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«Dovevi proprio difendere chiese e diritti umani?». Cina, lettera di una madre al figlio fatto sparire dal regime

ottobre 29, 2015 Leone Grotti

«Dove sei? Cosa mangi? Sei perseguitato?». Lettera aperta della madre dell’avvocato arrestato per essersi opposto alla furia distruttrice anti-cristiana di Pechino

zhang-kai-cina

«Stanotte è difficile dormire, è difficile ricevere lettere, è difficile vedere degli amici. Per questo, scrivo questa lettera aperta a mio figlio, Zhang Kai». Comincia con queste parole la lettera scritta dalla madre dell’avvocato cristiano che ha difeso le chiese del Zhejiang dalla furia distruttrice del partito comunista (già 1.500 sono state demolite). Per il suo impegno e per il suo successo nell’impedire legalmente la distruzione di croci, Zhang (nella foto in alto, al centro) è stato arrestato il 25 agosto e da allora nessuno sa dove sia stato portato.

LA LETTERA. «Figlio, negli ultimi giorni ci sono state due grandi festività (la festa di metà autunno e quella nazionale, ndr). In passato, anche se eri molto occupato, hai sempre pensato di tornare a casa per riunirti a noi. Quest’anno, hai continuato a impegnarti nelle tue cause legali e hai perso la tua stessa libertà», scrive la madre, il cui nome per ragioni di sicurezza non è stato diffuso da ChinaAid, che ha pubblicato la lettera.

«SEI PERSEGUITATO?». Neanche lei sa dove si trovi attualmente suo figlio: «Né io, né i tuoi avvocati abbiamo la minima idea di dove tu sia stato portato. In quale parte di Wenzhou ti trovi? Che cosa mangi? Com’è il posto dove ti trovi? Sei perseguitato? Non riesco a pensare a queste cose troppo spesso. Le vacanze sono sempre passate così in fretta, ma quest’anno non è la stessa cosa. Come possono i giorni essere così interminabili?».

LA CARRIERA DA AVVOCATO. Procedendo di ricordo in ricordo, la madre scrive di quando Zhang ha deciso di diventare avvocato. «Mi hai chiesto che tipo di lavoro fosse quello dell’avvocato e io ti ho detto che gli avvocati distinguono ciò che è giusto da ciò che è sbagliato e difendono le persone legalmente, secondo giustizia e pubblicamente. Tu mi hai risposto: “Questa carriera è buona. Mi piace”».

«LA MIA MISSIONE È IN CINA». Zhang è sempre stato convinto che la Cina potesse salvarsi dalla dittatura attraverso la legge e lo stato di diritto: «La patria che adoro profondamente, come una madre malata che soffre, mi ha chiamato. Nella quarta sessione plenaria del partito comunista bisogna sollevare il problema dello stato di diritto. La mia missione è in Cina. Il mio destino è legato a quello del progresso legale della Cina», diceva spesso.

«PIANGERE CON CHI PIANGE». La madre ha cercato di dissuadere il figlio dal combattere contro le angherie del partito comunista, spiegandogli di essere solo «una piccola goccia nel mare sterminato. Stavi sveglio tutta la notte a leggere e a preoccuparti per il tuo paese e il tuo popolo. Ma potevi davvero essere utile? Tu rispondevi: “Anche se siamo impotenti e incapaci di cambiare la storia, possiamo sempre piangere con coloro che piangono, soffrire con coloro che soffrono. Senza gli avvocati, la Cina diventerà ancora più corrotta”».

cina-chiese-croci-demolizione-comunismo

FARE CIÒ CHE È GIUSTO. Ma è proprio necessario mettersi contro il partito?, gli chiedeva la madre. Zhang rispondeva: «Se un soldato sa che deve sconfiggere il suo nemico sul campo, non combatte forse? Io devo fare ciò che è giusto». Per questo l’avvocato ha cominciato a difendere le chiese del Zhejiang, che da anni il partito comunista ha iniziato a distruggere e a rendere invisibili, attraverso la demolizione illegali delle croci che ne sovrastano i tetti.

ABORTI FORZATI E DIRITTI UMANI. «Ho cercato di convincerti a occuparti di casi economici, per fare un po’ di soldi, ma tu non mi ascoltavi, prendendo in carica solo casi di interrogatori [illegali], aborti forzati, diritti umani violati, chiese perseguitate», continua la lettera. «Io come madre non speravo che tu facessi soldi, ma almeno che rimanessi al sicuro. Invece ti sei fatto inseguire per le strade di Pechino, imprigionare a Chongqing, intercettare a Guizhou, arrestare per la seconda volta a Wenzhou. Durante tutte queste tribolazioni, ho sempre avuto molta paura».

PAURA E RABBIA. Anche adesso «sono spaventata ed estremamente nervosa. I miei amici ti lodano, dicono che sei un “bravo figlio” ma io sono consumata dalla paura». E ora che qualcosa sembra muoversi, la rabbia non fa che aumentare: «Il 15 settembre, il presidente Xi [Jinping] ha affermato che c’è bisogno dello stato di diritto e l’ha promosso, prendendo misure perché venga rispettato l’importante ruolo degli avvocati».

«QUESTO GOVERNO CROLLERÀ». Questo fatto «indica che stiamo avanzando verso un’aperta riforma. La società cambia in meglio, anche se tu non puoi gustare i frutti di questo miglioramento». Ma, si dispera la madre alla fine della lettera, «i leader della Cina non possono ripetere questi paroloni e poi non fare niente. Non possono cambiare le politiche e poi agire all’opposto come se non esistessero. Non possono permettere che le persone che agiscono secondo la legge vengano oppresse e messe in carcere. Un governo simile – sotto il quale i magistrati possono bruciare le case ma la gente non può accendere una candela – non può che crollare rapidamente! Figlio, che Dio sia con te e che Gesù Cristo ti protegga».

Foto Radio Free Asia


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