Venerdì 12 Marzo 2010 L’America latina ha un nuovo eroe. Il popolo che ha salvato la propria democrazia dal chavismo dilagante. Lottando contro il mondo intero
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Tegucigalpa
Normalmente gli honduregni non hanno l’arroganza dei venezuelani, e nemmeno il senso di pretesa superiorità degli argentini. Sono più taciturni dei cubani e dei nicaraguensi, e quanto a educazione sono più vicini ai costaricani o ai guatemaltechi, ai panamensi o agli argentini. Però nel modo di trattare le persone si destreggiano con uno spagnolo limpido, privo di suoni stridenti e di ermetiche espressioni idiomatiche, e in questo si avvicinano ai colombiani; come loro, parlano una lingua soave, dal sapore di cose stagionate, come spagnoli del XIX secolo appena arrivati nel continente americano.
Tuttavia, nonostante queste virtù, gli honduregni non godono del rispetto dei loro fratelli latinoamericani. Hanno poco territorio e la loro popolazione è povera, non hanno nemmeno petrolio o gas nel sottosuolo. Ma le cose hanno cominciato a cambiare, perché adesso gli honduregni camminano a testa alta, col sorriso a fior di labbra; e ogni volta che nasce una conversazione opinano e pontificano su quello che si deve fare quando si deve difendere il sistema politico democratico. Un guatemalteco mi diceva la settimana scorsa che gli honduregni sono cambiati molto, e il cambiamento si deve al fatto che hanno realizzato un’impresa che nessuno aveva tentato finora: arrestare il totalitarismo chavista, frenare le orde del “socialismo del XXI secolo” e seppellire i resti del moribondo castrismo cubano. È ciò che gli honduregni hanno fatto a partire dal 28 giugno scorso.
In quella data il popolo si è sollevato contro un governo autoritario che voleva cambiare l’ordine legale e modificare il modello dell’economia di mercato. Senza che fosse necessario sparare un solo colpo, con la semplice e ordinata mobilitazione delle donne e dei giovani, i giudici hanno emesso l’ordine di cattura. E l’ex presidente Zelaya, che aveva voluto agire fuori della legge, è stato collocato fuori del potere. All’estero, grazie all’influenza del discorso chavista, contro gli honduregni si è scatenato il cielo. Sono stati accusati di aver compiuto un golpe, perciò dovevano essere bruciati sulla pubblica piazza. Gli ambasciatori, compreso quello italiano, furono ritirati, l’Organizzazione degli Stati americani (Osa) ha condannato ed espulso l’Honduras senza nemmeno ascoltarlo; e l’Onu, sotto la spinta di Chávez e dei suoi discepoli nicaraguensi, ha negato all’Honduras l’elementare diritto alla difesa. L’apparato mediatico chavista si è scatenato contro un paese che, in quel momento, si era ritrovato sulle spalle, nonostante le sue limitate possibilità, la responsabilità della difesa della democrazia occidentale.
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