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Emergenza carceri aggravata dalla spending review. Si intervenga sulla legge di Stabilità

novembre 2, 2012 Redazione

Le organizzazioni sindacali del mondo penitenziario chiedono al governo di trovare altre soluzioni rispetto ai tagli prospettati. Il comunicato del Sidipe

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del Sidipe.

Il Si.Di.Pe. – che è l’organizzazione sindacale che raccoglie il maggior numero dei dirigenti penitenziari di diritto pubblico ex D.Lgs. n.63/2006 del ruolo di istituto penitenziario e di quello di esecuzione penale esterna– insieme a importanti organizzazioni sindacali di tutto il personale penitenziario, ha firmato l’allegata nota sindacale unitaria, del 29.10.2011, diretta al Presidente del Consiglio dei Ministri Prof. Mario Monti, al Ministro della Giustizia Prof. Avv. Paola Severino, al Ministro dell’Economia Prof. Vittorio Umberto Grilli, al Ministro per la Pubblica Amministrazione e della Innovazione Presidente Filippo Patroni Griffi, con la quale hanno lanciato un solidario grido di allarme per gli effetti devastanti che discenderanno al sistema penitenziario italiano, in termini di sicurezza e di funzionamento della giustizia, a causa dell’inspiegabile e incoerente riduzione degli organici del personale penitenziario e del blocco del turn over per la polizia penitenziaria discendenti dal provvedimento di spending review approvato con decreto legge 6 luglio 2012, n.95, convertito dalla legge 7 agosto 2012, n.135, a fronte del dichiarato stato di emergenza delle carceri da parte del Governo e la previsione di apertura di nuovi istituti e padiglioni detentivi nonché di implementazione delle misure alternative alla detenzione.

L’unione di tutte le organizzazioni sindacali del personale penitenziario su questo documento costituisce non solo un fatto inedito ma è il segno evidente della gravissima situazione di emergenza delle carceri.

Le organizzazioni sindacali della dirigenza penitenziaria (Si.Di.Pe, DPS, FPCGIL, Codipe UIL. Confsal-UNSA), della polizia penitenziaria (Sappe, Osapp, Uil- Penitenziari , UGL -Polizia Penitenziaria, FPCGIL) e del comparto ministeri (FPCGIL, Uil-Penitenziari, Confsal-UNSA , USBP. I.) condividendo gli obiettivi annunciati dal Ministro della Giustizia, hanno chiesto al Governo che si trovino adeguate soluzioni nell’ambito della Legge di stabilità poiché diversamente il provvedimento di di spending review chiesto si tradurrà inevitabilmente:

1) nella impossibilità di garantire la gestione delle carceri e gli obiettivi statuiti dalla Carta Costituzionale in termini di rieducazione e reinserimento sociale

2) nella impossibilità di garantire la sicurezza degli istituti penitenziari e quindi dell’intera collettività

3) nella impossibilità di garantire la celebrazione dei processi e l’accesso e la gestione delle misure alternative .

Il Si.Di.Pe. ha sempre sostenuto che l’esecuzione delle pene detentive e delle altre misure privative della libertà personale non è altra cosa rispetto al “sistema sicurezza” né, tantomeno, rispetto al “sistema giustizia”, dei quali incontrovertibilmente fa parte. Difatti per quanto attiene l’aspetto “sicurezza” è di tutta evidenza che la sicurezza penitenziaria è sicurezza dentro e fuori dal carcere e che la rieducazione del condannato è sicurezza per i cittadini poiché la restituzione alla società di uomini migliori e capaci di reinserirsi dopo la detenzione comporta una effettiva riduzione della recidiva.

Per questa ragione ritiene incomprensibile come possano esserci dubbi circa l’applicabilità al sistema penitenziario, come sistema della sicurezza del Paese, la esclusione già prevista espressamente per le forze di polizia, così come fissato nell’Ordine del giorno n.9/5389/53, approvato dalla Camera dei Deputati il 7 agosto scorso1, che impegna il Governo a interpretare l’articolo 2, comma 7, del D.L 95/2012 nel senso che sono esclusi dalla riduzione di cui al comma 1 del medesimo articolo anche i dirigenti penitenziari ed il restante personale penitenziario, che è stato accettato dal Governo ma che è rimasto ancora inesitato e diversi Parlamentari hanno presentato interrogazioni parlamentari2.

Per quanto riguarda l’aspetto “giustizia”, invece, non può esservi dubbio alcuno che il carcere e gli uffici di esecuzione penale esterna (U.E.P.E.) fanno parte del “sistema giustizia” nel suo complesso, perché la giustizia non si ferma nelle aule dei tribunali e delle corti ma si attua all’interno dei penitenziari e attraverso gli uffici di esecuzione penale esterna, questi ultimi, in vero, oggi oramai del tutto svuotati di ogni risorsa (a partire dai dirigenti penitenziari del ruolo di esecuzione penale esterna e sino agli assistenti sociali. non meno del personale amministrativo) mentre, invece, l’esecuzione penale esterna dovrebbe costituire il volano per ridare respiro alle carceri oramai oltremodo sature, in un’ottica di diritto penale minimo nel quale la pena detentiva dovrebbe essere l’extrema ratio.

Per questa ragione, pure non si comprende come il personale amministrativo operante presso gli uffici giudiziari e il personale di magistratura (art.1, comma 5, D.L. n.138/2011). sia stato escluso dai tagli mentre ciò non sia stato fatto per quello penitenziario che opera nello stesso ministero della Giustizia, così come aveva chiesto il 24 luglio scorso la 2a Commissione permanente Giustizia del Senato della Repubblica nell’esprimere, per quanto di competenza, il proprio parere favorevole al provvedimento già citato di “spending review” di cui al D.L. 95/2012 allorquando aveva apposto tra le condizioni, quella che dalla riduzione delle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni sia esentato il personale degli uffici centrali di amministrazione della giurisdizione, tenuto conto dell’incidenza che su di essi hanno già avuto i tagli lineari realizzati dal precedente esecutivo; in particolare si ritiene necessario che siano esclusi dall’ambito di applicazione dell’articolo 2, il personale degli uffici del ministero della giustizia, del dipartimento della giustizia minorile e il personale amministrativo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.

Il Segretario Nazionale
Rosario Tortorella

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