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Elezioni europee. Volano gli euroscettici in Francia e Gran Bretagna ma il Ppe resta primo partito in Parlamento

maggio 26, 2014 Redazione

Marine Le Pen in Francia ha dato una batosta storica a Hollande, che con i socialisti ha preso solo il 14% dei voti. In Gran Bretagna ha vinto l’Ukip: erano 100 anni che non vinceva un partito diverso da Tory e Labour

Volano gli euroscettici in Europa, guidati da Francia e Gran Bretagna, dove Marine Le Pen e Nigel Farage hanno vinto le rispettive tornate elettorali. Il risultato più clamoroso è sicuramente quello francese: il Front National di Le Pen ha stravinto con il 25,40% dei voti. Tiene l’Ump con il 20,6% mentre i socialisti di Francois Hollande ricevono una batosta storica ed eclatante, crollando al 14%, il peggior risultato di sempre.

SORPRESA UKIP. Il secondo terremoto è stato registrato in Gran Bretagna, paese euroscettico per eccellenza, dove gli antieuro dell’Ukip hanno vinto superando il 29% dei voti e conquistando 24 seggi. I laburisti si sono fermati al 25,4%, mentre i conservatori al 24,6%. È la prima volta dal 1910 che una tornata elettorale non viene conquistata da uno dei due partiti storici, Labour e Tory. Logico il commento entusiasta di Farage: «Il più straordinario risultato della storia politica degli ultimi 100 anni».

EUROSCETTICI IN OLANDA E GERMANIA. Gli euroscettici non vincono, ma ottengono buoni risultati, anche in Olanda e Germania. Ad Amsterdam il Partito per la Libertà di Wilders, per mesi dato in testa ai sondaggi, è arrivato secondo a pari merito con i progressisti. Vincono invece i cristiano-democratici del Cda, che ottengono 5 seggi contro i 4 delle altre due formazioni.
A Berlino primeggia come previsto Angela Merkel con la Cdu/Csu, che ottiene il 36,3% dei voti. I compagni di coalizione dell’Spd, avversari in Europa, arrivano al 27,4% mentre gli anti-euro dell’Afd, nati solo nella primavera del 2013, raggiungono il 7%.

IN GRECIA TRIONFA TSIPRAS. In Austria vince il centrodestra dell’Ovp con il 27,3%, i nazionalisti e anti-Ue dell’Fpo arrivano terzi con il 19,5%. In Danimarca spopola il partito anti-immigrati Danish People Party con il 26,2%, che però non si alleerà con Marine Le Pen, giudicata antisemita e antigay. In Grecia, invece, trionfa il partito anti-Ue per eccellenza, la sinistra di Syriza di Alexis Tsipras, primo partito greco con il 26,5% dei voti. Tsipras ha fatto della lotta all’austerità imposta dalla troika Ue-Bce-Fmi la sua ragion d’essere. Bene anche Alba Dorata, che raggiunge il 9,34%.
In Spagna, infine, i due principali partiti (Pp e Psoe) perdono cinque milioni di voti rispetto al 2009, anche se arrivano rispettivamente al primo e al secondo posto. Ottimo il risultato degli anti-euro di Podemos, che nonostante i pochi mesi di vita hanno conquistato il 6,46 per cento dei voti ottenendo 5 seggi al Parlamento europeo.

PPE PRIMO PARTITO. Complessivamente, il Partito popolare europeo si conferma prima formazione in Parlamento con il 28,2% dei voti, 7% in meno rispetto al 2009, e 212 seggi. Il Partito socialista europeo si ferma invece al 24,8% e 186 seggi. È dunque probabile che i due partiti, considerati anche i 140 seggi ottenuti in totale dagli euroscettici che potrebbero allearsi, dovranno in qualche modo trovare un compromesso e guidare l’Europa insieme nei prossimi cinque anni.

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7 Commenti

  1. Aurelio says:

    Ti faceva concorrenza, eh?

  2. beppe says:

    joao, cosa hai fatto alla facoltà di giurisprudenza oltre a ciulare? scrivi da cane!

    • Joao says:

      Bhe scrivere sul vostro giornale (con la Redazione che censura solo chi vuole lei) e’ uno spasso incredibile, soprattutto dopo una bella batosta elettorale come quella che vi siete beccati l’altro giorno. E ancora non e’ finita. Adesso faremo tutte quelle leggi che a voi non sono mai piaciute. Tanti saluti al direttore di questo giornale.

      • Raider says:

        La censura non è scattata come la sua volgarità avrebbe meritato; così, la Redazione le permette di beffeggiarla, al solito, senza alcun motivo. Tanto varrebbe darle qualche motivo motivo – una volta tanto – serio di sproloquiare e toglierle l’opportunità, che lei non si lascia mai sfuggire, di comportarsi da deficiente (in senso etimologico: mancante di capacità di giudizio, anche se il giudizio è la cosa che le mancherà di meno) impedendole non di esprimere le sue idee, ma di regredire all’età pre-scolare sfogando le sue frustrazioni anche al passato universitario. In un’Europa in macerie, con un Parlamento europeo che non conta nulla, chiunque vinca o perda, solo chi non ha nulla a che vedere con la democrazia può festeggiare quello che le élite vogliono imporre ai popoli, leggi che non possono piacergli se piacciono a gente come lei.

        • Joao says:

          Caro Raider, io penso che qui la persona veramente frustrata, malata, e con un evidente complesso di inferiorita’ sia proprio lei . La saluto fronte della cultura (ciellina).

          • Raider says:

            Dove lei può arrivare a furia di pensare, lo ha già dimostrato anche senza dare altre prove di ottusità.

  3. Raider says:

    Che lei senta il bisogno di portare la discussione al punto di inciviltà che le è proprio, la rivela al livello dell’asilo infantile cui non è andato oltre, malgrado trascorsi universitari in cui i docenti appartenevano e in gran parte, appartengono ancora allo schieramento che permetteva loro di esercitarsi in egemonia culturale, oltre che in cose di cui informerà gente come lei dopo altre tornare elettorali che le ispireranno ricordi che le somigliano perfettamente, senza dover nascondere la sua piccineria e la sua volgarità dietro cognomi che lei legge in modo che si adattino perfettamente alla sua faccia: che è sempre meglio, comunque, della sua intelligenza. Purtroppo, ‘Tempi’ dà spazio anche a commenti di cui non si sentirebbe la mancanza e che basterebbe un minimo di attenzione a bloccare, evitando a tutti il fastidio di leggere espressioni di becerume appagato con tanta facilità.
    Canti vittoria chi vuole, ma, nonostante percentuali italiane simil-“bulgare”, è chiaro che la gente è esasperata, sfiduciata e senza prospettive: e che il problema non è salvare l’Europa dei tecnocrati e burocrati autoreferenziali e nominati, ma salvarsi da un’Europa in cui spread, Fiscal Compact e inamovibile rapporto deficit/Pil sembra valgano più di disoccupazione, disperazione e miseria crescente. Sarà proprio perché l’avanzata dei “populisti” li constringerà a rivedere un certo dispotismo eurocratico che van Rompuy e Barroso e loro emuli e successori, così come Merkel e i suoi fiduciari (come se populista e qualunqista non fosse il Renzi da se potessi avere altre 80 euro al mese e altri incentivi alla rottamazione dell’elettorato), non potranno più permettersi – si spera – di chiedere sacrifici e cessioni di sovranità.

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