Nota del direttore del settimanale Tempi a proposito delle dichiarazioni di Mercedes Bresso contro il cardinal PolettoIl parere di: › Parla Eugenia Roccella › Parla Paola Binetti
Dopo l’intervista a Repubblica del Cardinale di Torino Severino Poletto, il quale ha espresso il punto di vista cattolico e del buon senso laico a proposito del caso Eluana, il presidente della regione Piemonte e politico Pd Mercedes Bresso, si è sentita in dovere di replicare con un durissimo avvertimento: «Non viviamo in una repubblica di ayatollah nella quale il diritto religioso fa premio sul diritto civile». Scusi, signora Bresso, ma di quale diritto religioso e ayatollah stiamo parlando? Perché evocare teocrazia e ayatollah quando un uomo di chiesa si limita a esprimere il proprio pensiero e capisce ciò che chiunque può capire, ha capito e ha detto in tanti modi, con tanti segni di solidarietà e testimonianza civile? Non si fanno morire così, per fame e per sete, come si vorrebbe far morire Eluana, nemmeno i cavalli. Ayatollah a chi sostiene questo elementare principio di umanità? Ayatollah a chi dice che il rispetto della persona umana non è negoziabile con nessuna sentenza? Ayatollah a chi, in una libera democrazia, difende il principio che hanno fatto proprio i responsabili di Hospice che hanno respinto l’appello a “ospitare” l’omicidio legalizzato di Eluana Englaro? Ayatollah ai laici, laicissimi direttori e coordinatori degli Hospice dell’Emilia Romagna che scrivono: «Eluana non è una paziente in fase terminale, ma una grave disabile che necessita di idratazione, nutrizione, e assistenza di base alla persona, come tanti altri anziani, dementi, disabili, portatori di handicap»? Ayatollah a chi, come gli stessi operatori appena citati, ricorda che «gli Hospice devono rimanere quello che sono e sono sempre stati, cioè strutture per la vita del paziente, non per la loro morte»? Se la morte di Eluana troverà casa in Piemonte, sarà grazie al suo volenteroso Presidente. Questi sì, generosa collaboratrice alla diffusione di quelle idee che dal Terzo Reich in avanti ci stanno insegnando in altri modi, ad altre latitudini (ma sempre più prossime alla nostra), quanto sia necessario che anche gli eredi della civiltà greco-giudeo-cristiana, imparino anch’essi, finalmente, “ad amare la morte più della vita”.
Il parere di:
Inserito da simoneprato il 22 Gennaio 2009 - 4:32pm
... se però dovessimo applicare la legge di Dio agli immigrati dovremmo accoglierli senza se e senza ma, ai condannati dovremo perdonarli, all'economia dovremo donare tutto ai poveri. Ahime! la legge di Dio non si applica mai e ci guardiamo bene dal farlo!