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Egitto: «I blindati inseguivano i cristiani, sono scontri religiosi»

ottobre 14, 2011 Leone Grotti

Kristen Chick, inviata in Egitto per il Christian Science Monitor, era al Cairo domenica quando l’esercito ha ucciso almeno 17 cristiani. Racconta a Tempi.it: «Sono andata in ospedale, ho visto i corpi, ho parlato con i copti. Sono davvero spaventati, la tv di Stato ha detto che sono stati loro ad attaccare i soldati e ha invitato la gente a difendere l’esercito. Se questa non è violenza settaria, io non saprei proprio come altro definirla»

«Sono andata all’ospedale dopo l’attacco di domenica ai copti e ho visto 17 corpi, tutti civili, tutti cristiani, non saprei dire se ce n’erano di più. Ho sentito diversi testimoni e tutti mi hanno detto la stessa cosa: una volta arrivati davanti alla televisione di Stato, che ha diffuso la falsa notizia che sarebbero stati i cristiani ad attaccare l’esercito, i soldati hanno cominciato a sparare e a guidare i carri armati contro la folla. Non era necessario, non so perché l’hanno fatto. Ora però i copti hanno davvero paura». Kristen Chick lavora come inviata dall’Egitto per il Christian Science Monitor, vive al Cairo e domenica si trovava in città quando i militari hanno attaccato i cristiani copti che manifestavano contro l’esercito e il governo per non avere impedito che gli estremisti islamici bruciassero l’ennesima chiesa. Dopo gli scontri che hanno causato la morte di almeno 17 cristiani, anche se alcune stime parlano addirittura di 35, è stata nell’ospedale dove sono stati portati i corpi, ha parlato con diversi testimoni oculari dell’accaduto e ora racconta tutto a Tempi.it.

I giornali dicono che l’esercito ha attaccato i cristiani, la televisione di Stato egiziana sostiene esattamente il contrario. Che cosa è successo domenica?
La situazione è molto confusa. La televisione di Stato è totalmente inaffidabile, dà notizie false perché è comandata dal governo e dall’esercito. Quando hanno parlato degli scontri di domenica, dovendo dire chi era responsabile delle vittime, hanno dichiarato che i cristiani hanno attaccato l’esercito. Invece tutti i testimoni oculari con cui ho parlato hanno raccontato la stessa identica versione dei fatti. I cristiani copti stavano marciando in due gruppi pacificamente dal quartiere di Shoubra, cantavano, gridavano slogan. Alcune persone hanno cominciato a tirargli le pietre durante il tragitto ma loro sono andati avanti. Poi sono arrivati davanti alla sede della televisione di Stato e lì l’esercito ha cominciato a sparare sulla folla e a guidare i carri armati contro di loro. Lo si può vedere nei tanti filmati che girano anche su internet: io non so perché ma sembrava proprio che volessero schiacciarli. Tra la folla c’erano, forse, delle persone che gridavano insulti contro i militari ma questo non giustifica la violenza.

Saprebbe dire quanta gente è stata uccisa?

Non dispongo di numeri ufficiali. Io sono andata nell’ospedale dove hanno portato i corpi dopo gli scontri. Ne ho visti 17, erano tutti civili, tutti cristiani. Sono certa che ci sia almeno un’altra persona morta, sempre un civile, anche se non l’ho vista con i miei occhi. I cristiani hanno fatto i funerali a 17 persone e non so di altri funerali.

Ieri il ministro delle Finanzen Hazem Blebawi si è dimesso, protestando contro le violenze dei giorni scorsi e dichiarando che anche se è stato l’esercito a uccidere quelle persone, «la responsabilità ultima è da attribuire al governo».

La violenza è stata commessa dall’esercito, che è al potere e controlla il governo, quindi i militari sono i veri responsabili.

In un’intervista al Sussidiario.net e ad Avvenire, Abdel Fattah, esponente di spicco dei Fratelli musulmani e professore di Letteratura italiana all’Università del Cairo, ha dichiarato che in Egitto non c’è «uno scontro di natura religiosa» perché «i morti di domenica al Cairo non sono stati provocati da un conflitto religioso tra cristiani e musulmani, ma tra alcuni manifestanti e l’esercito»
. Lei è da anni inviata in Egitto, che cosa ne pensa?
In Egitto problemi religiosi ci sono da tempo, non sono una novità. Ma la protesta di domenica è nata dal fatto che estremisti islamici hanno bruciato una chiesa. L’esercito ha attaccato i dimostranti, tutti cristiani, e che l’attacco fosse settario si capisce da quanto è successo dopo. La televisione di Stato ha detto che i cristiani hanno sparato all’esercito e ha chiesto alla gente di scendere in strada per difendere l’esercito dai copti. Dopo aver subito l’attacco, ho visto migliaia di cristiani andare verso l’ospedale e centinaia di musulmani li hanno raggiunti davanti all’edificio gridando “Islamic, islamic”, attaccandoli. Quindi, se questa non è violenza settaria, io non saprei proprio come chiamarla.

Un avvocato egiziano ha dichiarato due settimane fa che quasi 100 mila cristiani sarebbero fuggiti dall’Egitto dall’inizio dell’anno e che altri 250 mila potrebbero lasciare il paese prima della fine del 2011. Il fenomeno della fuga dei cristiani è diffuso?

Io non posso confermare i numeri, anche se penso siano reali. Non ho rapporti con l’ufficio di immigrazione egiziano. Però un avvocato degli Stati Uniti che si occupa di immigrazione mi ha detto che il numero di copti arrivati negli Usa è triplicato rispetto all’anno scorso, quindi c’è sicuramente la tendenza a fuggire. E i numeri sono molto alti.

Dalla caduta del regime di Hosni Mubarak la situazione è peggiorata per i cristiani?

Sicuramente sì. Sotto il vecchio regime avvenivano casi di persecuzione ma ora sono aumentati. Quando gli estremisti islamici hanno bruciato la chiesa di Embaba, la polizia ci ha messo moltissimo ad arrivare mentre le persone combattevano. Non c’è nessun tipo di giustizia e l’esercito non protegge i cristiani e non punisce i responsabili. Con Mubarak gli estremisti erano più deboli.

Chi vincerà le elezioni di novembre?

Sicuramente i Fratelli Musulmani, anche se è difficile dire ora quanti seggi conquisteranno in Parlamento. Avranno la maggioranza, ad ogni modo, e questo non migliorerà la situazione. Io sono in contatto con tantissimi cristiani e so che la gente è spaventata e teme che la situazione possa peggiorare ulteriormente.

Ai funerali delle 17 persone che sono state uccise domenica, durante la Messa, è stata usata la parola «martiri». Come sta vivendo la comunità cristiana questo momento di dolore e pericolo?

E’ spaventata dal futuro, il rischio di essere uccisi è alto e molti temono per la vita, non sapendo se nel nuovo Egitto ci sarà posto per i cristiani. Però, tutti quelli con cui ho parlato ripongono la loro fiducia in Dio e confidano che Dio li proteggerà, qualunque cosa accada.

Ci sono dei musulmani che protestano contro l’esercito a fianco dei cristiani?

Sì, una parte della società islamica dimostra assieme ai cristiani. Lunedì molti hanno marciato uniti ma la televisione di Stato non ne ha dato notizia.

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