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Ecco le (misteriose?) www.br.com

giugno 9, 1999 Micalessin Gian

Perché, invece di scomodare dietrologie, Cie, Spectre e Mossad,
i super OO7 italiani e le menti fini del Viminale non si collegano
a Internet? Scoprirebbero che le misteriosissime Br, probabilmente non hanno né santi, né musicisti in Paradiso. Però accedono a un sito web e firmano con nomi e cognomi. Il documento Br del ’97 e
le sue non poche affinità con quello dell’omicidio D’Antona

Era tutto scritto? Sembrerebbe proprio di sì. L’omicidio di Massimo D’Antona e la successiva rivendicazione da parte delle Brigate Rosse Partito Comunista Combattente ha in sé ben poco di stupefacente.

Le BR analizzano. E firmano I segnali di una riorganizzazione (esplicitamente ammessa) delle Brigate Rosse per mano di un piccolo nucleo di brigatisti in carcere erano evidenti per lo meno da due anni. Perlomeno diremmo dal 21 ottobre 1997 quando Giuseppe Armante, Maria Cappello, Tiziana Cherubini, Enzo Grilli, Franco Grilli, Franco La Maestra, Flavio Lori, Rossella Lupo, Fausto Marini, e Fabio Ravalli, un gruppo di irriducibili finiti in carcere dopo l’omicidio Ruffilli, firmano un documento contro l’indulto. Il documento finisce anche su Internet riprodotto integralmente nel sito di “Senza Censura” (www.tmcrew.org/senzacensura/quaderni/qs02.htm) una rivista vicina all’Autonomia e ai Centri Sociali. Lungo circa 42 cartelle vengono esposti i presupposti politico ideologici per il passaggio dalla fase di “ritirata strategica” a quella di “ricostruzione” dell’iniziativa armata. In alcuni passi esso suona come un esplicito richiamo alla ripresa delle armi come quando afferma che bisogna “sostenere lo sviluppo del lavoro rivoluzionario sui 2 cardini programmatici fondamentali: l’attacco al cuore dello Stato, inteso come attacco alla contraddizione dominante tra Classe e Stato nella congiuntura e l’antimperialismo nella promozione del Fronte Combattente, “Assi programmatici di attacco intorno cui c’è stata una migliore comprensione della guerra di classe, delle leggi che la governano, dei criteri e modalità del lavoro rivoluzionario, in definitiva della stessa strategia della lotta armata”. Ma quello che è più inquietante è la somiglianza con il testo usato per rivendicare l’omicidio di Massimo D’Antona. Uguale l’analisi dell’evoluzione dello scenario politico nazionale e internazionale in questi dieci anni. Uguale la forma periodale fatta di frasi lunghe complesse e al limite dell’intelligibilità. Uguale i termini utilizzati. Tutto così uguale da farlo sembrare scritto da una mano sola. O, perlomeno, diligentemente copiato.

I due testi a confronto Partiamo dalla rivendicazione dell’attentato a D’Antona. “Il giorno 20 maggio 1999, a Roma, le Brigate Rosse per la Costruzione del Partito Combattente hanno colpito Massimo D’Antona (…) Con questa offensiva le Brigate Rosse per la Costruzione del Partito Comunista Combattente, riprendono l’iniziativa… portando l’attacco al progetto politico neo-corporativo del ‘Patto per l’occupazione e lo sviluppo’…”. La necessità di riprendere l’iniziativa era già evidenziata nel documento dell’ottobre ‘97. Analizzando la cosiddetta “fase di ricostruzione” del “Partito Comunista Combattente” gli autori scrivevano: “Questo processo investe il come si opera iniziativa rivoluzionaria, il come ci si organizza a tal fine e il come si va ad organizzare, disporre e formare le forze disponibili. Cioè investe i criteri politici e le modalità che fanno vivere gli indirizzi politici di combattimento, la costruzione di organizzazioni di classe, la direzione politico-militare su di essa, la costituzione di quadri politico-militari e l’idonea disposizione generale delle forze”.

In pratica gli autori segnalavano l’importanza di definire le modalità organizzative per la costituzione di gruppi capaci di riprendere l’iniziativa armata. Gruppi che dovevano operare agli ordini di quadri politici militari capaci di disporli sul territorio e di fornire l’indirizzo politico e strategico alla loro azione. Insomma una sorta di segnale e di istruzioni non solo sulla necessità, ma anche sui modi in cui riprendere l’azione.

Nell’analizzare lo scenario politico italiano la rivendicazione parte dal governo di De Mita della seconda metà degli anni 80. “In questo quadro, De Mita, sia come segretario della Dc, che come Presidente del Consiglio (…) tentò di attestare un progetto, e i relativi equilibri politici, che partisse dalla ridefinizione della rappresentazione politica e dell’assetto istituzionale. L’attacco delle Br-Pcc al progetto di riforma dello Stato, attuato con l’azione contro Ruffilli (…) impedisce l’affermazione del progetto”. Analogamente il documento del 1997 scriveva: “L’attuale fase di scontro affonda le sue radici nel fallimento del ‘progetto politico demitiano’ e nell’esplodere della crisi della borghesia imperialista che ha assunto i caratteri di una vera e propria crisi politica dello Stato concentrato delle tappe che ne hanno scandito il corso da un ventennio a questa parte e dal fallimento dei vari tentativi borghesi di dargli soluzione compiuta sul piano della rifunzionalizzazione dello Stato per rispondere ai nodi che presiedono questa crisi”.

Affinità elettive…

Nel testo del 1997 si poneva l’accento, in campo sociale, soprattutto sulla funzione “neo-corporativa” dei sindacati. “Lo scontro che investe i rapporti proletariato/borghesia, Classe/Stato, risente di tutto il peso della funzione neocorporativa svolta dai Sindacati, che si cala sul conflitto e sulla resistenza del proletariato per svuotarla dei suoi contenuti di classe”. La rivendicazione dell’attentato parla di “Un attacco che spezza la mediazione politica neo-corporativa, su cui questo Esecutivo tenta di attestare un consolidamento del dominio della borghesia imperialista, contrapponendovi gli interessi generali del proletariato…”. Per quel che riguarda l’analisi dello scenario internazionale il testo del ‘97 metteva l’accento sulla “tendenza alla guerra con il progressivo intervento bellicista di tutti i paesi del centro imperialista sulle linee di fronte aperte dall’offensiva imperialista nel suo complesso, che trova il suo punto catalizzatore proprio nel cuore dell’Europa, come la guerra in Jugoslavia e l’attuale allargamento della NATO ad Est dimostrano, mettendo in chiaro come la contraddizione Est-Ovest sia il massimo punto di condensazione dei fattori di crisi e linea direttrice dello sviluppo della tendenza alla guerra”. Accennando al conflitto in corso dall’altra parte dell’Adriatico la rivendicazione del maggio ’99 sostiene che “lo Stato italiano, nel quadro più generale dell’Alleanza Atlantica, sta conducendo un attacco nei Balcani per assoggettare la Jugoslavia. Una guerra che ha i suoi presupposti nella politica attuata fin dagli inizi degli Anni ‘90, dalla Nato e dall’Europa, per favorire la disgregazione della Federazione Jugoslava, con la creazione di Stati o Protettorati su base etnica, e che ora è rivolta a distruggere la Repubblica Serba, per ridurla in miseria…”.

Sia la rivendicazione che il documento si concludono con una sequela di slogan che hanno la funzione di riassumere quanto scritto nei due lunghissimi elaborati. Vediamoli a confronto.

… e identità
Documento del ‘97: “Attaccare e disarticolare il progetto antiproletario e controrivoluzionario di riforma dello stato che evolve verso la seconda repubblica”. Rivendi-cazione Omicidio D’Antona: “Attaccare e disarticolare il progetto neo-corporativo, cuore politico della rifunzionalizzazione dello Stato imperialista e della ristrutturazione economico-sociale in Italia…”. Documento del ‘97: “Organizzare i termini politici-militari per ricostruire i livelli necessari allo sviluppo della guerra di classe di lunga durata”. Rivendicazione Omicidio D’Antona: “Costruire le condizioni della guerra di classe (…). Rilanciare la prospettiva della presa del potere politico come sbocco alla crisi della borghesia e alla sua guerra…”. Documento del ‘97: “Attaccare le politiche centrali dell’imperialismo, dalla linea di coesione europea ai progetti di guerra diretti dalla Nato che si dispiegano in questo momento lungo l’asse dei paesi dell’Est Europa e sulla regione mediterranea-mediorientale”. Rivendicazione Omicidio D’Antona: “Attaccare la Nato e lo sviluppo della guerra imperialista”. Documento del ‘97: “Lavorare alle alleanze necessarie alla costruzione del fronte combattente antimperialista”. Rivendicazione Omicidio D’Antona: “Promuovere la costruzione del Fronte Antimperialista Combattente” Documento del ‘97: “Onore a tutti i compagni e combattenti antimperialisti caduti”. Rivendicazione Omicidio D’Antona: “Onore a tutti i compagni e combattenti antimperialisti caduti”.

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