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Egitto, elezioni. Successo per il partito del miliardario copto Sawiris: «Più libertà, basta anarchia»

ottobre 28, 2015 Leone Grotti

L’Egitto elegge in due fasi il Parlamento, sciolto nel 2013. Dopo la prima, l’imprenditore esulta: «Salafiti hanno perso. Siamo fedeli al popolo, non al governo»

Cinque candidati del suo partito sono già stati eletti all’interno della lista di coalizione “Per amore dell’Egitto”, altri 65 hanno raggiunto il secondo turno, per non parlare dei 118 che correranno nella seconda fase delle elezioni di fine novembre. Il partito fondato dall’imprenditore e miliardario copto Naguib Sawiris (foto in basso), insomma, potrebbe essere il più rappresentato nel Parlamento egiziano.

ELEZIONE DEL PARLAMENTO. Il 18 e il 19 ottobre si è svolta la prima fase delle elezioni egiziane, con l’obiettivo di eleggere l’Assemblea sciolta nel 2013 dopo la deposizione del presidente dei Fratelli Musulmani, Mohamed Morsi, e mai più convocata. Si è votato in 14 governatorati, mentre negli altri 13 si andrà alle urne il 22 e 23 novembre. Su un’assemblea di 596 rappresentanti, 448 seggi vengono assegnati a candidati individuali, altri 120 sono attribuiti alle liste di partito o di coalizione e 28 nominati direttamente dal presidente. Dal 27 al 29 ottobre, i candidati individuali che non hanno ottenuto la maggioranza assoluta affrontano il secondo turno o ballottaggio. I risultati globali delle legislative verranno comunicati a dicembre.

IL PARTITO DI SAWIRIS. Sawiris, terzo uomo più ricco del paese, a capo di un impero nel settore delle telecomunicazioni (Orascom e Telecom) e dei media (Ontv, Ten, Al-Masry Al-Youm ed Euronews), è soddisfatto del risultato della sua formazione politica fondata nel 2011, il Partito degli egiziani liberi: «Ho creato questo partito per aiutare le voci liberali e laiche a restare in vita», ha spiegato ieri a Le Monde. «Mi sono reso conto che dei fascisti religiosi volevano prendersi il paese, approfittando del vuoto di potere lasciato dalla rivoluzione del 25 gennaio».

SCONFITTA DEI SALAFITI. Con la deposizione di Morsi e la messa fuori legge del partito dei Fratelli Musulmani, il «pericolo» islamista è sventato. Alle elezioni anche i salafiti, che si sono salvati abbandonando la Fratellanza e appoggiando il governo del presidente Abdel Fattah al-Sisi, sono crollati: «Qualcuno ha agitato lo spettro di una vittoria dei salafiti [prima delle elezioni]», gongola Sawiris. «Ma hanno perso su tutta la linea, solo qualcuno dei loro candidati ha raggiunto il secondo turno».

BASSA AFFLUENZA. C’è un dato però di cui nessuno può essere soddisfatto. Alla prima fase delle elezioni, si è recato alle urne solo il 26,5 per cento della popolazione. Se da una parte i Fratelli Musulmani hanno boicottato il voto per ovvie ragioni, dall’altra è evidente che anche i giovani hanno disertato le urne, accusando Al-Sisi di aver dato troppa importanza al sistema dei candidati individuali per poter meglio controllare il potere e indebolire i partiti di opposizione. «Molti giovani sono delusi dal vedere che il sistema prende la via del vecchio regime di Hosni Mubarak, dagli attacchi contro i rivoluzionari e dalle voci sulle interferenze dei servizi di sicurezza nelle elezioni», riconosce l’imprenditore copto.

LE ACCUSE. Sawiris stesso è stato accusato di essere in una coalizione favorevole al presidente Al-Sisi infarcita di ex uomini di Mubarak e guidata da Sameh Seif Elyazal, ex funzionario dei servizi segreti. Ma da qualche parte, spiega il miliardario, bisogna pur ripartire: «È vero, ho integrato io stesso vecchie figure del Pnd (ex partito di Mubarak, ndr) nelle liste. Ma i candidati non si trovano mica sulla luna e poi le persone personalmente accusate di corruzione sono state scartate». Sulla partecipazione del suo partito alla coalizione poi precisa: «Non è stato facile creare un partito forte senza l’ingerenza del governo. Per noi la coalizione non ha alcuna importanza, sono loro che ci hanno chiesto di entrare per avere più credibilità e possibilità di vincere».

«SIAMO FEDELI AL POPOLO». I nostri candidati, specifica, «sono fedeli al partito, non alla coalizione. Il popolo egiziano capirà presto che noi siamo un partito ragionevole, razionale e fedele al popolo, non al governo». Il miliardario copto è definito da molti come un personaggio spesso troppo favorevole ad Al-Sisi. «Noi non vogliamo entrare in collisione con il regime, perché la situazione in Egitto è troppo fragile. Vogliamo dare consigli al regime e poi abbiamo un programma da difendere».

«PIÙ LIBERTÀ, BASTA ANARCHIA». Sawiris ha criticato l’oneroso progetto di Al-Sisi di raddoppiare il Canale di Suez e ha sostenuto il fratello Nassef, uomo più ricco d’Egitto, nei suoi attacchi contro la Banca centrale: «L’Egitto non è un paese povero, la cattiva gestione lo ha reso povero». E a chi lo accusa di non difendere chiaramente la libertà di stampa, dopo i casi di imprigionamento di giornalisti in Egitto, risponde: «Noi saremo la voce di chi vuole più libertà, ma a una condizione: basta scioperi che paralizzano il paese, basta anarchia o battaglie non costruttive. Dobbiamo batterci per i giovani in prigione, per la libertà di espressione, di stampa e per lo stato di diritto».

Foto elezioni Ansa/Ap
Foto Naguib Sawiris Ansa


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1 Commenti

  1. Menelik scrive:

    Vedremo gli sviluppi.
    Queste sono elezioni molto importanti, considerati i possibili sviluppi geopolitico e militari di tutto lo scacchiere mediorientale.
    In TV ancora non ne hanno parlato, sarà che da Oltreoceano è arrivato il “consiglio” di sorvolarle?
    Forse Washington parteggiava di più per Morsi, forse i Fratelli Musulmani rientravano nei loro giochi di squilibrio di poteri.

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