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Estorsioni, sequestri, ruberie, donazioni e petrolio a fiumi. Ecco come lo Stato islamico ha fatto fortuna

settembre 12, 2014 Leone Grotti

Solo dai pozzi petroliferi conquistati in Iraq e Siria i terroristi guadagnano come minimo 1,2 milioni di dollari al giorno. La vera domanda è: «Che cosa faranno con tutti quei soldi?»

Barack Obama ha annunciato che gli Stati Uniti formeranno una coalizione per danneggiare e distruggere in via definitiva lo Stato islamico sia in Iraq sia in Siria. L’operazione, però, sarà lunga, soprattutto perché i terroristi del nuovo califfato dispongono di molti soldati e grandi quantità di denaro per comprare gli arsenali militari per difendersi.

isil-video-propagandaPIZZO PER I MUJAHEDDIN. Secondo un’indagine di Reuters, lo Stato islamico, oltre a ricevere finanziamenti da alcuni Paesi esteri (come il Qatar), riesce ormai ad autofinanziarsi con estorsioni, imposte ai cittadini delle città conquistate, vendita del petrolio e riscatti incassati dai parenti o dai governi per rilasciare le vittime dei rapimenti.
Il padrone di un negozio di alimentari a Mosul racconta all’agenzia di essersi rifiutato di pagare una specie di pizzo ai miliziani. Per convincerlo questi hanno fatto esplodere davanti al suo negozio una bomba, obbligandolo a versare 100 dollari al mese. «Chi si rifiuta alla fine viene rapito e la famiglia è costretta a pagare un riscatto. Per ogni pagamento ti danno una ricevuta dove riconoscono “il sostegno ai mujaheddin”. Chiedono soldi a tutti: piccoli mercanti, proprietari di stazioni di petrolio, proprietari di generatori di corrente, industrie, grandi fabbriche, farmacisti, dottori. Tutti devono pagare».

ESTORSIONI E PETROLIO. Nella città siriana di Mayadin, riferisce un sostenitore dello Stato islamico, Abu Hamza al-Masri, i terroristi hanno riempito le strade di checkpoint e tutte le macchine che vengono fermate devono pagare qualcosa. «Ai passeggeri viene chiesto di aprire il portafogli. Se fanno resistenza gli viene puntata una pistola alla testa», dichiara un ribelle siriano di Deir Ezzor.
Al momento, però, secondo il Brookings Doha Center, la principale fonte di guadagno dei terroristi è il petrolio. Secondo l’analista Luay Al-Khatteeb, lo Stato islamico dispone in Iraq di cinque campi petroliferi e sei in Siria, ciascuno dei quali comprende tra i 40 e i 70 pozzi. «Il petrolio viene esportato in Turchia attraverso alcune compagnie petrolifere irachene. Al momento producono circa 25 mila barili al giorno, guadagnando facilmente almeno 1,2 milioni di dollari al giorno, anche vendendo il petrolio al prezzo scontato di 25-60 dollari al barile».

isis-foleyRICCHI SEQUESTRI. Un’altra ingente fonte di guadagno per i terroristi sono i sequestri. Secondo ABC News gli islamisti hanno appena chiesto agli Stati Uniti un riscatto di 6,6 milioni di dollari per rilasciare una cittadina americana di 26 anni. Secondo il tedesco Focus, la Francia ha recentemente pagato allo Stato islamico 18 milioni di dollari per la liberazione di quattro ostaggi francesi. Questo, senza contare il denaro rubato dalla banca di Mosul una volta conquistata la città. Secondo fonti di Reuters, i residenti possono ritirare il 10 per cento dai loro conti in banca a patto che il 5 finisca nelle tasche dei terroristi.

PAGA DEL JIHADISTA. La vera domanda da farsi, secondo l’analista della Rand Corporation Patrick Johnston, a questo punto è: «Che cosa faranno ora con tutti quei soldi?». La prima spesa è sicuramente la paga dei soldati. Se ai tempi di Al Qaeda un jihadista guadagnava appena 40-50 dollari al mese, sotto il califfato si viene remunerati con cifre che vanno fino ai 400 dollari al mese, più i contributi per moglie e figli, e 800 dollari al mese per i jihadisti stranieri. Come vengono impiegate le altre somme non si sa, anche se certo i terroristi sono sempre ben armati.

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