e a coloro che credono in essi».

LIBERTÀ DI ESPRESSIONE. Ai tanti problemi che hanno precluso fino ad oggi ad Ankara l’ingresso in Europa (popolazione troppo numerosa, reddito pro capite basso, islamizzazione crescente della società, ambizioni regionali non in linea con gli obiettivi europei, mancato riconoscimento del genocidio degli armeni), in questi giorni si aggiunge il sempre più preoccupante stato della libertà di espressione e di stampa. Il 4 marzo un tribunale di Istanbul ha deciso di porre sotto amministrazione controllata il gruppo editoriale che controlla il quotidiano Zaman, il più diffuso nel paese, con l’accusa di riciclaggio. Il direttore è stato licenziato, così come il principale editorialista.

LINEE EDITORIALI. Le ultime uscite del giornale erano state molto critiche nei confronti di Erdogan, che ha in uno dei magnati del gruppo editoriale, l’imam Fethullah Gulen, uno dei suoi principali nemici. Dopo essere stato commissariato, il giornale è tornato in edicola con una linea in tutto e per tutto favorevole all’operato del governo. A novembre, in modo analogo, i giudici avevano sospeso le attività del gruppo editoriale Ipek, che controllava i canali televisivi Bugun e Kanalturk, insieme ai quotidiani Bugun e Millet, definitivamente chiusi pochi giorni fa. Mentre erano sotto amministrazione controllata, la linea editoriale era diventata filo-governativa.

«CRITICHE NON TOLLERATE». La Turchia è anche il paese che vanta il maggior numero di giornalisti arrestati e sotto processo. Come Can Dundar, il direttore appena liberato dalla carcerazione preventiva ma che rischia l’ergastolo per aver inguaiato Erdogan con uno scoop. Dundar ha commentato così il “caso Zaman”: «È la dimostrazione che nelle segrete stanze dello Stato la paura cresce. Non c’è più tolleranza neanche per la più piccola critica. Ma non si può mettere a tacere un’intera società calpestando la legge. La Turchia non resterà in silenzio».

«REGIME AUTORITARIO». Sono cresciuti in modo esponenziale anche le denunce per «insulto al presidente», che gli avvocati di Erdogan sporgono a centinaia. Nell’ultimo anno sono state ben 1.800 e hanno colpito giornalisti, ex calciatori (Hakan Sukur) e accademici. Asli Aydintasbas, ex editorialista del quotidiano Milliyet licenziata perché non in linea con il governo, sintetizza così al New York Times i motivi per cui le democrazie europee non devono fare spazio ad Ankara: «La Turchia sta galoppando a massima velocità verso un regime autoritario. Purtroppo il mondo, e in particolare l’Unione Europea, rimane in silenzio. Il governo qui percepisce la vulnerabilità dell’Occidente, soprattutto da quando è cominciata la crisi dei rifugiati, e osa sempre di più per consolidare il suo potere».

Foto Ansa/Ap


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10 Commenti

  1. Ferruccio says:

    Fare entrare la Turchia in Europa farebbe di mé un potenziale terrorista anti-europeo. A quel punto l’Europa dovrebbe fronteggiare ben due minacce: Isis e Ferruccio incazzato.

    • Massimo says:

      L’Islam inizia a dominarci con il satrapo Erdogan, o reagiamo o ci fanno sparire. Mi associo…..tre minacce Isis, Ferruccio e Massimo incazzati.

      • Filippo81 says:

        Siamo in tanti a pensarla in questo modo, Massimo e Ferruccio,i vertici ue se ne facciano una ragione, il declino di questa ormai lugubre associazione è iniziato.

        • AlessandroT says:

          Che poi scusate amici ma per noi è una situazione lose-lose a voler parlare inglese: che senso ha barattare i milioni di musulmani siriani con milioni di musulmani turchi? Perché la Turchia ha già chiesto la libera circolazione per i suo 80 milioni di abitanti! Che poi sono almeno due volte l’intera popolazione siriana.
          Immaginate poi visto il livello di arretratezza quanti bei fondi europei per lo sviluppo viaggeranno verso il nascente Khanato turco-islamico!
          Tanto vale prendersi questi richiedenti asilo e procedere poi autonomamente ai rimpatri…
          I turchi provengono dall’Asia centrale (Mongolia) le loro origini risalgono ai popoli della steppa e in più si sono convertiti alla religione musulmana e hanno adottato la cultura araba-semitica. Cosa abbiano a che vedere con l’Europa indoeuropea, greco-romana e cristiana lo sanno solo gli eurocrati…

  2. Vale FM says:

    Turchia in Europa? E’ la più bella battuta che abbia ascoltato negli ultimi otto giorni.
    Noi sappiamo molto bene che Europa significa rispettare tutte le libertà della persone, considerate singolarmente e in gruppo. Già alla luce di quanto è avvenuto negli ultimi anni (giornali chiusi, manifestazioni d’opposizione duramente represse, incarcerazioni e omicidi eccellenti, repressione delle minoranze etniche, limitazione gravissima della libertà di religione soprattutto nei confronti dei cristiani di varie confessioni) si dovrebbe escludere questa pseudo democrazia dal consesso europeo.
    Sappiamo molto bene che la Turchia non fa i conti con la propria storia recente. Il genocidio degli Armeni non mi risulta che sia ancora considerato tale dalle istituzioni e dalla gran parte del popolo turco. E il presidente turco arrivò addirittura a minacciare il Papa per aver detto la provata Verità. Roba da matti.
    Sappiamo anche molto bene che Turchia significa Paese di oltre settanta milioni di abitanti a maggioranza musulmana sunnita, il cui governo è accusato, con prove oserei dire inconfutabili, di avere rapporti politici ed economici col terrorismo di matrice jihadista che oggi ha il nome di ISIS. Quanto il petrolio venga smerciato al confine con la Siria è oggetto di documentazioni da parte del governo russo. (Ahimè qui c’è da considerare che i governi europei hanno gravissime colpe dal momento che trattano armi con i Paesi coinvolti nel terrorismo internazionale).
    Sappiamo molto bene che nel corso della sua storia, l’Europa cristiana ha sempre dovuto fronteggiare con sanguinose guerre le aspirazioni di conquista ottomane. E l’Islam, di per sè, è teologicamente votato alla conquista del mondo e alla sottomissione degli infedeli, checchè i buonisti e falsi pacifisti dicano.
    Quindi, che cosa c’entra la Turchia con l’Europa? meno di un tubo. Il problema dei migranti si può risolvere fermando le ostilità contro Assad e concentrandosi a combattere seriamente l’Isis a fianco dei governi russo e siriano. Punto. Turchia in Europa? ma per piacere

  3. Sebastiano says:

    Una richiesta in perfetto stile “cravattaro”: “o mi date i soldi e mi aprite l’ingresso in europa o vi spedisco tutti i migranti. Nel frattempo, già che ci sono, sbatto in galera tutti gli oppositori interni”.
    La cosa triste però non è questo pagliaccio, osannato a suo tempo da tanta sinistra – oggi smemorata – che lo vedeva come il baluardo della democrazia e della laicità (giusto perché attaccava il papa).
    E’ che, in europa, l’Angelona da Berlino gli sta facendo da zerbino.

  4. Filippo81 says:

    Gentile Vincenzo Tam, premesso che il 90% dei “profughi” che approdano in Europa non sono tali ,si può dedurre che costoro ritengono inutile emigrare verso Paesi che sono già islamici, vengono invece da noi per convertirci alla loro religione.Tra l’altro poi,emigrare verso le monarchie del Golfo è un’esperienza amara (basti vedere come vivono tanti immigrati asiatici e africani da quelle parti )non esiste la vita d’albergo,il menu etnico,le ricariche per il cellulare,le tute sportive ,la “paghetta”, ecc, cioè tutte quelle gentili concessioni ( con i soldi di noi contribuenti )che vengono elargite ai “profughi” e che vengono però negate ai nostri tanti giovani ai limiti dell’indigenza.Da quelle parti l’immigrato lavora sodo e deve adeguarsi agli usi locali zitto e muto, non esistono rivolte nei centri d’accoglienza , proteste o cose del genere, chi esce fuori dal seminato se ne pente amaramente da quelle parti.Chi fa il riottoso il minimo che gli può capitare è l’espulsione.

    • Sebastiano says:

      E per di più i paesi maggiorenti (Arabia Saudita e Qatar in testa) hanno detto chiaro e tondo che non li vogliono (alla faccia del solidarismo islamico). In compenso sono disposti a scucire i soldi per costruire 400 (diconsi quattrocento) moschee in europa.
      No comment.

  5. AlessandroT says:

    La Turchia si sta trasformando in un Khanato islamico che la forma di governo che i popoli turchi hanno sempre espresso in ogni tempo e in ogni dove e che ancora oggi esiste in forme più o meno evidenti in tutti i paesi turchi come Azerbaijan, Kazakhstan, Uzbekistan Turkmenistan ecc… questo perché i turchi sono un popolo asiatico non indoeuropeo e chiunque conosce la loro storia da che sono comparsi dall’Asia Centrale (Mongolia) e da lì espansi in Turkestan (=il paese dei turchi cioè le terre tra Il Mar Caspio e la Muraglia Cinese), Russia, Medio Oriente e infine Anatolia.
    Se nei trattati “costituenti” dell’Ue fosse stata fatta menzione che le radici dell’Europa sono custodite nella tradizione culturale, storica e spirituale dei popoli indoeuropei che l’hanno da tempo immemorabile abitata il problema dell’ammissione della Turchia non si sarebbe mai presentato. Non l’hanno fatto perché non era questo il loro obbiettivo in quanto l’Ue avrebbe avuto una fisionomia opposta a quella attuale e anche perché sarebbe stato a loro dire razzista. Le radici indoeuropee dal punto di vista culturale sono consacrate nella civiltà greco-romana (osservate infatti come vengono trattate le due “culle dell’Europa”) e nella religione Cristiana. Tutto il resto comprese le antitesi consegue da queste tradizioni culturali arcaiche.
    I turchi hanno altre origini culturali, asiatiche e a differenza dei finnici, degli ungheresi e degli slavi, non hanno mai assimilato lungo la loro storia la tradizione culturale occidentale ma anzi quella semitica, araba e islamica. Per cui i turchi hanno radici nomadi delle steppe, islamiche e semitiche. Non sono un popolo europeo né per origine (indoeuropei) né per cultura sebbene un numero significativo di essi abbia assunto parte dell’eredità culturale occidentale.
    Abitano una terra che fu un tempo europea/occidentale e anzi una delle più importanti (Costantinopoli, Ionia) le cui rovine e musei potete ammirare ancora oggi ma si tratta appunto di rovine.

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