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Esercito, soldi sprecati? La verità è che l’Italia spende poco

luglio 19, 2012 Francesco Amicone

Intervista a Gianandrea Gaiani. «Per la difesa, spendiamo meno dello 0,9% del Pil, mentre lo standard Nato prevede che il rapporto fra spesa militare e Pil debba essere più del doppio del nostro attuale, cioè del 2%».

Sono giorni di polemiche. La spending review disposta dal governo ha colpito tutti i ministeri e tutta l’amministrazione dello stato. Anche la difesa subirà tagli per più di tre miliardi.  È vero che la nostra spesa militare è così elevata da giustificare tagli anche più pesanti, come auspicato da vari politici italiani? Nonostante quello che si sente spesso dire, l’Italia per il suo esercito spende poco, all’incirca 13 miliardi e mezzo l’anno. «E con i tagli già approvati arriveremo a quota 10 miliardi» dice a tempi.it Gianandrea Gaiani, direttore di AnalisiDifesa e opinionista per il Sole24Ore e Libero. «Per la difesa, spendiamo meno dello 0,9% del Pil, mentre lo standard Nato prevede che il rapporto fra spesa militare e Pil debba essere più del doppio del nostro attuale, cioè del 2%».

Cosa accadrà con i tagli previsti dalla spending review?
Si tenterà di ridurre il personale e di risparmiare qualche miliardo. Il taglio del personale non è un problema, se fosse immediato. Però bisognerebbe mantenere la spesa militare a 13,5 miliardi di euro. Alla fine, invece, si taglieranno risorse e dovremo comunque provvedere allo stipendio dei militari in aspettativa. Di conseguenza il taglio riguarderà la spesa disposta per i mezzi e per l’ammodernamento. Inoltre, quando finiranno le missioni all’estero, si taglieranno anche le risorse extra-bilancio disposte dalla presidenza del consiglio, che servono a coprire diverse carenze sistemiche della difesa. Quindi i tagli saranno in realtà anche più pesanti.

Dove si dovrebbe intervenire per una revisione della spesa militare?
Bisognerebbe diminuire il numero di militari, come ha previsto il governo, anche se in tempi lunghi, e aumentare la spesa per renderli più efficienti. Si tratta di spendere meno per gli stipendi e di dare più risorse per l’addestramento, le munizioni e i mezzi dell’esercito.

Parliamo di mezzi militari, l’Italia come è messa?
Certamente abbiamo mezzi che non sono secondi a nessuno, penso ai Centauri, ai Freccia, agli ormai noti Lince, usati in Afghanistan e che esportiamo all’estero. Occorre però ricordare che per mantenere i mezzi efficienti nelle missioni all’estero abbiamo penalizzato quelli in patria. Per citarne alcuni: i carrarmati Ariete.

E gli aerei? Cosa dobbiamo farne dei cacciabombardieri F35? Uno spreco di soldi?
Il problema non è la spesa in sé, ma come questa spesa è stata impiegata e per quale motivo. Il cacciabombardiere F35 è un mezzo che vogliono sia la marina sia l’aeronautica italiane. Il motivo è semplice: è il migliore aereo sulla piazza, dicono. Dal mio punto di vista, però, avremmo potuto usare quei soldi meglio, per comprare altri aerei, come gli Eurofighter. Comunque, se c’è un problema che riguarda gli F35 non è senz’altro economico o tecnologico.

E qual è allora il problema degli F35?
Un problema di strategia politica e produttiva. Gli F35 sono di produzione americana. Scegliendo un aereo d’attacco come l’F35, al posto di dotare di questa capacità l’Eurofighter, prodotto europeo, come invece hanno fatto i tedeschi, l’Italia ha deciso di prediligere il mezzo migliore sul mercato a discapito di una produzione autonoma europea e comunque all’altezza. Dal punto di vista strategico, a mio avviso, gli F35 rappresentano un passo indietro. Se acquistandoli, ci dotiamo, probabilmente, del miglior cacciabombardiere in circolazione, da un punto di vista produttivo torniamo indietro, diventando subfornitori degli americani. Inoltre il cuore computerizzato di questo aereo per motivi di segretezza è gestito soltanto dagli Stati Uniti. Il che vuol dire che nessun tecnico italiano ci può mettere mano e che diventeremmo dipendenti dagli Stati Uniti anche per quanto riguarda le riparazioni.

L’esercito che valore ha oggi, a cosa serve in un mondo relativamente pacifico come quello occidentale?
Relativamente pacifico? Non scherziamo. Basti pensare a quali tipi di governo si stanno instaurando in tutto il mediterraneo. Difficile che, prima o poi, paesi laici come il nostro non avranno problemi con quei governi che stanno edificando le proprie istituzioni sulle fondamenta della sharia. In questo momento storico, l’Italia non si può certo permettere un disarmo. L’esercito serve come deterrente e deve essere preparato a rispondere a qualsiasi potenziale minaccia: che sia uno Stato, un gruppo terroristico, un gruppo di ribelli.

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