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Eterologa, perché no? Basta alimentare la “cultura della donazione” (che ha questi effetti collaterali)

novembre 18, 2014 Benedetta Frigerio

Egg freezing, egg sharing e gamets crossing, cosa sono? Costi umani ed economici di pratiche solo apparentemente innocue

bambini_provetta1A sette mesi dalla decisione della Corte Costituzionale di abolire il divieto all’eterologa, siamo in alto mare. Dopo l’euforia della stampa progressista per la sentenza della Consulta, infatti, iniziano ad emergere i problemi. Non quelli morali, beninteso, quanto quelli più prosaici legati alla carenza di spermatozoi e ovociti. Infatti, a meno non li si voglia pagare (aprendo così campo a un business e a un mercato poi difficilmente controllabili), occorre trovare un’altra via. Quale? Il Corriere della Sera del 12 novembre scorso ha presentato come praticabile quella della “donazione” gratuita di gameti. Vediamo di cosa si tratta e quali sono gli effetti collaterali delle tre proposte che il Corriere dimentica di illustrare.

TRE SOLUZIONI. La prima soluzione proposta è l’egg freezing che, tradotto, suona più prosaicamente come “congelamento d’ovuli”; la seconda è l’egg sharing, la donazione di ovociti in sovrannumero; e la terza il gamets crossing, in cui anonimamente parenti o amici di una coppia danno i propri gameti a una clinica che, in cambio, provvederà a fornire alla coppia stessa i gameti dei parenti di un’altra.  

FUORI CASA. Vediamo cosa accade nei paesi in cui le tre pratiche sono già stata adottate. Partiamo con il congelamento di ovuli: l’American Society for Reproductive Medicine (Asrm) ha messo in guardia chi pensa di dedicarsi al lavoro per poi avere bambini all’eta desiderata, spiegando che la probabilità che un ovulo congelato porti a una gravidanza va dal 2 al 12 per cento. A seconda dell’età la donna produce dai 6 ai 25 ovuli a ciclo. Ovviamente, più sono più crescono le possibilità di sopravvivenza al congelamento, scongelamento e impianto (statisticamente una donna ha bisogno di un numero di ovuli che vanno da 8 a 12 per rimanere incinta). Pertanto con l’innalzarsi dell’età e dei tempi di congelamento le probabilità di una gravidanza diminuiscono. Nel 2013 il Medical College dell’Università della California, insieme alla facoltà di medicina dell’università turca di Kirikkale, ha condotto una meta-analisi su più di 2.200 cicli di congelamento e scongelamento, scoprendo che la probabilità di partorire dopo tre cicli era del 31,5 per cento per le donne che avevano congelato gli ovuli a 25 anni, del 25,9 a 30, del 19,3 a 35 e del 14,8 a 40 anni. Ecco perché, sempre l’Asrm, dichiarava che usare «questa procedura per rimandare la gravidanza può dare alle donne una falsa speranza».

I PREZZI. Tutto ciò non senza alimentare un mercato milionario: in una ricerca pubblicata nel 2010, sullo stato degli ovociti congelati negli Stati uniti, i due terzi delle cliniche hanno offerto servizi per ritardare le gravidanze, ma non senza costi. Un ciclo di congelamento costa dai 7 mila ai 12 mila dollari, esclusi i medicinali e i costi di crio-conservazione, che vanno dai mille ai tremila l’anno.
Il centro di fecondazione assistita della New York University ha ammesso: «Cinque anni fa solo il 5 per cento delle nostre procedure era relativo al congelamento di ovuli, prevalentemente per le donne malate di cancro. Nel 2013 il congelamento di ovuli è diventato un terzo del nostro business». In sintesi, il congelamento di ovuli spinge a rimandare le gravidanze naturali con scarsa probabilità di successo, ma alimentando il mercato della fecondazione artificiale.

LE MALATTIE. Per quanto riguarda la pratica del gamets crossing ci si dimentica dei danni che le stimolazioni ovariche hanno prodotto in tutti i paesi dove è legale donare ovuli. Una sintesi eloquente fu presentata dalle interviste alle donatrici riportate dal documentario eggsploitation. Ma sono numerosi gli studi che riportano effetti come i tumori, la sterilità, le trombosi e addirittura la morte delle donatrici. Che dire poi della proposta di donare gli ovuli in sovrannumero e congelati dopo un ciclo di fecondazione a un’altra donna? Restano i costi del congelamento di oltre mille euro all’anno, il successivo pagamento della fecondazione assistita e lo scarso successo della pratica.

SIAMO PRONTI. La cosiddetta donazione gratuita, quindi, è tutta a vantaggio delle cliniche della fecondazione assistita. Come dichiara al telefono a tempi.it un’operatrice dell’AIDAGG (Associazione per la donazione gratuita), che ha ideato l’incrocio di gameti e che ha già messo in atto la condivisione di ovociti: «Siamo già pronti a donare gli ovuli delle donne che hanno congelato i loro nella nostra clinica. Il tutto senza spese». Ma non è esattamente così, precisa poi l’operatrice, perché i cilci di fecondazione poi andranno pagati: «Quelli non possono essere gratuiti». La donazione serve quindi a «ovviare all’acquisto di gameti all’estero. Siamo da sempre all’avanguardia nel campo: siamo noi ad aver spinto per il ricorso contro il divieto all’eterologa e contro il divieto alla diagnosi pre-impianto».

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1 Commenti

  1. Maria Teresa scrive:

    Non ho capito, Elizabeth…..Non si può amare e desiderare un bambino abbandonato ancor prima di accoglierlo in casa, fra le proprie braccia?Al bambino si dona un padre e una madre, ad una famiglia un figlio… che differenza c’è? Ah! con le eterologhe ci può essere il proprio sangue, parte del nostro dna…e non sempre.Che pallido legame, del quale la sapienza dell’anima invita a diffidare. E’ tanto difficile amare una creatura abbandonata come un figlio?Sì, amare veramente è difficile. Si ama sempre “a condizione che”.

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