tempi.editoriale Lunedì 15 Marzo 2010 
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L’accidente che ha costretto i medici a trattare quel corpo come una persona viva

Ora che si è ammalata, come ha scritto Lucia Bellaspiga su Avvenire, l’équipe ha dovuto chiamare a Lecco per chiedere “come facevate a farla star bene?”. E pensare che «è morta da 17 anni»

di Tempi

C’era scritto tutto sul protocollo, tranne cosa fare se a Eluana fosse venuta la tosse. Perché questo è accaduto nella prima notte che la giovane donna di Lecco ha trascorso nella clinica “La quiete” di Udine. Le è venuta la tosse, e non c’era medico, infermiere, amico che sapesse cosa fare. In fondo, se «è già morta da diciassette anni», come ha detto il dottor Amato De Monte, come può avere avuto la tosse? E invece, come ha raccontato il 6 febbraio sulla prima pagina di Avvenire Lucia Bellaspiga, «Eluana non pare più la stessa, poche ore fuori casa e qualcosa è già cambiato. Tossisce, Eluana. Si scuote, quasi si strozza e intanto, proprio come farebbe ciascuno di noi, tende a tirarsi su, cerca aria, solleva le spalle ma non riesce. Dove sono quelle mani che a Lecco sapevano sempre cosa fare? (…) Gli infermieri-volontari provano di tutto, ma appartengono all’équipe di De Monte, conoscono a memoria il protocollo per farla morire, che ne sanno ora dei piccoli gesti che sono propri di una vita, di quella vita? Come si gestisce una “morta”?». Così alla fine hanno chiamato a Lecco per chiedere «al medico curante di Eluana: come facevate a farla stare bene?». è stato necessario trattarla “come una persone viva”, perché aveva la tosse. Poi ha prevalso il protocollo, ed Eluana ha smesso di disturbare con quella sua tosse troppo viva.

 

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