Servono nuovi e più incisivi strumenti per una politica realmente riformista
L’istituzione di un ministero per l’attuazione di politiche della sussidiarietà mi sembra un’iniziativa auspicabile nel quadro di un necessario riformismo. Tutti noi dobbiamo imparare ad avere occhi diversi. Così, augurandoci di esserci lasciati definitivamente alle spalle concezioni della politica e assetti statali che sono sembrati non soltanto indifferenti, ma per certi versi addirittura ostili ai ceti produttivi e ai corpi sociali, fare della sussidiarietà non soltanto un principio ispiratore della politica ma anche fattore di crescita economica e di mobilità sociale rappresenterebbe senz’altro una notevole novità. Da una parte ci offrirebbe un contributo al contenimento del debito pubblico grazie all’intervento dei volontari. Dall’altra ci prospetterebbe una più organica visione e valorizzazione delle risorse presenti nel tessuto civile. Nei nostri rapporti con cooperative sociali e forme più o meno organizzate di volontariato presenti sul territorio nazionale noi tocchiamo ogni giorno con mano la ricchezza della società italiana in termini di propensione al fare e, in molti casi, anche al dare.
Alla banca spetta spesso il facile compito di un piccolo contributo, quasi una sorta di fiammifero per accendere un falò di iniziative educative, di organizzazioni caritative, di assistenza sociale ed umanitaria. Noi che abbiamo piedi, cuore e testa nei nostri territori storici, siamo convinti che una nuova visione positiva della sussidiarietà e dell’iniziativa mutualistica, può suggerire nuovi e più incisivi strumenti tanto nell’ambito delle politiche sanitarie, scolastiche, assistenziali, quanto nelle situazioni di vera e propria emergenza sociale.
Carlo Fratta Pasini
presidente del Consiglio di Sorveglianza
Banco Popolare