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«Europa, non tagliare i fondi al Banco alimentare. Chiudiamo una sede del Parlamento europeo»

novembre 23, 2012 Matteo Rigamonti

Intervista all’europarlamentare Mario Mauro sull’approvazione del bilancio europeo 2014-2020: «Tagliare non conviene: un euro investito nel bilancio dell’Ue rende 95 centesimi, mentre un euro investito nel budget nazionale ne rende solo 50».

Ore cruciali per le sorti dell’Unione europea: nei prossimi giorni infatti si decidono l’approvazione del bilancio 2014-2020 e lo stanziamento della seconda tranche di aiuti alla Grecia. Mario Mauro, capogruppo della delegazione italiana nel Ppe al Parlamento europeo intervistato da tempi.it, si fa portavoce di associazioni e onlus al servizio dei più poveri che potrebbero ricevere 2.5 miliardi di euro per il periodo 2014-2020, pari a 335 milioni di euro l’anno. Cioè il 30 per cento in meno di quanto ottenuto finora. «Risparmiando sul bilancio dell’Unione europea non si contribuisce a un risparmio e a un rigore generale. Chi la pensa così commette un errore imperdonabile».

Mario Mauro, è vero che l’Unione europea vuole tagliare i fondi agli indigenti a partire dal 2013?
Anzitutto è doveroso fare una premessa: tutti noi dobbiamo essere consapevoli che lo scontro in atto in questo momento all’Eurogruppo non è sulle singole voci di spesa a bilancio dell’Unione. Nient’affatto. Lo scontro in atto è sulla natura del bilancio Ue in quanto tale. Il ragionamento che alcuni Stati stanno facendo è il seguente: visto che c’è la crisi e tutti i governi tagliano, allora anche Bruxelles deve tagliare. È il caso della Gran Bretagna, per esempio, dove i laburisti hanno chiesto a Cameron di tornare in patria con un taglio del 30 per cento in tasca; se così non dovesse essere vorrebbe dire che Cameron, ai loro occhi, quando parla di autonomia dalla burocrazia di Bruxelles, racconta balle.

Ma di quanti soldi si sta parlando?
Il bilancio dell’Ue ammonta a circa 140 miliardi di euro l’anno. Se si decide di tagliare il bilancio gli Stati nazionali non risparmieranno niente, anzi, spenderanno comunque quei soldi ma diminuendo l’efficienza della spesa. Già oggi infatti gli studi della Commissione europea ci dicono che un euro investito nel bilancio dell’Ue rende 95 centesimi, mentre un euro investito nel budget nazionale rende solo 50 centesimi. Ecco perché non conviene tagliare.

A cosa servono tutti questi soldi?
A diverse cose, come per esempio costruire reti ferroviarie per il trasporto e finanziare progetti erasmus. Spese, insomma, che contribuiscono ad aumentare l’efficacia e l’efficienza della spesa pubblica. E che oltretutto vanno a vantaggio dei protagonisti della vita sociale: le imprese e gli studenti in primis. Prenda l’erasmus: fa risparmiare le famiglie contribuendo all’irrobustimento del mercato della conoscenza. Per quanto riguarda l’Italia, invece, le voci finanziate sono soprattutto i fondi agli indigenti, gli erasmus, il fondo di coesione e l’agricoltura. Torno a ripeterlo: si tratta di capitoli di spesa che non fanno spendere di più ma di meno, secondo una logica sussidiaria. Non è uno spreco di soldi per il pubblico, è un risparmio.

Ci faccia un esempio.
Il Banco alimentare che utilizza i fondi agli indigenti e fa risparmiare soldi al pubblico, nobilitando gli sprechi alimentari, riutilizzandoli.

Quale è la posizione del Parlamento europeo?
Se l’entità dei tagli sarà tale da mettere a repentaglio la sicurezza di chi gode di questi fondi, allora faremo saltare l’accordo di bilancio. È una soluzione rischiosa ma che risponde a una sua logica: se si adotta l’esercizio di bilancio provvisorio, infatti, rinegoziare anno per anno il bilancio avrebbe il vantaggio di lasciarne intatta la struttura. Non siamo contrari in assoluto ai tagli ma bisogna chiarire dove questi vanno a colpire. Una cosa a cui non ci opporremmo, per esempio, è la soluzione del problema della doppia sede (e delle doppie spese) del Parlamento europeo, una a Strasburgo e un’altra a Bruxelles. Questa è anche la posizione del presidente del Ppe Martin Schulz, cui tutti noi ci affidiamo per trattare con il Consiglio.

Questo fine settimana si decidono anche le sorti degli aiuti alla Grecia. Cosa dobbiamo aspettarci?
La priorità è quella di andare a fondo degli impegni assunti. L’Europa nei confronti della Grecia e la Grecia nei confronti dell’Europa. Non saranno certo le elezioni in Germania a decidere l’esito delle trattative. L’imperativo era e resta quello di salvare Atene.

Come ha reagito alla nomina del cattolico Tonio Borg a commissario europeo alla Salute e alla Tutela dei consumatori?
Sono soddisfatto perché è una personalità politica di spicco e preparata. E sono felice perché non ha prevalso l’approccio ideologico del gruppo socialista, anche per effetto della disobbedienza di alcuni suoi membri.

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