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È morta suor Nirmala. Storia dell’erede di Madre Teresa, che voleva solo «servire Cristo nei poveri»

giugno 24, 2015 Giampaolo Mattei

La grande storia di suor Mary Nirmala Joshi, morta ieri a Calcutta. Induista, si convertì sentendo le campane. Il rapporto con Teresa, la matita e il consiglio ai giornalisti: «Pregate»

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Articolo tratto dall’Osservatore romano – Il mondo ha conosciuto suor Nirmala per un piccolo gesto di tenerezza durante il funerale di madre Teresa a Calcutta, quando le carezzò il viso per l’ultima volta e poi congiunse le proprie mani nel segno della preghiera. Il mondo l’ha conosciuta quando l’ha vista camminare, da sola, qualche metro dietro il corpo della «sua» Teresa, lungo le strade di Calcutta piene di donne e uomini, non cristiani, accorsi per dire grazie a chi per loro era stata una madre.

Suor Mary Nirmala Joshi ― morta a Calcutta il 23 giugno, a ottantuno anni ― è stata per dodici anni, dal 13 marzo 1997 al 25 marzo 2009, la superiora generale delle Missionarie della Carità, la congregazione fondata nel 1950 da madre Teresa. «Se Dio ha potuto trovare qualcuno piccolo come me, allora vuol dire che può trovare qualcuno ancora più piccolo» disse madre Teresa a chi le chiedeva chi fosse suor Nirmala, il cui nome nella lingua del Bengala significa «purezza». Nel capitolo generale le suore non tennero conto che la nuova superiora aveva contratto una forma inguaribile di malaria endemica e che avrebbe sempre sofferto di febbri altissime. Proprio la malattia, ebbe a confidare Nirmala, «era la risposta al pensiero dominante con le sue esagerate esigenze di presunte perfezioni».

Non voleva essere chiamata «madre», come le sarebbe spettato. E te lo spiegava così: «Riconosco solo tre madri: la Vergine Maria, la mia mamma naturale e Teresa». Con lei, poi, era impossibile imbattersi in ragionamenti lunghi e complicati: era di poche, essenziali, parole. Di più, sembrava quasi che le parole non le fossero necessarie e così le usava bruscamente, come se fosse costretta. Ma la sua era sempre una voce freschissima, da ragazzina. Questo suo stile scabro non aveva però nulla a che fare con la paura. Lo si vide bene alla vigilia del funerale di madre Teresa, quando un’«orda» di giornalisti invase la casa madre della congregazione per strapparle una dichiarazione sulle entrate economiche e sulle posizioni riguardo ad aborto e contraccezione. Nirmala non si scompose e rispose con fermezza, spiazzando l’arroganza dei suoi interlocutori: «Continueremo a servire Gesù nei poveri e ad adorarLo nell’Eucaristia, niente cambierà. Madre Teresa continuerà a pregare per noi, a essere con noi. L’aborto resta un omicidio ed è contro Dio». E si congedò consegnando a ogni giornalista una medaglietta della Madonna con l’invito schietto, semplice, materno: «Pregate».

Quando la costringevi a parlare di sé, teneva tra le dita una piccola matita consumata: quasi ci giocava per vincere la timidezza. In un’epoca di «realtà virtuali», quella matita assurgeva quasi a simbolo della concretissima «rete» di carità accesa da madre Teresa. Già al primo incontro era come se la conoscessi da sempre: sorella, mamma «sempre accanto anche a mille chilometri di distanza!». Ti guardava negli occhi e ti stringeva le mani, come se al mondo ci fossi soltanto tu. Ti «riconosceva», anche se non ti aveva mai visto prima. Andava sempre dritta all’essenziale e quando ti assicurava che saresti rimasto nelle sue preghiere, eri certo che sarebbe stato così. Per sempre. Tanto che volle visitare la redazione dell’«Osservatore Romano», il 7 maggio 1998, espressamente «per conoscere le donne e gli uomini che facevano il giornale del Papa così da poter pregare ancora meglio e ancor di più per loro». Era il suo modo di essere. Come ebbe a confermare frère Roger di Taizé: quando fu lui a venire in redazione, un anno dopo, informato della visita di suor Nirmala, confidò che avrebbe voluto «avere la capacità di pregare di quella piccola donna che Gesù ha chiamato da lontano, da una famiglia neppure cristiana».

Già, il suo vero nome era Kusum e cioè «fiore». Era nata nel 1934 a Duranda, non lontano dalla città di Ranchi, in una ricca famiglia induista, originaria del Nepal, appartenente alla prima e più illustre casta, quella sacerdotale dei bramini. Il padre era ufficiale dell’esercito. La madre si era occupata soprattutto dell’educazione dei figli: otto femmine, due maschi. Lei era la maggiore.

«I miei genitori ― ricordava ― erano molto devoti ai valori dell’induismo ed erano innamorati dello spirito di Gandhi. Da bimba ho pregato Dio con i nomi di Ran, Krishna e Shiva. E già sentivo il desiderio di amare e servire i poveri. Così la divinità che preferivo era proprio Shiva, poco amata per il suo brutto aspetto». Nirmala non ha mai rinnegato l’educazione ricevuta dalla famiglia: «Le mie radici sono nell’induismo e non le dimentico. Solo Cristo però è la verità».

A sette anni ha sentito parlare «per la prima volta di un certo Gesù» nella scuola cattolica dove i genitori l’avevano iscritta. E a nove anni mentre giocava con le amiche si ritrovò nel cortile di una chiesa cattolica a Duranda, a faccia a faccia con «la grande statua di un uomo che mostrava il suo cuore». Dovette sfoderare una buona dose di coraggio per non darsela a gambe.

Poi, a diciassette anni, «l’incontro vero»: a Patna per studiare scienze politiche, prese alloggio in un pensionato cattolico. «Il giorno successivo al mio arrivo ― raccontava ― sentii suonare una campana. E vidi la mia compagna di stanza, studentessa in medicina, inginocchiarsi per pregare in silenzio. Mi commossi. In quel momento Gesù mi toccò il cuore. Capii che lo avevo dentro di me da tempo: io non Lo avevo cercato però mi aveva trovata. E mi sono innamorata perdutamente di Lui».

Per Nirmala non fu però una conversione immediata. Sono seguiti sei anni di «lotte». Ha avuto, anzitutto, «il problema» di parlarne in famiglia, assalita dalla paura di perdere in un colpo solo affetti e sicurezze. In India una scelta così radicale è «una rivoluzione inimmaginabile». Ma, ripeteva con vigore, «il binomio Gesù e poveri non poteva che portarmi, nell’India di allora, a incontrare madre Teresa». Eppure aveva ben altri progetti: andare in Nepal «per sostenere la rinascita della terra d’origine della mia famiglia». Ne parlò con madre Teresa: «Le aprii il cuore, con tutte le incertezze di una giovane laureata che voleva cambiare il mondo. Mi ascoltò e mi suggerì di pregare come se tutto dipendesse da Dio e di agire come se tutto dipendesse da me. Da quel giorno mi arresi definitivamente all’amore di Gesù. E decisi di restare con madre Teresa».

Kusum è stata battezzata il 5 aprile 1958. Il 24 maggio è entrata nelle Missionarie della Carità, appunto con il nome di Nirmala: «Per grazia di Dio sono diventata una religiosa cattolica. Per pura grazia di Dio mi sono convertita a Cristo». Raccontava con emozione la storia della conversione della sorella più giovane, divenuta carmelitana con il nome di Marie-Thérèse. «La sua vocazione mi diede una scossa», riconosceva. Tanto che dopo la prima professione religiosa, nel 1961, madre Teresa le chiese di far pratica come avvocato «per garantire assistenza legale gratuita ai poveri». Nel 1976 invece arrivò una nuova svolta nella sua vita: Nirmala diede vita al ramo contemplativo della congregazione. Anche se, spiegava, «tutte siamo contemplative, altrimenti non potremmo sopportare i sacrifici di una vita così povera».

Se le chiedevi quale fosse «l’eredità» lasciatale da madre Teresa, rispondeva «un piccolo crocifisso di legno e una corona del rosario». Due «strumenti efficaci, indispensabili, per servire Cristo nei poveri». E, come ogni missionaria della carità, Nirmala li ha portati con sé fino all’ultimo. Li avrà addosso anche mercoledì pomeriggio, per il funerale. La domanda è se quei due oggetti sono appartenuti proprio a madre Teresa. Ma se la curiosità prendeva il sopravvento ci pensava suor Nirmala a tenerla a bada facendo capire, con lo sguardo, che era attesa da un Ospite di gran riguardo. Tanto che per incontrarLo si toglieva sempre i sandali e si metteva in ginocchio.

Foto Ansa


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23 Commenti

  1. Franco Belli scrive:

    Suor Nirmala voleva solo «servire Cristo nei poveri», ma i poveri volevano solo essere guariti se malati, uscire dalla condizione di miseria.

    Ma questo a Madre Teresa non è mai interessato:

    “La qualità delle cure è stata criticata dalla stampa medica, fra cui The Lancet e il British Medical Journal, che hanno riferito il riutilizzo degli aghi delle siringhe, le cattive condizioni di vita (per via ad esempio dei bagni freddi per tutti i pazienti), e un approccio antimaterialista che impediva delle diagnosi sistematiche.”

    “Madre Teresa non fondò ospedali specializzati, realizzando piuttosto strutture di accoglienza. Nel 1991 il direttore di The Lancet, il dottor Robin Fox, dopo aver visitato la clinica di Calcutta, la descrisse disorganizzata e in mano a suore e volontari senza esperienza medica, senza medici e senza distinzioni fra malati inguaribili e malati con possibilità di guarigione, che comunque rischiavano sempre più la morte per le infezioni e la mancanza di cure.”

    Quante vittime in nome della religione.

    • Menelik scrive:

      ‘ stato ampiamente dimostrato da personale medico ed infermieristico che le accuse rivolte da altri medici, guarda caso tutti implicati in progetti per ridurre le nascite in India, erano strumentali e mostravano situazioni non reali, per l’intento di stroncare con ogni metodo possibile l’attività caritatevole delle suore di Madre Teresa a causa della ferma opposizione alle pratiche abortive che l’occidente cercava di spacciare in tutti i Paesi del Terzo Mondo col ricatto degli aiuti.
      La politica di sterilizzazione forzata tramite l’inganno era una pratica che le organizzazioni afferenti all’ONU cercavano di attuare il più possibile: le donne ricorrevano a strutture sanitarie che ricevevano fondi dall’ONU per patologie che nulla avevano a che fare con l’apparato riproduttore, e sotto anestesia venivano sterilizzate a loro insaputa.
      Questo si è verificato in migliaia di casi, l’ultimo noto è lo scandalo dei vaccini in Kenia: sono arrivati dei vaccini, e le analisi ripetute in tre laboratori ospedalieri hanno rilevato una sostanza ad azione sterilizzante, dello stesso tipo che si usa nella castrazione chimica dei condannati per reati sessuali.
      Come effetto collaterale il farmaco dà sterilità irreversibile.
      E questo veniva spacciato nei vaccini.
      L’ONU, messa alle strette dal governo keniota, non ha potuto negare come aveva fato inizialmente.
      Ecco a cosa era contraria Madre Teresa, ed ecco il perché del linciaggio mediatico di cui è stata fatta bersaglio.
      Gli autori sono gli stessi che si arrogano il diritto di poter decidere della vita e della morte della gente di nazioni in cui non c’entrano niente, è per dominare le loro economie.
      Diritto che, beninteso, non hanno.
      Le strutture sanitarie facevano capo a Madre Teresa erano gestite fin tropo bene PER QUELLO CHE POTEVANO PERMETTERE I FINANZIAMENTI DI CUI DISPONEVANO.
      Del resto gli accusatori chi sono?
      Gente invasata di ideologie, tra marxismo e ultraliberismo massonico, che hanno riempito il mondo di guerre e devastazioni (si veda l’ultimo caso eclatante, l’Eritrea, ma anche il Medio Oriente, ecc…).

      • SUSANNA ROLLI scrive:

        “Uscire dalle condizioni di miseria”, invece, le sarebbe anche interessato; a chi le dava lei mai diceva di no; e se rifiutava era proprio per le motivazioni espresse da Menelik, perchè non era nelle sue intenzioni tradire l’uomo tradendo il suo Dio…L’alternativa dei ricoveri di Madre Teresa erano i marciapiedi dove la gente moriva (forse ancora oggi, non so), ed I POVERI erano MOOOLTO contenti, invece, di essere assistiti da sante suorine, in un letto, soprattutto con quello che in tanti ospedali occidentali manca o scarseggia, cioè con tanto AMORE! . “Il mondo muore per mancanza di amore” (M. Teresa).

      • SUSANNA ROLLI scrive:

        “Uscire dalle condizioni di miseria”, invece, le sarebbe anche interessato; a chi le dava lei mai diceva di no; e se rifiutava era proprio per le motivazioni espresse da Menelik, perchè non era nelle sue intenzioni tradire l’uomo tradendo il suo Dio…L’alternativa dei ricoveri di Madre Teresa erano i marciapiedi dove la gente moriva (forse ancora oggi, non so), ed I POVERI erano MOOOLTO contenti, invece, di essere assistiti da sante suorine, in un letto, soprattutto con quello che in tanti ospedali occidentali manca o scarseggia, cioè con tanto AMORE! . “Il mondo muore per mancanza di amore” (M. Teresa).

      • Franco Belli scrive:

        “E’ stato ampiamente dimostrato”?

        The Lancet e il British Medical Journal hanno fatto accuse infondate a Madre Teresa per ridurre le nascite?

        Risulta forse che MTeresa abbia aperto ospedali o che quei disgraziati siano stati mandati in strutture sanitarie idonee?

        Menelik, l’unica cosa che è ampiamente dimostrata è la vostra malafede per sfruttare le persone e la tua disperazione nel cercare di mentire sfacciatamente.

        Siete su un binario morto.

        • SUSANNA ROLLI scrive:

          Allora, innanzitutto noi la chiamiamo Santa Madre Teresa, perchè una donnina che si consuma a servizio dei poveri da notte a notte non puo’ che esserlo.
          ” malafede per sfruttare le persone” ce ne Vuole, perchè io direi pIUttosto “buonafede per accudire al meglio le povere persone lasciate DA TUTTI -anche dallo Stato- a morire sui marciapiedi, tra un tram che rischia di schiacciarti ed una mucca che passando potrebbe fartela in faccia”. Anche se io no n sono MENELIK. CHIARO?

          • Franco Belli scrive:

            Ma è proprio questo il problema che diventa crimine quando il soccorso viene omesso:

            i poveri presi nelle mani di MTeresa, NON venivano curati, finivano dentro dei lazzaretti,
            è un crimine quando molte di quelle persone potevano essere salvate se curate adeguatamente e trasportate in strutture sanitarie idonee.

            Madre TEresa non ha mai vouto fare nulla di tutto questo perchè il suo interesse era soltanto di affidarli nelle mani della Madonna e quindi finivano inevitabilmente per morire per “infezioni e mancanza di cure”.

            Tutto questo è stato un tremendo crimine, e MTeresa non può assolutamente essere considerata santa, semmai lei stessa vittima delle sue credenze.

            • SUSANNA ROLLI scrive:

              SPAPPOLARE piccoli esseri indifes inel seno della madre è un ORRENDO CRIMINE (e usarli come materiale da combustione per far funzionare la caldaia dell’ospedale), o far morire un ammalato di FAME E SETE, oppure “produrre” embrioni come patatine fritte e gettarli giù per il water…chiamiamo le cose con il loro vero nome, per piacere!

        • Menelik scrive:

          Ma certo che si, sono accuse pienamente infondate.
          Lei ha aperto strutture sanitarie idonee con quello che poteva fare.
          Ripeto: CON QUELLO CHE POTEVA FARE, QUELLE CHE ERANO LE SUE POSSIBILITA’.
          Nella prima guerra mondiale c’erano strutture sanitarie idonee a ridosso delle trincee di prima linea? Su quelle nessuno ha nulla da argomentare, dove ci andavi per una ferita non letale, e potevi essere rispedito in trincea infettato di febbre spagnola?
          Ti dico chi erano (e CHI SONO TUTTORA) una parte degli “utenti” delle struture fondate da Madre Teresa e dal suo ordine:
          sai chi sono i paria, gli intoccabili?
          Bene, per gli indù sono eredi di peccatori in cui la via del nirvana è lunghissima, e nella credenza indù più loro soffrono, più si accorcia il percorso che li separa dal nirvana.
          Dunque per gli indù i paria hanno da essere abbandonati alla sofferenza, e anche maltrattati, perché più soffrono qua, e prima raggiungono il nirvana e così estinguono il ciclo delle rinascite….nella sofferenza.
          Madre Teresa accoglieva uomini e donne di tutte le età che gli indù abbandonavano, e abbandonano, a loro stessi, ai bordi delle strade, in quell’immenso casino chiamato Calcutta.
          Senza Madre Teresa quelli erano e sono dei derelitti ai bordi delle strade in attesa della morte.
          E quel borghesuccio col portafoglio gonfio del Lancet si permette di criticare?
          Criticare cosa?
          Che andasse (forma VOLUTAMENTE dialettale) a criticare le autorità CIVILI E RELIGIOSE che lasciavano marcire i fuoricasta malati di patologie infettive in strada, a infettare gli altri, perché …..più soffrono, più la via del nirvana si accorcia.

          Ah, a proposito di riutilizzo di aghi delle siringhe: in UK negli anni 80 la vendita delle siringhe era vincolata solo alla prescrizione medica, le farmacie non vendevano siringhe ai tossici.
          I tossici si scambiavano le siringhe e le riciclavano finché l’ago era spuntato al punto che ogni pera faceva un ematoma sul braccio.
          E tossici che si peravano ce n’erano in quantità nei quartieri lerci tristemente famosi all’epoca, tipo Toxteth, Moss Side, the Gorbals.
          Chissà se quello del Lancet se n’è mai interessato?
          Lì non c’era Madre Teresa, c’erano le autorità britanniche.
          Quelli erano gli anni in cui correva voce che c’era una nuova malattia virale che spopolava tra omosessuali e tossici.
          Una malattia che abbatte le difese immunitarie.
          La chiamavano AIDS.

          • Franco Belli scrive:

            Primo: il nirvana induista è diverso da quello buddhista
            Secondo: nel buddhismo le colpe passate vanno ESPIATE e RIPARATE non soffrire senza scopo!
            Terzo: è nel cristianesimo che si soffrire senza scopo (frustarsi a sangue o fare penitenza di vario genere).

            Ed è proprio quello a cui erano destinati i poveri di MTeresa, morire in nome di della Madonna o di Cristo.

            Lasciati morire a causa della religione induista piuttosto che essere lasciati morire a causa della religione cristiana non cambia certo il risultato.

          • SUSANNA ROLLI scrive:

            Aids: sarà colpa dei cristiani pure quella, sta a vedere!

      • Franco Belli scrive:

        The Lancet, una delle principali riviste scientifiche in campo medico è invasata di ideologie marxiste e ultraliberismo massonico?

        Mai sentito delle assurdità del genere peggio delle scie chimiche.

        MTeresa aveva accumulato enormi quantità di denaro questo è un dato di cronaca.

        • Menelik scrive:

          E’ semplicemente invasata dell’ideologia dominante nell’occidente oggi: aborto, aborto e poi aborto, indi riduzione delle nascite nel Terzo Mondo da raggiungere in ogni modo senza guardare in faccia niente e nessuno, dunque sterilizzazioni all’insaputa dell’interessata, ricatto agli Stati per accettare programmi forzati di riduzione delle nascite sotto forma di reazioni secondarie di vaccinazioni che niente hanno a che fare con la gestazione, e tutte robe così.
          La Chiesa Cristiana è l’unica forza che si oppone, su cui loro credono di poter avere un qualche ascendente.
          Con gli islamici non ci provano neanche, tanto sappiamo tutti come va a finire, dunque meglio accordarsi con loro (essi pensano, non noi).
          ………………..
          Poi sappiamo tutti che Madre Teresa era in realtà una finanziera priva di scrupoli, una faccendiera losca che adescava le ragazzine povere per farle prostituire con facoltosi clienti occidentali, tutti buoni padri di famiglia, e anche cardinali, vescovi.
          Ai semplici pretarelli, invece, dava le vecchiette con le tette a pendoloni e tutte avvizzite.
          In più era a capo di una fabbrica chimica specializzata nella trasformazione dell’eroina, ne produceva centinaia di tonnellate che smistava in tutto l’occidente.
          Poi stava per girare nel settore degli armamenti, ma – ahimè – il Signore l’ha chiamata a sé.
          E l’avemo pure fatta santa, pensa te !!!!

          • SUSANNA ROLLI scrive:

            Le avranno anche dato denaro che lei prontamente spendeva per i poveri, per le case di cura, come S. Padre Pio che aveva denaro ma per tutti, per la fondazione dell’ospedale famosissimo del Gargano..e che quando morì in tasca aveva due spiccioli.
            Gente piena di case, denaro, yacht, uomini e donne, sempre in vacanza al mare o in montagna..da morire di invidia!
            Lascia perdere, Menelik, “non gettate le vostre perle ai porci”.

    • Matteo scrive:

      Fai pena!!!

    • Cisco scrive:

      @Belli

      Shiva convertiti invece di dire minchiate. Madre Teresa e questa sua discepola erano amate da tutti, delle critiche dei maltusiani ex colonizzatori ce ne freghiamo. Convertiti anche tu!

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