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È morto Luciano Lutring, il ladro che diceva ai bambini: «Ho fatto delle cavolate, vedi di non farle tu»

maggio 13, 2013 Chiara Rizzo

Arianna Giunti, giornalista fondatrice del blog su cui Lutring scriveva negli ultimi mesi: «Il suo desiderio era aiutare i ragazzi sbandanti e dare loro una seconda chance»

I suoi genitori lo avrebbero voluto violinista. Per quelle assurde casualità della vita, sebbene musicista non lo sia mai stato, è passato alla storia per la custodia di violino in cui nascondeva le armi prima dei suoi colpi che gli fecero prendere il soprannome di “Solista del mitra”: Luciano Lutring, 76 anni, uno dei più noti esponenti della “mala milanese” è morto nella notte tra il 12 e il 13 maggio nella sua città.
Attivo tra gli anni ’50 e i ’60, mise insieme un bottino che lui stesso ha stimato in 30 miliardi di lire del tempo. Ricercato numero uno in Italia e in Francia, fu arrestato a Parigi il 1 settembre 1965. Dopo aver scontato 12 anni di carcere, ottenne la grazia dal presidente George Pompidou: rientrato in Italia ottenne una seconda grazia, caso unico al mondo, dal presidente Giovanni Leone nel 1977. Era divenuto scrittore e pittore.

COLPO GOBBO PER CASO. Lutring era figlio di una coppia di ebrei askenaziti benestanti (proprietari di una latteria in via Novara) e divenne ladro quasi per caso. Lo raccontò lui stesso nella sua biografia spiegando che si era recato alle poste per conto di una zia a cui avrebbe dovuto pagare una bolletta. In tasca aveva però una pistola Smith&Wesson senza pallottole, che aveva acquistato da un malavitoso che come altri frequentava la latteria dei Lutring, e che suscitavano un incredibile fascino sul giovane Luciano.
Del primo colpo, Lutring ricorda che era da qualche minuto in fila davanti alla cassiera, quando si era innervosito e aveva sbattuto i pugni sul tavolo: a quel punto la cassiera aveva notato la Smith&Wesson e, pensando ad una rapina, aveva consegnato un malloppo di denaro spontaneamente a Lutring. Stupito dalla facilità con cui aveva, involontariamente, commesso la sua prima rapina, Lutring decise di far il ladro di professione.
Divenne famoso sia per la bella vita che conduceva che per le battute fulminanti in dialetto milanese che di solito diceva durante i clamorosi colpi. Durante una vacanza a Cesenatico, in cui continuava a commettere furti ai danni dei turisti, durante un colpo conobbe anche l’amore della sua vita, la modella Elsa Candida Pasini, nome d’arte Yvonne. Per incontrarla, Luciano finse di averle ritrovato le valige che le aveva rubato. Si sposarono e restarono insieme sino alla morte di lei, avvenuta dopo l’arresto di Luciano in Francia.

FURTI PER AMORE. Arianna Giunti, giornalista di cronaca nera e giudiziaria, e fondatrice del sito mafiagiustizia.it su cui Luciano Lutring negli ultimi mesi della sua vita ha collaborato, ha avuto modo di conoscerlo fin dal 2004. «La prima volta – racconta a tempi.it – l’ho incontrato durante un corso di giornalismo in cui venne a fare ironicamente da “cavia” per i cronisti: io ho scritto il mio primo pezzo proprio su di lui, e da allora siamo rimasti in contatto. La cosa più bella che ricordo di lui è il suo entusiasmo: quando l’ho contattato per il blog, pur essendo già malato, lui mi ha detto che era felice. Quello che desiderava, negli ultimi anni della sua vita era cercare di dare una chance ai giovani criminali. Lui odiava chi mitizzava i vecchi personaggi della mala, diceva che erano stati esempi negativi dipinti come eroi da romanzo. Sentiva molto forte il peso dei suoi errori, sebbene, ricordava sempre “le mie mani non si sono sporcate di sangue”. Per questo voleva evitare, attraverso le sue parole, “altre vite bruciate”».
Giunti ricorda un uomo che raccontava spesso gli aneddoti del suo passato, sempre con un certo spirito. Un esempio è quello di uno dei furti fatto proprio per amore di Yvonne. «La vigilia di un Natale andavano alla messa di mezzanotte in Duomo lui e la moglie. Passando davanti alle vetrine di via Dante, Yvonne vide una pelliccia in un negozio, disse che era molto bella e che le sarebbe piaciuto molto averla perché di certo le stava bene con il nuovo taglio di capelli. Lui le disse di tornare a casa, e di aspettarlo, che le avrebbe portato un bel regalo di Natale, dato che conosceva il proprietario del negozio. Milano era deserta. Lutring spaccò la vetrina, ma si rese conto che non riusciva a prendere la pelliccia, attaccata al manichino con degli spilli. Allora rubò anche il manichino, lo caricò su un auto rubata anche quella, e se ne tornò dalla moglie con il regalo. Lei capiva ma non diceva nulla».

I RIMPIANTI. Continua Giunti: «Non parlava spesso dei rimpianti della sua vita: le poche volte che parlava di Yvonne però gli si incrinava la voce, perché diceva di averle rovinato la vita, di non averle dato la possibilità di essere felice. Lei si era ammalata quando lui fu arrestato, e poi morì di tumore. Lo stesso rimpianto lo aveva per la sua mamma. Era molto tormentato dal fatto che avevano perso un bimbo, Mirko, di 9 anni che aveva avuto dalla seconda moglie. Il bambino era stato vittima di un incidente mentre giocava. Era dispiaciuto di non aver vissuto appieno una famiglia. Per questo a quei ragazzini che gli si avvicinavano per dirgli la loro ammirazione, lui sbottava sempre “Bravo un corno! Ho fatto solo delle cavolate, vedi di non farle tu”».

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