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E ora porteremo il Tg3 d avanti ai giudici islamici

agosto 11, 1999 Tempi

Parla Said Omar Mugne, amministratore della fl otta di pescherecci Shifco

Il suo nome è stato a più riprese indicato dalla stampa italiana tra i mandanti dell’omicidio dei due giornalisti italiani. Una pubblicità costata cara a Said Omar Mugne e alla Shifco, la flotta di pescherecci della quale è amministratore, che ora come già raccontato da Tempi (n° 23, 17-23 giugno 1999) rischia di fallire e lasciare a casa 2mila pescatori somali dopo che già molti marittimi italiani hanno pagato con la disoccupazione la campagna di stampa contro la Shifco. La soddisfazione per l‘assoluzione di Hassan, perciò, non ha affievolito il desiderio di ottenere giustizia per le aggressioni via stampa subite. “Innanzitutto vorrei sottolineare che si è trattato di un processo ingiusto perché Hassan è stato giudicato fuori dalla Somalia per fatti, invece, accaduti in Somalia. Dal punto di vista giuridico, quindi, era un processo da svolgersi in Somalia”.

Il processo trattava però dell’omicidio di due giornalisti italiani…

Un omicidio avvenuto in territorio somalo. Inoltre Hassan è stato chiamato in Italia per una vicenda, per testimoniare sulle violenze dei militari italiani, che nulla aveva a che fare con l’omicidio Alpi. Tra l’altro accompagnato dall’allora ambasciatore italiano Cassini che quindi ricopriva una funzione politica, ma di fatto ha svolto un ruolo di polizia. Per questo, i responsabili di una simile ingiustizia in un domani, quando finalmente si costituisse un vero stato somalo con un governo legittimo, dovrebbero essere processati in Somalia.

Anche la Shifco, la sua compagnia di pescherecci, è stata a più riprese coinvolta in questo processo e lei indicato tra i mandanti dell’omicidio. Ritiene quindi che l’assoluzione di Hassan ponga fine anche al processo alla Shifco e a Mugne?

E, infatti, anche noi dal 1994 subiamo atrocità nell’impossibilità di difenderci. E non parlo solo di me e della Shifco, ma anche del personale imbarcato. Che questa sentenza smonti o meno il teorema costruito sulla Shifco, in ogni caso noi siamo stati duramente colpiti. E questo grazie soprattutto a certi media che, per seguire la loro linea politica, ci hanno continuamente tirati in ballo in una vicenda nella quale non c’entravamo nulla. Per questo dico che ora non possiamo far cadere il tutto nel nulla. Ripeto: quando si formerà uno stato somalo noi perseguiremo fino in fondo i responsabili dei danni subiti.

In particolare a chi si riferisce quando parla di “media”?

In primo luogo al Tg3 che, diffondendo le sue belle teorie su complotti e traffici d’armi, ci ha letteralmente ridotti sul lastrico. Grazie a loro rimarranno a casa 2mila somali che vivono sul lavoro della flotta, senza contare le circa 500 famiglie tra italiani, portoghesi e rumeni che, ugualmente, lavoravano per la Shifco. Per avere giustizia di tutto ciò, apriremo quindi un processo in Somalia nei tribunali islamici visto che per ora non disponiamo di tribunali civili. Naturalmente, fra i responsabili nel mondo della comunicazione inseriremo anche anche gli autori del libro “L’esecuzione”, già querelato in italia.

E perché le vostre denunce non le fate in Italia?

Perché in Italia il Tg3 è troppo potente. In realtà noi abbiamo già presentato una querela a Gaeta, ma non abbiamo ancora avuto alcun riscontro. Ci hanno costruito addosso scenari inverosimili da setta massonica e non credo che in Italia si possa continuare questa battaglia per la giustizia. Anche perché non creda che tutto finirà qui: stanno già cercando di coinvolgerci in altri procedimenti costruiti sul nulla e che continuano a costare montagne di soldi al popolo italiano.

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