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Egitto, vietati i partiti religiosi. E i copti: «No a “quote cristiane”, siamo parte integrante del paese»

settembre 27, 2013 Leone Grotti

L’articolo 54 della Carta è stato emendato dall’Assemblea costituente: a rischio i partiti dei Fratelli Musulmani e salafiti

In Egitto non sarà più possibile formare partiti politici su base religiosa. Lo ha annunciato Mohamed Salmawy, il portavoce dell’Assemblea costituente che sta modificando la vecchia Costituzione approvata dai Fratelli Musulmani. «La commissione ha emendato l’articolo 54, che riguarda la fondazione di partiti politici e ha bandito le attività di un partito basato su background religioso».

NO AI PARTITI RELIGIOSI. L’emendamento è stato fatto soprattutto per impedire ai Fratelli Musulmani, o ai salafiti, di fondare partiti che portino come messaggio principale un contenuto religioso. In questo senso, non è ancora chiaro che fine faranno le formazioni Libertà e giustizia e il partito della Luce. Se la Fratellanza non ha voluto entrare nella Costituente e i salafiti hanno un solo uomo all’interno, la componente musulmana della società è ben rappresentata da Al Azhar, la massima autorità religiosa sunnita del paese.

LIBERTÀ RELIGIOSA PER TUTTI. La Chiesa cattolica, insieme alle altre professioni cristiane, sta cercando un accordo con le autorità religiose islamiche perché nella Costituzione venga garantita la libertà religiosa per tutti. Un’altra richiesta, a cui ha dato voce l’Ong vicina alla Chiesa Egyptian Center for Development Studies and Human Rights, è abolire il sistema delle quote di seggi riservati ai cristiani.

BASTA “QUOTE CRISTIANE”. Le “quote cristiane”, infatti, che garantiscono seggi in Parlamento a gruppi religiosi o cosiddetti minoritari, «contraddicono la speranza di dar vita in Egitto a uno Stato di diritto, liberato dai settarismi». Inoltre sminuiscono i copti, che non si considerano minoranza ma parte integrante del tessuto della nazione. Come dichiarato a Fides dal vescovo copto-cattolico di Minya Botros Fahim Awad Hanna, «il sistema delle quote favorisce la divisione del paese su base settaria. Tutto deve essere posto sotto una legge che garantisca a tutti i cittadini uguali diritti e aiuti a selezionare per l’attività politica persone competenti, a prescindere dalla loro confessione e pratica religiosa».

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1 Commenti

  1. mike says:

    al loro posto le quote le vorrei. non sono esperto di politica, sociologia o cose simili ma talvolta la strategia della chiesa non la capisco. cioè il non mischiarsi col potere neanche quando magari fa comodo. è la solita cosa di essere sempre nel mondo ma al contempo altro dal mondo. si ok però se vuoi incidere nel mondo non puoi essere in toto altro dal mondo. ovvio che non hanno sempre fatto così (vedi la DC e meno male) però questo rifuggire un po’ le istituzioni laiche, il non immischiarsene… boh! tanto se ci si immischia o no non cambia la tattica degli avversari della chiesa. qualcosa, qualche pretesto, comunque trovano. fa parte del potere? se lo stato sbaglia qualcosa buttano la colpa sulla chiesa. non ne fa parte? cose spiacevoli che capitano alla nazione e non sono imputabili allo stato… sono imputate alla chiesa. ragion per cui non comprendo l’atteggiamento dei copti. dicono poi che non sono minoranza. ma sono il 10% della popolazione. una % di tutto rispetto ma comunque eccome se è una minoranza. ed hanno l’occasione di andare nel parlamento, accrescendo magari il prestigio e quindi forse anche il rispetto tra il popolo, e la buttano via. non ce la faccio proprio a capirli.

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