16 Novembre 2009
Obama e la sanità incompiuta
Perché la grande rivoluzione obamiana della sanità sarà presto ridimensionata
di
Tempi
I commenti in Europa hanno salutato come un evento storico l’approvazione da parte della Camera del progetto di riforma della sanità dell’amministrazione Obama, esaltandolo come un passo avanti verso la giustizia sociale e una conferma della bontà del modello europeo di welfare. Sta di fatto che il progetto sarà probabilmente ridimensionato al Senato, dove la famosa public option, l’assicurazione pubblica che dovrebbe costringere le assicurazioni private ad abbassare l’entità dei loro premi, va verso la bocciatura. Un altro fatto è che la maggioranza degli americani, anche dopo le vittoriose immagini di Nancy Pelosi e Obama sorridenti, continua a osteggiare la riforma. Secondo i sondaggi il 52 per cento degli elettori è contrario alla riforma nei termini attuali e solo il 45 è favorevole. Un dato che combacia con quello delle opinioni favorevoli sul presidente: da un mese viaggiano stabilmente sotto il 50 per cento, mentre il giorno del suo insediamento, il 21 gennaio scorso, segnavano il 65 per cento. La maggioritaria opposizione alla riforma si può spiegare con un sentimento di egoismo, siccome il peso dei 44 milioni di residenti americani che riceveranno la copertura sanitaria finora mancante ricadrà sulle spalle di tutti gli altri contribuenti. Non va però trascurata una motivazione più profonda e nobile: gli americani istintivamente diffidano dell’intervento dello Stato nella vita del cittadino, preferiscono l’esercizio della responsabilità personale all’assistenzialismo che crea dipendenza e rafforza il potere dello Stato sull’individuo. Questo tratto del Dna americano non è affatto morto.