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E se Chavez lascia? Il destino della politica venezuelana nelle mani degli chavisti

gennaio 7, 2013 Francesco Amicone

Il presidente venezuelano è molto malato. Il vuoto politico che si apre in sua assenza potrà essere colmato dallo chavismo? Per Stefanini (Il Foglio), dipende dalla compattezza della maggioranza chavista.

Dopo le ultime dichiarazioni degli esponenti del governo venezuelano, è diventata ufficialmente concreta l’ipotesi che Hugo Chavez abbandoni la presidenza della Repubblica. Rieletto a ottobre, Chavez versa in gravi condizioni di salute e non sarebbe in grado di governare. E nemmeno di recarsi a giurare davanti all’Assemblea Nazionale, il 10 gennaio, per l’adempimento del dettame costituzionale. Chavez è impossibilitato ad abbandonare Cuba e le cure che sta ricevendo all’Havana. Ciò fornirebbe prova evidente dell’impossibilità di guidare il paese nelle sue condizioni. «Nei giorni scorsi, Chavez ha riunito un vertice al suo capezzale», spiega Maurizio Stefanini, analista di politica sudamericana per Il Foglio, «la linea politica dettata ai suoi  fedelissimi è all’insegna della compattezza: da qui l’investitura del vicepresidente da lui nominato, Nicholas Maduro».

Quanto sono verosimili le notizie sulle condizioni di Chavez?
Difficile dirlo, essendo state silenziate per anni. Che stesse male, si sapeva già. Però non si sapeva quanto. E anche oggi è difficile dire. Se prima non vi erano allarmi, ora potrebbero essercene in eccesso.

Non è ancora chiaro quale sarà il futuro del Venezuela. Se davvero Maduro ottenesse la carica di presidente, lo diventerebbe in via temporanea, aspettando una guarigione di Chavez, o in via permanente, in attesa di elezioni?
Non si sa ancora. La Costituzione venezuelana è contraddittoria su ciò che si dovrebbe fare in caso di rinuncia al mandato da parte del presidente. Se viene meno prima del giuramento, come potrebbe investire il suo vice? Potrebbe dunque prendere le redini, in attesa delle elezioni, il neo-presidente del parlamento Diosdado Cabello. Il primo nodo da risolvere rimane quello su Chavez. La sua malattia gli dà un’incapacità permanente? O temporanea? Quando si è trattato di recarsi a Cuba per le cure, l’Assemblea Nazionale gli ha dato un permesso sulla base della temporaneità delle sue condizioni. E anche se fossero temporanee, farà il presidente comunque? Avendo la maggioranza in parlamento, e nel tribunale di giustizia supremo, incaricato di decretare sulle capacità del presidente, tutto è nelle sue mani e nelle mani dei suoi fedelissimi.

Senza Chavez, cosa accadrà alla politica venezuelana?
Quando viene a mancare un leader carismatico, che ha governato per anni il suo paese, come nel caso di Chavez, è chiaro che si apra un grande vuoto, politico e di potere. Senza dubbio gli chavisti mantengono saldo il controllo sullo Stato, però non sappiamo cosa accadrà all’eredità politica di Chavez e alla compattezza della maggioranza. In Argentina il peronismo è resistito alla morte di Juan Domingo Peron, ma ci sono casi di altri caudilli sudamericani che non hanno lasciato seguito.

Cosa sta succedendo fra gli chavisti? Chi sono?
Per ora si mostrano uniti. C’è Cabello, il presidente del parlamento, un militare, appoggiato dall’esercito e dal potente ministro del Petrolio Rafael Ramirez: un amico della prima ora di Chavez, che però nelle passate elezioni amministrative subì una cocente sconfitta da uno dei leader dell’opposizione. Poi c’è Maduro, il leader designato da Chavez. Sua moglie è Procuratore Generale della Repubblica. Si tratta di un ex sindacalista con un passato da ministro degli Esteri. Lui è appoggiato dal regime cubano ed è in buone relazioni con gli Stati Uniti. Infine ci sono i familiari di Chavez.

E l’opposizione? Cosa accadrà?
L’opposizione dipende in tutto e per tutto da Chavez. Ne fanno parte politici con scarso carisma. L’anti-chavismo è come l’anti-berlusconismo. Mette insieme avversari diversissimi, che dimostrano poca sostanza. Perciò, anche in questo caso, si torna sempre a Chavez e alla compattezza dello chavismo.

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