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Emiliano, Pisapia e De Magistris puntano a Puglia, Lombardia e Campania (ma senza Pd, Sel e Idv)

febbraio 1, 2012 Chiara Sirianni

I tre sindaci di Bari, Milano e Napoli non si accontentano della carica di primo cittadino. E puntano a diventare governatori delle rispettive Regioni. Dichiarazioni, intrecci e sgambetti ai segretari. Così, strizzando l’occhio a Vendola, mirano a ridimensionare i partiti in vista di una “grande lista civica nazionale”. Intervista a Peppino Caldarola.

Michele Emiliano, sindaco di Bari, prima lontanissimo dal governatore pugliese Nichi Vendola, ora sembra andarci d’amore e d’accordo. Che sta succedendo dalle parti del Pd pugliese? L’avvicinamento è stato progressivo. Dapprima l’assemblea nazionale di Sel, il 22 gennaio, a Roma. Il presidente della Regione Puglia ha puntato a raccogliere il malcontento a sinistra per il Pd filo-Monti. Vendola è andato oltre: «Ambisco a costruire il “primo polo”, per vincere le elezioni e portare il paese a sinistra». Emiliano era seduto in prima fila. Tra il segretario della Fiom, Maurizio Landini, e Luigi De Magistris.
Poi è stata la volta del Forum sui beni comuni (28 gennaio), organizzato dal sindaco di Napoli, in cui si è attaccato il governo Monti e il Pd che lo sostiene. Nessuna novità, se non fosse stato per la presenza di Emiliano che ha dichiarato: «In questo momento De Magistris e Vendola sembrano più omogenei e coerenti con la mia visione». Infine Emiliano è uscito allo scoperto: una lista civica nazionale, che sosterrà la candidatura del primo cittadino di Bari a governatore pugliese. E che soprattutto, prelude a un progetto di governo che va dal centrosinistra al Terzo polo. Sicuramente un Emiliano trotzkista fa gioco al leader di Sel. A cosa porterà la messa in campo di questo nuovo cantiere politico? L’abbiamo chiesto a Peppino Caldarola, giornalista (è stato, fra le altre cose, direttore dell’Unità) e per sette anni parlamentare dei Ds.

Il centro-sinistra è in subbuglio. La foto di Vasto è stata definitivamente messa nel cassetto, superata dagli eventi?
Momentaneamente. Vendola ha la necessità di non perdere contatti col Pd: il suo progetto di leadership non può prescindere da quella base, troppo simile a quella di Sel. Di certo il Pd in questo momento fa da anello debole della catena: in barba ai sondaggi molto positivi, rivela internamente una grande fragilità. Non solo dal punto di vista dell’insediamento sociale. C’è poco da fare. La proposta di una nuova classe dirigente nel Pd, rispetto all’irruzione dei “nuovi”, arranca.

A cosa punta Michele Emiliano?
Sta tentando un’operazione complicata, quella di porsi come leader del Mezzogiorno, idealmente ponte tra il Pd e protagonisti come Vendola e Luigi De Magistris. Ha un obiettivo immediato: la presidenza della regione Puglia nel dopo-Vendola. Si tratta di un movimento di opinione, che vuole raccogliere un elettorato trasversale, elettori di destra compresi. Dobbiamo tener conto del fatto che Vendola ed Emiliano hanno scosso l’albero dalemiano, scalzandolo dalla Puglia. Emiliano, punta al primato regionale, mentre Vendola punta direttamente ad affermarsi come leader nazionale. Vuole rappresentare la componente radicale: pensa a un’alleanza col Pd, ma a suo favore.

Dobbiamo aspettarci nel dopo-Monti che De Magistris, Emiliano e Giuliano Pisapia puntino alla poltrona di presidenti di Campania, Puglia e Lombardia?
Il sogno è certamente quello. Non so Pisapia come voglia posizionarsi, ma ho capito viceversa che Emiliano e De Magistris considerano conclusa la loro esperienza coi partiti tradizionali. Emiliano in particolare lo sta affermando con grande chiarezza. Entrambi vorrebbero un quarto polo, che potrebbe caratterizzarsi come un superamento non solo della vecchia sinistra, ma anche del Pd.

Che rischi porterebbe con sé una grande lista civica senza partiti?
A legare la politica alle personalità si rischia che finito il culto, non resti più nulla e che si brucinoi soggetti politici. Con un metodo del genere, dopo Emiliano e De Magistris potrebbe vincere un giorno anche il leader dei forconi. È vero che l’opinione pubblica non trova più uno sbocco nei partiti. Ma cavalcare l’onda dell’anti-politica può portare a derive populistiche, anche più nettamente di destra. Come spesso avviene quando il successo viene affidato alla prepotenza politica della leadership, piuttosto che alla consistenza di un progetto a lunga durata. È il modello americano, raffazzonato all’italiana. Non può reggere: negli Usa i leader esistono proprio perché fanno parte di partiti con una grande storia. Come si può immaginare un Obama senza Partito Democratico? E Ronald Reagan senza Partito Repubblicano?

Twitter: @SirianniChiara

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