Google+

Ebola. Il dramma di Foday Gallah, persona dell’anno per il Time: «Non so perché sono sopravvissuto io e non il bambino di fianco a me»

dicembre 11, 2014 Redazione

Foday guida l’ambulanza a Monrovia, capitale della Liberia, e trasporta i malati di Ebola. «È un nemico silenzioso. Se non hai fede in Dio, cedi prima di arrivare in ospedale»


La persona dell’anno 2014 per il Time è il «combattente anti-Ebola». Il volto mostrato in una delle cinque diverse copertine realizzate dal settimanale americano è quello di Foday Gallah (foto a destra), che per mestiere guida l’ambulanza nella capitale della Liberia, Monrovia. L’epidemia scoppiata il 23 marzo scorso in tre paesi dell’Africa occidentale (Guinea, Liberia, Sierra Leone) ha ormai perso il suo carattere di notizia ma è tutt’altro che debellata: come si legge nell’ultimo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità, i casi sono saliti a 17.942, i morti a 6.388. La Sierra Leone, con 7.897 casi, ha superato il primato della Liberia (7.719), che detiene ancora quello delle vittime: 3.177.

«NEMICO INVISIBILE». Decine di queste 3.177 vittime sono morte tra le braccia di Foday, che ha contratto il virus ed è guarito e che alla Bbc ha raccontato come ha affrontato «questo nemico invisibile. Durante la guerra civile, neanche troppo tempo fa, se sentivi che il nemico arrivava da nord, potevi impacchettare tutto e dirigerti a est. Potevi vedere i proiettili volare di notte e gli uomini con le pistole spostarsi nelle strade. Ma Ebola è invisibile e non c’è modo di sapere da dove arriverà il prossimo attacco. Ti colpisce e basta, questo è tutto».

time-person-year-2014-ebolaBAMBINO DI QUATTRO ANNI. Foday ha contratto il virus mentre era in servizio: «In agosto, sono andato a prendere un bambino di quattro anni da casa sua. Conoscevo bene l’indirizzo: avevo già portato via sette membri della sua famiglia, che sono tutti morti. Lui era l’ultimo. Non l’ho preso prima perché non presentava sintomi ma ho chiesto ai vicini di farmi sapere se si fossero manifestati. Quella mattina avevo portato via suo padre, sua nonna e suo fratello, il pomeriggio tornavo per prendere lui. L’ho trovato per terra in una pozza di vomito. L’ho tirato su e l’ho portato in ambulanza stringendolo tra le mie braccia, mentre lui continuava a vomitarmi sul petto. Mentre uscivo, mi sono accorto che la mia tuta protettiva non era ben chiusa ma ero troppo impegnato a portarlo in ospedale il prima possibile. Il sabato successivo mi è venuta la febbre».

«HO PREGATO DIO». Il «combattente», come lo descrive il Time, racconta nei dettagli cosa significa ammalarsi di Ebola: «Sapevo che sarebbe successo e ho detto alla mia famiglia di starmi lontana. Sono andato in ospedale per farmi curare. Ne avevo portati così tanti in ospedale, così tanti erano morti tra le mie braccia. Ero spaventato, ma ho pregato e Dio non ha permesso che la paura prendesse il sopravvento. Se non sei psicologicamente forte e Dio non è dalla tua parte cedi prima di arrivare in ospedale perché il dolore è troppo forte. Non hai più appetito e sei disidratato per il vomito, poi arriva la diarrea. È brutta, terribile, devastante. Ti fa desiderare di morire».

«PERCHÉ NON SONO MORTO?». Ma «tutto ciò che volevo era essere curato e trattato con amore ed è quello che i medici hanno fatto». Per due settimane Foday è rimasto in ospedale. Di fianco a lui è morto un bambino di due anni e una donna, «che ha pianto tutto il tempo fino a quando è spirata». Ma il bambino che l’aveva infettato è sopravvissuto. «Non so perché io sono sopravvissuto: forse per la mia fede in Dio o perché sono arrivato subito in ospedale. E grazie a Dio la mia famiglia non mi ha stigmatizzato», come invece succede spesso. «Erano spaventati ma non mi hanno mai voltato le spalle, così come il mio capo. Io voglio che la gente sappia che contrarre Ebola non è per forza una condanna a morte: sopravvivere è possibile».

«A VOLTE VORREI MOLLARE TUTTO». A inizio dicembre Foday è tornato a lavorare con un altro spirito. «Ho raddoppiato i miei sforzi per essere gentile. Parlo ai malati mentre sono in ambulanza, cercando di tenere viva la loro speranza». Ma guidare l’ambulanza non è semplice: «Di recente ho trasportato 11 persone: sono morte tutte. A volte mi sento molto triste, quando guardo qualcuno che sta per morire. Spesso vorrei semplicemente mollare tutto». Anche perché a causa del suo lavoro «molti miei amici mi stanno alla larga. Mi telefonano ma non vogliono vedermi di persona».

«MI PRENDERÒ CURA DI TE». Avendo sperimentato su di sé l’emarginazione, ora il «combattente» cerca di educare gli altri: «Ricordo una donna di 70 anni. Quando siamo arrivati in casa sua, tutta la famiglia l’aveva lasciata sola. (…) Aveva la morte negli occhi. (…) Ho saputo poi che era sopravvissuta perché non aveva il virus ma la situazione davanti alla quale ci troviamo è questa. Io dico alla gente di non voltare le spalle ai loro cari. Dico di isolarli in una stanza, di dargli da mangiare a distanza di sicurezza con un bastone e parlargli così: “Mamma o papà, resta nella tua stanza. Purtroppo non posso avvicinarmi né toccarti. Ma mi prenderò cura di te fino a quando non arriva aiuto”».

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Nessuno fiati. Nessuno si muova. L’hanno fatto davvero! Hanno ridato vita alla storica sigla GSi. Un’icona per tutti i “figli degli Anni ‘80” cresciuti a pane e Opel sportive. Con buona pace della divisione OPC, la nuova versione high performance della Insignia Grand Sport – seconda generazione della berlina tedesca – tornerà a sfoggiare la […]

L'articolo Opel Insignia GSi: gradito ritorno proviene da RED Live.

Solida e ben fatta, la Seat Ateca 1.6 TDI Advance è il primo SUV della Casa spagnola. Si parte da meno di 24 mila euro chiavi in mano

L'articolo Prova Seat Ateca 1.6 TDI Advance proviene da RED Live.

La fortwo, l’utilitaria più corta sul mercato – è lunga solo 2,69 m – si aggiorna. La novità principale è rappresentata dalla disponibilità di serie, sin dall’allestimento entry level youngster, della frenata automatica d’emergenza e dei fendinebbia. Un upgrade in materia di sicurezza tutt’altro che marginale, esteso anche alla versione a quattro posti forfour. Tessuto […]

L'articolo smart fortwo e forfour 2018: danno di più proviene da RED Live.

Vi piace pedalare in collina? Se volete farlo in compagnia di migliaia di altri ciclisti, e con la possibilità di mettere alla prova il vostro spirito agonistico, l’occasione giusta è la 5° edizione della Granfondo Scott, in programma il 3 settembre 2017 con partenza e arrivo a Piacenza Expo. La manifestazione propone due percorsi, caratterizzati […]

L'articolo Granfondo Scott, al via il 3 settembre proviene da RED Live.

C’è qualcosa che non torna… Non dovevi cambiare radicalmente? Non dovevi votarti alla collocazione centrale del motore? Ah, manca ancora un anno? Questo, allora, significa che sei l’ultima versione della Corvette “tradizionale”. Il canto del cigno di una delle muscle car più apprezzate al mondo che, per festeggiare i 65 anni di carriera, debutta nella […]

L'articolo Chevrolet Corvette MY18: l’ultima volta proviene da RED Live.

MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download
logo EA-Group
logo EA-Group
logo La nuova Bussola quotidiana