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Essere lì, a scrutare il Cristo con gli occhi di Pietro. Un grande libro di padre Mauro Lepori

luglio 15, 2015 Antonio Simone

L’abate generale dell’Ordine cistercense “rivede” la vita di Cristo dalla prospettiva umana del pescatore Pietro, fra gioie, speranze, dolori e rinnegamenti, fino alla comprensione del compito che l’eterno aveva donato a lui

pietro-gesu-gerusalemme-gallicantu-shutterstock_263054858-kDifficile trovare un libro in cui non viene nascosto, neppure per un attimo, il desiderio di immedesimarsi con la storia umana eccezionale dell’uomo chiamato ad essere la pietra su cui costruire la Chiesa. Simone chiamato Pietro (Cantagalli, 112 pagine, 11 euro) il bellissimo libro di padre Mauro Giuseppe Lepori, abate generale dell’Ordine cistercense dal 2010, ricerca, nel seguire la vita di Pietro, il senso della propria vita, del proprio essere e della vocazione. La vita di Cristo, rivista dagli occhi umani del pescatore Pietro, fra gioie, speranze, dolori e rinnegamenti, fino alla comprensione del compito che l’eterno aveva donato a lui.

In questa strada, che ripercorre tutti gli episodi dei Vangeli, che sempre ci sembra di aver capito, ma sempre ci riservano aspetti sconosciuti, ci si ritrova attori della stessa voglia e desiderio di Lepori: vivere l’eccezionalità di Cristo nella dimensione della scoperta della verità ultima del proprio umano. Essere lì, come Pietro a scrutare il Cristo, con le stesse domande che il carisma dell’autore ti fa partecipare come tue, in quanto sono proprio lo stesso desiderio di scoprire la verità.

Pietro, Lepori e te, con la medesima voglia di infinito, umanità e senso del minuscolo e insostituibile agire di ciascuno dentro l’immensa storia della rivelazione.

Due assaggi per capire la stoffa dell’autore:

«Le guardie stavano per arrestarlo, ma proprio in quel momento dignitari e guardie uscirono con Gesù legato in mezzo a loro; così, senza volerlo, Pietro si trovò a urlare il suo ultimo rinnegamento non rivolto alle facce arcigne e minacciose delle guardie, ma fissando Gesù che a sua volta lo fissava. Faceva già abbastanza giorno perché lo sguardo del Signore raggiungesse Simone con tutta la sua profondità. (…)
Ma tutte queste frasi, tutti questi avvenimenti, non erano, negli occhi di Gesù, che una storia d’amore, e per la prima volta, forse, Pietro capì, anzi vide, quanto Gesù lo amasse, quanto gli era amico. Le parole del suo rinnegamento – “Non conosco quell’uomo!” – si riverberavano come un’eco negli occhi pieni di amore e di sofferenza del Maestro, e ricadevano nel cuore di Simone come sale su una ferita. Non aveva mai veramente amato l’amore di Gesù, e misurò nel suo proprio cuore tutta la solitudine, tutto l’abbandono, del suo unico Amico e Padre. No, non erano i Giudei, non erano i Romani che ferivano Gesù in quella notte, ma lui, Pietro! L’abbandono degli amici è una ferita più amara dell’ostilità dei nemici.
Ora Pietro avrebbe dato veramente la vita per il Signore. Ora capiva che era disposto a perdere tutto per Lui. E in questo istante senza fine – che non finirà mai – gli occhi di Simone domandarono a Gesù di poter morire con Lui. E in questo istante senza fine, lo sguardo del Signore gli rispose: Non ora! Più tardi! E in questo istante senza fine, Pietro non sollevò nessuna obiezione e accettò il dono dell’impotenza, il dono di non poter fare nulla, il dono del fallimento della sua volontà, la grazia dell’impotenza del suo amore. Simone, chiamato Pietro, accolse la ferita dello sguardo non-amato di Gesù e sentì sgorgare nel suo cuore una sorgente amara.
Il gallo cantò.
Gesù non era più lì.
Pietro era già fuori, versando per Gesù il sangue delle sue lacrime».

* * *

mauro-giuseppe-lepori-simone-chiamato-pietro«Pietro si accorse che i miracoli avvenivano anche se solo la sua ombra veniva a sfiorare i malati (cfr. At 5,15). Ne provò un sentimento strano, diverso da quella insofferenza che istintivamente provava nei confronti della folla quando percepiva che si entusiasmava per lui e non abbastanza per il Signore che faceva tutto. Bastava dunque la sua ombra per compiere le meraviglie di Dio? (…)
Si rammentò di una frase che un giorno Gesù aveva proclamato proprio lì, a Gerusalemme, durante la festa delle Capanne: “Io sono la luce del mondo” (Gv 8,12). Sì, solo Gesù era la luce, solo Cristo era il sole della Vita, della sua Vita e della Vita di tutta quella gente. Eppure, non era il sole che guariva questi malati, ma la sua ombra. Senza il sole non ci sarebbe stata l’ombra, ma senza l’ombra sembrava che non ci sarebbero state le guarigioni. Che mistero! (…)
Ripensò allora alle tante ombre della sua vita: al suo carattere, alla sua testardaggine, alle parole e alle azioni di cui si pentiva, a ciò che non aveva fatto; pensò soprattutto ai tre anni vissuti stretto a Gesù: quanto spreco di occasioni, quanta poca attenzione e docilità! E viveva con la Luce del mondo, con il Signore dell’universo! E poi, ancora e sempre, il rinnegamento, così meschino, così stupido, così gretto. Ombre, ombre, ombre ovunque, ombre sempre. Tutto in lui era ombra! (…)
Un’idea gli trafisse la mente e lo fece voltare di scatto verso il sole. Il sole non vede mai le ombre! Il sole manifesta la nostra opacità, ma lo fa illuminandoci, e l’ombra che si crea non è mai al suo cospetto. Ancora una volta Simone pensò allo sguardo di Gesù. Mai Gesù lo aveva guardato mettendo in evidenza la sua miseria, neanche nel cortile del sommo sacerdote. (…) Solo noi peccatori vediamo le ombre sul volto degli altri perché il nostro sguardo è privo di luce. Oh, certo Gesù conosceva la nostra opacità, ma il suo cuore non poteva che amarla, cioè perdonarla, redimerla, salvarla, purificandola con la luce del suo sguardo».

Ah, dimenticavo, padre Lepori parlerà al Meeting di Rimini venerdì 21 agosto alle 17.

Icona Tradimento di Pietro da Shutterstock


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