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L’eliminazione dei voucher è l’esito del fallimento del Jobs Act

marzo 22, 2017 Francesca Parodi

Intervista a Carlo Costalli, presidente di Movimento cristiano lavoratori, che lancia un appello al governo: dialoghi con i sindacati ed elimini la burocrazia

jobs act

La proposta di un referendum per decidere sul destino dei voucher, lanciata dalla Cgil e resa nulla dal governo, ha suscitato molte critiche sia da parte di altri sindacati sia dal fronte dell’imprenditoria, ma secondo Carlo Costalli, presidente di Movimento cristiano lavoratori, almeno un merito l’ha avuto: «Ha portato all’attenzione del paese il fatto che il funzionamento dei voucher necessitasse correzioni e che la riforma del Jobs Act è stata un fallimento, riaprendo così un dibattito che era giusto affrontare». Il governo però, dice Costalli a tempi.it, ha fallito con la scelta di abrogare gli articolo 48, 49 e 50 del Jobs Act relativo ai voucher: «È stata una mossa assolutamente inopportuna e negativa per tantissime ragioni. Un governo che ha paura del confronto con i lavoratori non può fare il bene del paese».

TRA ROTTAMARE E CONSERVARE. È innegabile che il funzionamento dei buoni non fosse perfetto e che presentasse «errori e storture, ma erano cose che si sapevano da tempo, che l’Mcl aveva denunciato già durante il governo Renzi, quindi si potevano prendere delle misure di correzione nei mesi precedenti, dandosi più tempo. Fra il rottamare e il conservare c’era una via di mezzo». In una ideale correzione, dice Costalli, il voucher avrebbe dovuto mantenere le sue caratteristiche vantaggiose, cioè l’enorme flessibilità che favorisce l’impiego occasionale senza complesse pratiche burocratiche, ma avrebbe dovuto limitare il suo utilizzo ai servizi alla famiglia e agli esercizi di piccole imprese agricole. «Inizialmente, i buoni lavoro erano stati creati per questi ambiti, per esempio per permettere a giovani e pensionati di lavorare nei dieci giorni della vendemmia. Poi però c’è stata un’eccessiva liberalizzazione e aziende ed enti pubblici ne hanno approfittato, sostituendo con i voucher le assunzioni a tempo determinato». Il problema che si è venuto oggi a creare si somma, secondo Costalli, con un altro clamoroso errore, quello del Jobs Act: «Quella riforma aveva eliminato altre forme di lavoro temporaneo, previste dalle intuizioni di Marco Biagi, come per esempio i contratti a progetto. Così, prima ci siamo trovati senza quelle formule flessibili, e ora ci hanno tolto anche i voucher. Non ci rimane nulla per tutelare le prestazioni occasionali, solo le promesse di Gentiloni per nuovi futuri strumenti».

NO BUROCRAZIA. Il suggerimento che Costalli si sente di dare al premier è innanzitutto quello di riunirsi con le organizzazioni sindacali («dopo averne parlato male per tre anni») e di discutere insieme per trovare nuove soluzioni. «Un modello da cui trarre ispirazione potrebbero essere i voucher francesi, snelli e controllabili. Oppure si potrebbe modificare il lavoro a chiamata prolungando il limite d’età oltre i 25 anni». Il punto fondamentale però rimane uno: «Qualunque formula si trovi, non deve prevedere burocrazia. Un’azienda forse può anche sostenere il peso di lunghe e contorte procedure, ma di certo non può farlo una famiglia o una coppia di anziani. Trovare soluzioni non è difficile perché non serve inventare niente, basta che siano funzionali e funzionanti».

Foto Ansa

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