Presidente Berlusconi, la prima riforma fiscale da fare è togliere l’Irap alle scuole non statali. Non è materia da annunci da campagna elettorale. È una misura burocratica, criptica e silenziosa, sì, ma di enorme impatto: riconoscere anche alle scuole private parificate la qualifica di Onlus. Qualcuno dirà che la legge sulla parità (la n. 62 del 10 marzo 2000) già assegna a queste scuole il regime delle Onlus. È vero, ma la legge è scritta male e, nonostante l’ordine del giorno con cui fu approvata dal Parlamento imponesse a chiare lettere al governo di interpretare il decreto 460 sulle Onlus in maniera tale da ricomprendervi le scuole parificate, l’amministrazione finanziaria ha trovato il modo, con una interpretazione formalistica e contra legem, di impedire l’attuazione di questa disposizione. Infatti, l’art. 10 del decreto sulle Onlus prevede da un lato che siano riconoscibili come tali i soggetti che si occupano di istruzione ma dall’altro impone la condizione che lo facciano nell’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale. E poiché per il ministero delle Finanze persegue solidarietà sociale solo chi si rivolge a categorie “particolarmente vulnerabili” ne segue che insegnare a ragazzi normali, di famiglie normali, non è essere solidali. Per essere Onlus una scuola privata parificata dovrebbe essere rivolta solo a ragazzi con handicap, il che è giusto, certo, ma del tutto fuori dalla realtà. E dalla legalità, se è vero, come è vero, che la previsione agevolatrice della legge sulla parità era rivolta all’intero settore della scuola paritaria e non ad una sua quota infinitesimale.
Il tema non è solo nominalistico: l’assimilazione a Onlus consente infatti l’esonero dall’imposizione diretta e, soprattutto, in regioni lungimiranti come la Lombardia e la Puglia, dall’Irap. È l’Irap, la tassa imbecille, il flagello della scuola non statale italiana. Applicata non al reddito effettivo, cioè ai soldi che si guadagnano, ma alle retribuzioni, cioè ai soldi che si spendono (sic!), è un salasso costante e che ne mina la sopravvivenza. Per far fronte all’Irap non si fanno le manutenzioni e i pur necessari adeguamenti edilizi, non si comprano computer e libri, si pagano male o non si assumono gli insegnanti. Si aumentano a malincuore le rette, rendendo ancora più dura la vita alle famiglie che si tolgono il pane di bocca pur di dare ai figli una scuola decente, si fanno pubbliche sottoscrizioni tra i genitori o si chiede ai promotori di mettere mano al portafogli, per pagare l’Irap. E il tutto contro una legge che in sé sarebbe chiarissima, se solo l’amministrazione finanziaria svolgesse il suo ruolo di esecutore della volontà sovrana del legislatore e non, eversivamente, di oppositore alla stessa.
Questo scandalo silenzioso, consumatosi sotto ben tre governi, tra cui il Berlusconi II, deve ora finire. Il nuovo governo, sol che lo voglia, può risolvere il problema o ordinando all’amministrazione finanziaria di fare il suo dovere ed emanare una semplice circolare ministeriale che la riallinei al legislatore, o modificando l’articolo 10 della legge sulle Onlus raccordandola al testo di legge sulla parità. Ci vogliono pochi minuti. E pochissima spesa, dato che il gettito delle scuole parificate è un nulla nel bilancio nazionale e la perdita sarebbe senz’altro compensata dal valore economico (economico, sì) e sociale di una scuola privata più forte. Se è vero che il capitale umano è la prima risorsa del nostro paese, l’educazione dei giovani è la prima delle priorità. Che quello suggerito sia dunque il primo dei provvedimenti del Berlusconi III.
Stefano Morri presidente della Fondazione Opere Educative