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Energie per Forza Italia. Lettera a Berlusconi

aprile 3, 2017 Luigi Amicone

Facciamo questa maratona proposta da Parisi per l’8 ottobre prossimo, e poi ci si vede tutti insieme ad Arcore. Lettera aperta di un eletto in Forza Italia

Caro presidente Silvio Berlusconi, sono un eletto di Forza Italia, non ho nessuna intenzione di cambiare casacca, eppure c’ero anch’io all’Ergife, alla prima nazionale di “Energie per l’Italia”. Sì, con quel testardo di Stefano Parisi. Lei dirà: “Parisi? Persona seria e manager capace, di quelli che piacciono a me. Non è un caso che sia stato proprio io a lanciarlo in politica, proponendogli come primo approccio la due diligence di Forza Italia. Che come lei non saprà, poiché lei è un giornalista pressapochista, è il termine anglosassone che indica l’attività di indagine finalizzata alla raccolta e alla verifica di tutte le informazioni necessarie a valutare le attività di un’azienda. Perché gli avevo proposto questo lavoro? Perché sono sempre stato convinto che nonostante i nostri errori e nonostante i micidiali colpi bassi altrui, ricevuti dai poteri forti che hanno tentato di estrometterci per via giudiziaria e, infine, speculativa internazionale, dalla scena politica italiana, ebbene non solo siamo ancora in piedi e in battaglia, ma nella rovinosa caduta del renzismo, Forza Italia è ancora percepita da una buona fetta dell’elettorato come la più grande azienda delle politiche di libertà alternative alla sinistra. Guardi i sondaggi, prego. Perciò mi sarebbe piaciuto che Parisi applicasse le sue qualità manageriali a rilanciare il partito individuando uomini nuovi e idee forti. «Purtroppo – e qui è proprio il testuale di Berlusconi nell’intervista al Mattino – Stefano Parisi infine ha ritenuto di procedere su una strada diversa da quella di cui avevamo parlato, creando un suo movimento politico. Rispetto le sue scelte, pur non vedendo l’utilità di un’ulteriore frammentazione del centrodestra e gli auguro le migliori fortune».

Che dire, presidente? Il suo ragionamento non fa una grinza. Da quando, nel 2008, Forza Italia raggiunse l’apoteosi e venne poi massacrata dal mix micidiale di crisi economica, magistratura militante, attacco speculativo contro l’Italia e, ciliegina, viltà di un parlamento che la espulse dal Senato per poi subire senza colpo ferire i diktat di Napolitano e il commissariamento del dipendente di merkelandia, Mario Monti, Forza Italia ha patito tutte le crisi di consenso e di personale politico che le abbiamo visto patire. Eppure Silvio Berlusconi continua a valere un consenso elettorale che va dal 12 al 15 per cento. Significherà qualcosa questa tenuta. Certo. Significherà che, come sanno e ripetono tutti gli eletti di Forza Italia, ciascuno può dire quello che vuole, ma i voti ce li ha lui, Silvio Berlusconi. Piaccia o no, le cose stanno così: vivo Berlusconi, non esiste un centrodestra senza Berlusconi che abbia la lontana possibilità di competere e vincere con la sinistra. Tanto meno con Grillo. Perfetto. Dunque? Dunque, premessa questa considerazione realistica, il mio consiglio sarebbe il seguente.

Cosa ne facciamo di una persona seria, capace e, come si vede, coraggiosa, che ha saputo esporsi al rischio dell’avventura in politica e che persa l’avventura (la corsa a sindaco di Milano, ma con 200 mila voti) ha saputo trasformare la sconfitta in ripresa, metodo di lavoro, elaborazione di idee, suscitazione di energie e di partecipazione popolare sul territorio? Insomma, cosa ne facciamo di uno che con pochi quattrini e nessun appeal mediatico, con molte capacità manageriali e poco o niente charme, come si dice, “carismatico”, ha comunque prodotto un percorso, piccolo quanto si vuole, ma significativo, di rigenerazione della politica e di comunità politica? Soprattutto, che ne facciamo di questo suo appuntamento dell’8 ottobre 2017, costituente o primarie del centrodestra che dir si voglia? Lo lasciamo cadere perché tanto ciascuno è padrone a casa sua e perché tanto Salvini quanto la Meloni sempre da Arcore dovranno passare, specie se anche col proporzionale resterà l’alta soglia di sbarramento (8 per cento) per entrare in Senato?

D’accordo, la politica è geometria e calcolo. Non si lascia il già conosciuto per le colonne di un Parisi che manco ha le fattezze di un Ulisse, né tantomeno, di un Ercole. Però, dopo essersi ripresi certi pellegrini che hanno vagato per una mezza dozzina di partitini, non sarebbe interessante questa prova inedita di riunificazione dal basso del popolo del centrodestra? Presidente, si immagina la novità? Non è questione di maratona sportiva in sé. La questione è: come le sprigioni le energie nuove e come lo rinnovi il tuo personale politico se non ti esponi al rischio di un mix tra cooptazione dall’alto e competizione dal basso? Allora la proposta sarebbe questa: premesso che Berlusconi ad oggi è il capo indiscusso del centrodestra perché lo dicono i fatti storici, simbolici e sondaggistici; e premesso che però i fatti dicono anche che, fino a sentenza contraria della Corte europea, Berlusconi non può essere eletto né al parlamento né tantomeno a capo del governo, facciamo una cosa costituente (o primarie che dir si voglia) per decidere le idee e gli uomini che incarnano un certo programma unitario. Poi, finito il pranzo di gala ai gazebo, si va tutti insieme ad Arcore e ci si intende sul prosieguo della rivoluzione.

Foto Ansa

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