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Egitto, condannato a morte Morsi. La differenza tra «lo sguardo cristiano» e quello dei Fratelli Musulmani

maggio 19, 2015 Leone Grotti

I cattolici non hanno dimenticato la persecuzione subita, ma non volgiono l’esecuzione dell’ex presidente La parole del vescovo cattolico di Assiut, Anba Kyrillos William

C’è una differenza fondamentale tra lo «sguardo cristiano» e quello dei Fratelli Musulmani, e la recente condanna a morte dell’ex presidente dell’Egitto, Mohamed Morsi, l’ha più che mai portato alla luce.

LE CONDANNE. L’ex candidato dei Fratelli Musulmani, il primo eletto democraticamente nel 2012 dopo la cosiddetta Primavera araba e deposto nel giugno 2013 dall’esercito allora guidato da Al-Sisi (oggi presidente), era già stato condannato il mese scorso a 20 anni di carcere per l’uccisione dei manifestanti che a dicembre del 2012 erano scesi a protestare contro di lui al Cairo. In un secondo processo, Morsi è stato di recente condannato alla pena capitale. Il 2 giugno, il Gran Muftì, massima autorità religiosa islamica del paese, dovrà dare il suo parere sulla sentenza e solo in seguito la pena verrà confermata o ridotta.

CATTOLICI SI OPPONGONO. «La reazione degli islamisti ha già assunto connotati violenti», ha commentato la sentenza a Fides Anba Kyrillos William, vescovo copto-cattolico di Assiut, «mentre sembra che tra la popolazione prevalga l’appoggio alla sentenza. Il popolo non ha dimenticato le sofferenze patite quando Morsi era presidente. La Chiesa [cattolica] rispetta l’indipendenza del potere giudiziario, ma ritiene che la vita sia un bene inviolabile in ogni caso, e rimane contraria alla pena di morte».

ISLAMIZZARE L’EGITTO. Queste parole da parte del vescovo cattolico non sono scontate. Durante l’anno in cui è stato al potere, Morsi ha cercato di islamizzare l’Egitto in modo autoritario, occupando con membri della Fratellanza musulmana attraverso una serie di leggi ogni spazio di potere. Per protestare contro la sua deposizione, richiesta a gran voce dalla maggior parte della popolazione egiziana, i Fratelli Musulmani hanno bruciato o devastato più di 80 chiese e distrutto decine di proprietà dei cristiani, compiendo attentati in tutto l’Egitto, ai quali l’esercito ha risposto con un bagno di sangue.

IL CASO MUBARAK. Nonostante questo, la Chiesa cattolica non ha per niente esultato alla notizia della condanna a morte, al contrario di tanti oppositori della Fratellanza. «Ricordo che quando l’ex presidente Hosni Mubarak era stato condannato all’ergastolo, i Fratelli Musulmani, allora al potere, chiedevano un nuovo processo perché fosse condannato a morte», continua il monsignor Anba Kyrillos. «Ricordo la moglie di un ministro che era venuta da noi per un incontro, e poi aveva visitato le suore di Madre Teresa e aveva chiesto loro cosa pensavano di quella questione. Loro le parlarono della compassione che suggerisce di accantonare la pena capitale in ogni occasione, e dicendo questo fecero molto arrabbiare la moglie del ministro. Secondo lei, Mubarak doveva pagare con la vita le cose gravi che aveva commesso».

«LA DIFFERENZA DELLO SGUARDO CRISTIANO». Ecco perché, conclude il vescovo, «in quell’occasione ho potuto toccare con mano la differenza tra lo sguardo cristiano, che accoglie i criteri della misericordia e della compassione anche nella prassi giudiziaria, e una mentalità che potrei definire “vetero-testamentaria”, dove vige solo la logica dell’occhio per occhio, dente per dente».

Foto Ansa/Ap


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11 Commenti

  1. Maria Rossi scrive:

    La pena di morte, a prescindere dal reato commesso, non è mai accettabile! E questo per diverse ragioni ma non certo per una sorta di carità pelosa o misericordia che dir si voglia la quale in qualche modo non riabilita mai il soggetto ma lo fa sentire ulteriormente colpevole per una grazia che magari non ritiene di meritare.
    In primo luogo la pena dovrebbe avere una funzione riabilitativa e per ovvie ragioni la pena di morte non puó essere per sua natura rieducativa. Secondariamente anche nella logica punitiva, comminare una pena detentiva, costringendo la persona ad essere privato, della libertà, rappresenta nel tempo anche la possibilità di rendere consapevole il soggetto del prezzo che sta pagando per il reato commesso, mentre con la pena di morte si mette fine a tutto, anche alla sofferenza inevitabilmente legata alla pena da scontare oltre alla possibile rieducazione.
    Inoltre ultimo, ma non certo ultimo per importanza il fatto che le sentenze possono anche essere sbagliate e condannare un innocente. In questo caso che spesso non si è dimostrato remoto, c’è sempre la possibilità di scarcerare il soggetto, mentre con la pena di morte il giudizio diventa definitivo.

  2. Al_Dorisio scrive:

    “una mentalità che potrei definire “vetero-testamentaria”, dove vige solo la logica dell’occhio per occhio, dente per dente”

    E’ la mentalità infatti che accomuna i tre fondamentalismi che si richiamano ossessivamente ad una applicazione della Legge. Non a caso negli USA che si richiamano a questa memtalità “vetero-testamentaria” ed aggiungerei messianica, vige ancora la pena capitale (compresi gli stati abolizionisti perchè per alcuni reati federali anche loro la devono applicare).

  3. Franco scrive:

    Benomale che Arabia Saudita e Fratelli Musulmani rimangono rivali in terra d’Egitto. Quando sono uniti fanno paura come in terra di Siria.

    • Onnore scrive:

      per il popolo berlusconian-accatto-leghista e’ proprio dura uscire dagli stereotipi,eh? i cattolici buoni,e gli altri cattivi.
      ma che razza di visione demenziale,lasciatemelo dire.

      • Franco scrive:

        Avrà commentato l’articolo sbagliato perchè in caso contrario lei è fuori di testa. Che c’entrano i berlusconiani con le vicende internazionali? Accusare di cattiveria chi brucia chiese e taglia la testa alle persone è uno stereotipo o un sacrosanto diritto?

        • Onnore scrive:

          di berlusconiana vedo la cretineria di certe analisi secondo cui la pieta’ umana sarebbe prerogativa esclusiva di questa o quella religione. nel qual caso i “fuori di testa” sareste voi,o piuttosto in malafede (il che e’ ancora peggio)
          a proposito,quella retorica dei “perseguitati cristiani”,di cui mi pare non vi freghi assolutamente nulla se non strumentalizzarne le sofferenze (altrimenti com’e’ ovvio agireste sensibilizzando campagne a difesa di tutti,e non solo di certi “in quanto cristiani”,con iniziative laiche efficaci e non gettando benzina sul fuoco-al riparo dei vostri monitors),nella sua pochezza ideologica e’ smascherabile da qualunque babbeo.
          che tristezza,che miseria.

          • diabolik scrive:

            Sei su un binario morto ,onnore….

          • Franco scrive:

            Tanto onnore, poco Onore. Lei viene qui ad accusare i cristiani di fare gli interessi dei soli cristiani quando in queste pagine non si è fatto altro che parlare di atrocità commesse dall’ isis e gruppi legati ad Al qaeda ai danni di Yazidi, Shiiti, Drusi, Huthi, Curdi e naturalmente Cristiani. In male fade ci sarà lei e la pochezza dell’area politica accui appartiene.

  4. Maurizio scrive:

    Onnore…che tristezza e che miseria..che orrore(od onnore!?)nel leggere certi sproloqui senza capo né coda!!….divisione tra buoni e cattivi(v.anche Dorisio)visione laica dei perseguitati..non ci sono solo i cristiani..ecc! Hai sentito oggi il Papa ed il suo accorato appello in favore di quella etnia di religione musulmana,vagante per l’oceano indiano senza che alcun governo(compresi quelli musulmani di Malesia e Indonedsia)si stia occupando di loro…anzi!..Gli unici sembrano essere i filipini…ma orrore(od onnore)non se ne parla perché sempre di cristiani.Questa é l’autentica visione laica..quella cristiana,quella del papa…lo so che cioe scompagina i vostri piani
    ma,mentre lui fa ciò,provate-altrettanto laicamente a rispondere ed intanto che ci siete provate a confutare(-se ci riuscite-)a contestare-sempre laicamente,s’intende-l’incontrovertibile verità che i cristiani(tutti i cristiani insieme)siano la componente più martirizzate nel secolo precedente ed anche all’inizio di questo secolo,oltr al fatto,dimostrato dalla vicenda egiziana che é molto più laico l’approccio cristiana alla giustizia umana,confutando così la tesi di chi mette sullo stesso piano le tre religioni monoteiste”del libro”.
    Suvvia,Onnore un sussulto di ragionevole e realistia lettura degli eventi!!

  5. Menelik scrive:

    A prescindere dalla condanna alla pena capitale, sulla quale non entro in merito, volevo fare questa considerazione:
    Morsi è andato al potere come frutto diretto della “primavera araba” che sappiamo bene è stata generata dallo zampino dell’ingerenza occidentale nelle naturali vicende arabe.
    E Morsi ai Cristiani ha fatto quel che ha fatto.
    Le cose si sono ristabilite, o meglio, hanno preso una piega migliore, dopo IL COLPO DI STATO DEL GENERALE AL SISI.
    Ecco, un po’ più di democrazia, rispetto per la gente e libertà, è venuto dalla presa del potere di un militare.
    E l’occidente si era illuso che bastava dare un colpetto e sarebbe riuscito a portare la LORO democrazia (loro perché pur essendo io un Occidentale, ho un concetto di democrazia ben diverso da quello dei registi delle “primavere arabe” sfiorite).
    Bel casino abbiamo combinato tra Iraq, Libia, Siria, ed Egitto, e per fortuna in quest’ultimo le cose hanno ripreso “la via araba”, che se fosse rimasta all’occidentale, a quest’ora anche l’Egitto sarebbe sotto l’isis…..ma è possibile essere più ottusi di così?

    • EquesFidus scrive:

      Non è ottusità: è convenienza. Gli islamici, specialmente sunniti, periodicamente cedono al fanatismo ed alla violenza, quindi meglio averceli come amici che non come nemici; i cristiani, al contrario, non solo contano come il due di briscola in quei Paesi, ma sono anche poveri e, in Occidente, sono troppo “scomodi” visto il loro rifiuto di adeguarsi al laicismo. Se a questo aggiungiamo il silenzio dei cristiani occidentali ed il compiacimento da parte dei laicisti per questi veri e propri massacri, si capisce come sia più semplice per questi signori fare i deboli coi forti e i forti coi “deboli” (non deboli perché tali, ma perché in minoranza e non supportati da coloro che, almeno in parte, ne condividono la fede).

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