tempi.esteri Martedì 09 Febbraio 2010 
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Sovrani in casa nostra

Il commissario nazionale dei Diritti umani non teme le minacce dei vicini e attacca: «Zelaya si era trasformato in usurpatore dei poteri dello Stato»

di Rodolfo Casadei

Ramon Custodio è il commissario nazionale dei Diritti umani, istituzione prevista dalla Costituzione honduregna e la cui nomina è competenza del Parlamento, che ha accettato di parlare in esclusiva con Tempi di quel che accade nel suo paese.


Dottor Custodio, a dieci giorni dall’inizio della crisi, com’è la situazione dei diritti umani nel paese?
Fino agli incidenti di domenica all’aeroporto, la situazione era normale. La Commissione nazionale per i diritti umani ha 16 uffici sparsi su tutto il territorio nazionale, e stiamo investigando ogni denuncia che ci viene fatta. Fino a questo momento non si registrano detenuti per motivi politici incarcerati presso commissariati di polizia o caserme dell’esercito. Le persone sono libere di esprimere le loro opinioni, incluso l’opposizione al governo. Sono state fermate alcune emittenti televisive perché incitavano al disordine e alla violenza. Attualmente l’unico diritto soggetto a restrizione è la libertà di movimento, perché c’è un coprifuoco che va dalle 9 della sera alle 6 della mattina successiva. Con la ricaduta positiva di una riduzione della criminalità, che era diventata rampante negli ultimi tempi del presidente Zelaya.


Come definirebbe quello che è avvenuto in Honduras con la deposizione di Zelaya: un colpo di Stato, un’azione legale nel solco costituzionale, o un pasticcio?
Quel che è successo è che l’ex presidente Zelaya ha abusato della sua posizione, ha usurpato gli altri poteri dello Stato e ha disobbedito alle sentenze del podere giudiziario e del Tribunale elettorale nazionale. Si era trasformato in un usurpatore dei poteri dello Stato. E l’articolo 3 della nostra costituzione riconosce al popolo il diritto all’insurrezione. Quel che è successo è l’esercizio legittimo di questo diritto all’insurrezione, e non un colpo di Stato. In questo momento i tre poteri della repubblica, giudiziario, esecutivo e legislativo, stanno funzionando normalmente. Il potere legislativo era in difficoltà perché Zelaya lo aveva privato dei suoi fondi: negli ultimi due mesi i deputati non avevano ricevuto il loro salario, e nemmeno era stato finanziato il capitolo di bilancio per le prossime elezioni, che pure erano state indette da un mese e mezzo.


Avete certamente tutte le ragioni dal punto di vista sostanziale, ma non vi sembra che la forma della deposizione non sia del tutto legale?
No, perché il diritto all’insurrezione contro chi usurpa il potere è iscritto nella nostra Costituzione. Zelaya non intendeva ragioni, bisognava rispondere alle sue azioni di forza con una forza maggiore e controllata. Forse abbiamo risparmiato uno spargimento di sangue che altri popoli non avrebbero saputo evitare.


E adesso cosa pensa che succederà? L’Osa, dopo la missione inviata nel vostro paese, ha deciso di espellervi dall’organizzazione. C’è ancora spazio per un compromesso?
Non mi meraviglio delle azioni dell’Osa. Il suo segretario, Josè Insulza, aveva inviato un osservatore speciale per accompagnare l’ex presidente nell’insediamento del referendum illegale. Poi dopo la sua deposizione ci ha lanciato un ultimatum di 72 ore per lasciarlo rientrare. Quindi, a ultimatum già scaduto, è giunto nel nostro paese facendosi precedere da una dichiarazione in cui diceva che non veniva per negoziare. Dunque veniva per comandare. L’Osa, che dovrebbe proteggere la democrazia, pretende che il popolo honduregno che si è sollevato per difenderla si sottometta alla sua volontà capricciosa. La verità è che Insulza sta lavorando per la sua rielezione, e ha bisogno dei voti dei paesi dell’Alba. Ci hanno espulso? Possiamo vivere senza l’Osa: Cuba è stata espulsa e sopravvive da 50 anni.


Non teme l’isolamento economico?
La sovranità di un paese è qualcosa che non si compra e non si vende.  

 

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