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«Noi Fratelli Musulmani abbiamo fatto errori, ora l’Egitto ha bisogno di un compromesso ragionevole»

luglio 3, 2013 Leone Grotti

Morsi deve trovare una soluzione che soddisfi la piazza. Cinque ministri si sono dimessi più il premier. Hassan Abdel-Fattah a tempi.it: «Se vince la protesta, perde tutto l’Egitto»

«Morsi al potere ha sbagliato molte cose e dobbiamo confessare i nostri errori ma se il presidente verrà dimesso dalla protesta popolare si creerà un precedente pericoloso». Così dichiara Hassan Abdel-Fattah, membro dei Fratelli Musulmani, a tempi.it all’indomani dell’ultimatum dato dall’esercito al presidente egiziano che scadrà oggi pomeriggio: ascolta le richieste delle piazza o prenderemo noi in mano la situazione.

ULTIMATUM RESPINTO. Dopo che milioni di egiziani sono scesi in piazza domenica per chiedere le dimissioni di Morsi, eletto un anno fa, quattro ministri del suo governo si sono dimessi. Ieri anche il ministro degli Esteri ha lasciato il suo incarico mentre il premier ha rimesso il suo mandato nelle mani del presidente. Morsi ha respinto l’ultimatum dei generali, riaffermando la propria «legittimità costituzionale», chiamando i suoi «al martirio» e dichiarando che sta andando avanti «per promuovere la riconciliazione nazionale».

«COMPROMESSO RAGIONEVOLE». «Non si possono ignorare milioni di egiziani scesi in piazza – continua Hassan – ma neanche i milioni che sostengono ancora Morsi. Ci vuole un compromesso ragionevole con l’opposizione, che però ha rifiutato tutte le proposte avanzate dal presidente». Il Fronte di salvezza nazionale e altri gruppi dell’opposizione, infatti, non si fidano più delle promesse di Morsi, che diverse volte in passato ha deluso le aspettative. «Se non si fidano più di Morsi, allora bisognerà stabilire insieme un percorso con l’esercito che fa da garante. Se il presidente tradirà le sue promesse, allora l’esercito potrà intervenire ma siamo tutti sulla stessa barca e se Morsi viene sconfitto dalla piazza e non dalle urne saremo tutti vinti, in futuro un presidente non durerà più di sei mesi».

ANTICIPARE LE ELEZIONI. Secondo Hassan «far crollare tutto sarebbe rischioso», mentre sarebbe meglio anticipare le elezioni parlamentari, per le quali non è ancora stata fissata una data a causa dei problemi legati alla legge elettorale: «Con la nuova Costituzione il premier e il governo avranno molti più poteri del presidente. Se chi è sceso in piazza ha la maggioranza, vinca alle urne e potrà rendere il presidente poco più che uno spaventapasseri».

ROAD MAP. Morsi ha tempo fino a stasera per trovare una soluzione. È probabile che la sua proposta di un governo di unità nazionale non verrà accolta dai principali leader dell’opposizione, ElBaradei e Moussa. Se il presidente rifiuterà ancora di dimettersi e non troverà un accordo con l’opposizione, starà all’esercito spiegare che cosa prevede la “road map” annunciata. Intanto ieri sono andate avanti le proteste, sia da parte di Tamarod sia da parte dei sostenitori dei Fratelli Musulmani, e gli scontri: il bilancio è di 16 morti e circa 200 feriti.

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1 Commenti

  1. marzio says:

    Il problema dell’Egitto E’ Morse, il quale al posto della transizione verso la democrazia, sta di fatto instaurando gradualmente e subdolamente una teocrazia islamica.

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