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Egitto. Ormai gli attacchi contro i cristiani «si susseguono a una media di uno ogni dieci giorni»

luglio 13, 2016 Redazione

Appello dell’arcivescovo contro i continui assalti alle case, i rapimenti e le estorsioni ai danni dei copti. Da ultimo l’omicidio di un sacerdote accusato di essere un «combattente infedele»

Articolo tratto dall’Osservatore romano – Un appello per chiedere alle forze di polizia di far rispettare la legge che tutela i cittadini da ogni discriminazione settaria è stato lanciato mesi giorni scorsi da Anba Makarius, arcivescovo copto ortodosso di Minya, dopo la serie di episodi che nelle ultime settimane hanno di nuovo fatto registrare un’impennata dei casi di violenza subiti in particolare dai cristiani egiziani.

Ormai ― ha fatto notare l’arcivescovo ― tali attacchi violenti di varia natura, dall’assalto alle case fino ai rapimenti mirati a scopo di estorsione, si susseguono a una media di uno ogni dieci giorni. Negli ultimi tempi si sono registrati, tra gli altri, l’assalto ad abitazioni di famiglie cristiane perpetrate nel villaggio di Kon el Loofy, l’incendio di un asilo gestito da cristiani e quello di coltivazioni appartenenti a proprietari cristiani, avvenuti in due villaggi del governatorato di Minya. L’assalto al villaggio di Kon el Loofy è scattato dopo che si era sparsa la voce di un progetto di costruzione di una chiesa nella zona, e nonostante la smentita da parte del proprietario dei terreni su cui il luogo di culto sarebbe dovuto sorgere, comunicata anche alle forze di polizia.

L’episodio più grave delle ultime settimane ― riferisce Fides ― è stato l’omicidio di Rafael Moussa, sacerdote copto ortodosso della chiesa di San Giorgio, perpetrato da un commando armato ad Al Arish, la città costiera del nord del Sinai che si trova ad appena una ventina di chilometri da Gaza. I gruppi jihadisti hanno rivendicato l’omicidio, definendo padre Rafael come un «combattente infedele».

Alle violenze settarie, avvenute a inizio settimana, è seguito un tentativo di conciliazione ispirato dalle autorità locali. La diocesi copta ortodossa di Samalut ha però contestato in questo caso la prassi degli «incontri di riconciliazione» di fatto imposti dalle forze di sicurezza, sottolineando la necessità di perseguire i comportamenti criminali a norma di legge, facendo inoltre notare che spesso le vittime di violenze settarie permangono nella loro condizione di parte offesa senza ricevere alcuna giustizia.

Intanto, riferiscono fonti egiziane riportate da Fides ― i rappresentanti locali dell’Egyptian Family House (Casa della famiglia egiziana, organismo di collegamento interreligioso sorto da alcuni anni come strumento per prevenire e mitigare le contrapposizioni settarie) hanno iniziato una raccolta di fondi per finanziare la riparazione delle case assaltate dai fanatici.

Nei giorni scorsi, il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi è tornato a sollecitare arabi e musulmani a fare fronte comune contro il terrorismo, liberando il «discorso religioso» e le attività da esso ispirate, da ogni condiscendenza nei confronti di idee e posizioni estremiste. «Il mondo musulmano ― ha sottolineato il capo di Stato egiziano ― sta attraversando un momento di svolta molto rischioso, e si trova ad affrontare sfide senza precedenti per la vita dei suoi popoli. Una condizione di emergenza che richiede sforzi convergenti da parte di tutti noi, accantonando le differenze».

Non è la prima volta che il presidente egiziano richiama alle autorità religiose islamiche l’urgenza di impegnarsi in maniera energica per sradicare il fanatismo e le derive settarie.

Foto Ansa

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3 Commenti

  1. SAMING scrive:

    E l’ argentino legge l’ Osservatore Romano ? Lo chiedo perchè domenica scorsa, all’ Angelus, non ho sentito parole in difesa dei cristiani. Forse è un po’ confuso. Dopo aver pregato in moschea rivolto, da prassi, verso la Mecca non sa più che pesci pigliare.

  2. EquesFidus scrive:

    I cristiani di quei Paesi devono rendersi conto che difendere sé stessi, le loro famiglie, i fratelli nella fede ed i luoghi santi dalla furia dei barbari islamici non è un peccato, bensì rientra pienamente nella casistica della guerra giusta. Devono acquistare, per quanto possibile (dato che vengono tenuti in una situazione di sostanziale inferiorità e povertà dai musulmani, che li odiano e li temono) armi, munizioni e protezioni personali e cominciare ad addestrarsi, a suon di preghiere e di tiro al bersaglio, per essere pronti quando i servi di Allah verranno a far loro visita. E noi cattolici occidentali, se fossimo uomini, dovremmo supportarli in questa lotta anziché far finta di niente in nome del “dialogo” e del buonismo.

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