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Dove nascono le migliori scarpe italiane? E il museo del Bonsai, amato perfino dai giapponesi? A Parabiago

maggio 19, 2015 Daniele Guarneri

I veri maestri di bellezza si trovano nel Comune alle porte di Milano, dove la famiglia è protagonista del successo imprenditoriale

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U
n biglietto del treno da 6,60 euro per scoprire che il primo italiano a conquistare la maglia iridata di ciclismo è stato Libero Ferrario nel 1923. E per dovere di cronaca, un altro campione del mondo su bicicletta è nato da queste parti: Giuseppe Saronni. Non male per un piccolo comune. Ma gli abitanti di questa terra non sono bravi solo sulle due ruote. Il nome del più illustre dei suoi cittadini compare in tutti i libri di storia dell’arte. È Giuseppe Maggiolini (1738-1814), conosciuto anche fuori dai confini nazionali per la sua maestria nella lavorazione del legno e nell’accostamento dei suoi diversi colori. Non sappiamo come può aver tramandato le sue grandiose capacità, ma in qualche modo i suoi concittadini sono diventati famosi in tutto il mondo grazie alle abilità manuali che servono per produrre calzature.

Siamo a Parabiago, un comune di 27 mila abitanti a una trentina di chilometri da Milano, e qui si realizzano le scarpe più desiderate dalle donne di tutto il mondo, quelle di Manolo Blahnik. Modelli talmente belli e pop che sono diventati oggetto di culto nella serie tv Sex and the City, indossati, collezionati e custoditi gelosamente da Carrie, una delle quattro protagoniste. Il creatore di queste calzature, Manolo Blahnik appunto, è un artista spagnolo famoso in ogni angolo della terra e per la sua produzione italiana ha scelto l’azienda Cleo Bottier di Parabiago.

Poco più di 6 euro (un treno andata e ritorno) per scoprire che questa località è conosciuta come la “Città della calzatura”. Qui a partire dagli anni Sessanta sono sorte centinaia di piccole botteghe di artigiani calzaturieri, si dice una ogni cortile. Nel corso degli anni alcune hanno chiuso, altre si sono trasformate in ottime fabbriche o splendidi atelier. E ancora oggi tengono alto il nome e la fama di Parabiago. Per intenderci, le scarpe di Manolo Blahnik possono costare anche 2 mila euro e sono fatte a mano, una ad una.

Prima di entrare nello stabilimento di Cleo Bottier dove lavorano circa un centinaio di operai, Tempi ha fatto visita a un’altra fabbrica di medie dimensioni. Parabiago collezioni ha fatto della comodità la sua primaria caratteristica. Giovanna Ceolini, una dei tre soci dell’azienda, con un passato da ginnasta, dice che «se le scarpe sono comode, devi dimenticare di averle indosso». Quali scarpe? Tutti i tipi: col tacco o senza, in pelle o tessuto. Ovviamente senza dimenticare l’eleganza. Con lei lavorano il compagno Karlheinz Schlecht e il disegnatore Thierry Rabotin. Tre nazionalità e culture diverse ma una grandissima complicità che li porta a realizzare, anche in questo caso, calzature richieste in tutto il mondo.

Al matrimonio di Clooney
Gerolamo Cucchi è invece un piccolo atelier dove lavora Raffaele, 43 anni, vicesindaco di Parabiago che alle prossime elezioni del 31 maggio correrà per la poltrona di primo cittadino. Insieme a lui sono impegnati anche il padre, il fratello Massimiliano e quando serve pure la mamma. Qui si producono poco più di una decina di calzature al giorno. Un lavoro artigianale che garantisce un prodotto finale di alta qualità. Ma come fa una bottega di queste dimensioni a sopravvivere oggi, in tempo di crisi? Quando si scrive alta qualità si intende che queste calzature sono vendute in pochissimi ma ricercatissimi negozi in tutto il mondo, l’attrice Tasha Smith le ha indossate alla notte degli Oscar, Amal Ramzi Alamuddin, moglie di George Clooney, le ha indossate per il giorno del suo matrimonio.

Cosa manca a questo distretto? Una scuola che insegni un’arte, quella di saper fare le scarpe. Lo chiedono gli stessi imprenditori: giovani apprendisti che sappiano destreggiarsi con le macchine che vengono usate in fabbrica. Il Comune di Parabiago qualcosa ha fatto. Alcuni mesi fa aveva organizzato un corso seguito da 13 giovani sotto i 29 anni, tutti disoccupati, che si stanno impegnando per imparare tutti i segreti che servono per riuscire a modellare e assemblare calzature artigianali, toccando con mano quanto questo lavoro richieda abilità manuale e precisione.

L’importanza della scuola
Ora si sta cercando di aprire una vera e propria “Scuola della scarpa”. Promotore dell’iniziativa è Vittorio Ateri che con l’amico Angelo Candiani mente raffinata della formazione professionale, presidente di Aslam, di aperture di istituti scolastici se ne intendono. Aslam è un ente di formazione professionale che ha dato vita in Lombardia ad alcuni centri per la formazione e per il lavoro, dove si svolgono corsi di qualificazione per ragazzi in età scolastica o per disoccupati (a Samarate scuola professionale per operatori di macchine utensili a controllo numerico e tecnici dell’automazione; a Magenta scuola professionale per termo idraulici e saldatori; a Case Nuove tecnici aeronautici manutentori di aeromobili e meccanici montatori per elicotteri; a Lentate sul Seveso falegnami industriali ed export manager dell’arredo).

Vittorio è nato, cresciuto e risiede a Parabiago. Ma metà della sua vita l’ha passata in giro per il mondo. Ha studiato a Novara in un istituto tecnico per periti aeronautici e una volta diplomato è partito per la Libia dove per due anni ha fatto l’istruttore aeronautico per ufficiali e sottufficiali libici. Tornato in Italia, Vittorio è stato assunto da una grande multinazionale americana e lì ha compiuto tutto il percorso di crescita. Nel 1995 è diventato direttore commerciale per Europa, Africa e Medio Oriente e dieci anni dopo direttore marketing a livello globale. Solo un ictus è riuscito a interrompere bruscamente e in modo imprevedibile la sua scalata. È il gennaio 2007 e ci sono voluti undici mesi di sacrifici e fisioterapia per rimetterlo in piedi. Nel 2009 è costretto a lasciare il lavoro, ma trova il coraggio e la forza di mettersi in proprio. Così oggi, insieme a un ex collega tedesco, ha aperto una società di consulenza e grazie ai rapporti di lavoro che si era creato in precedenza, opera con i maggiori player mondiali dell’aeronautica.

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Il pollice verde
In questi anni approfondisce la conoscenza con Angelo Candiani. Nel 2009 Lufthansa sbarca prepotentemente nel nostro paese, complice la forte crisi di Alitalia. I tedeschi sono alla ricerca di tecnici aeronautici da assumere, ma sul mercato non trovano quelli che desiderano. È così che nasce la scuola per tecnici aeronautici nel comune di Somma Lombardo. Grazie ai finanziamenti ottenuti da Regione Lombardia, nella frazione praticamente abbandonata di Case Nuove, Aslam rimette in sesto la vecchia scuola elementare in disuso e ne fa la sede del nuovo istituto. Oggi è attivo anche il corso di istruzione specialistica superiore e oltre a compagnie aeree anche Agusta Westland assume gli studenti che si diplomano in questa scuola.

E sono proprio queste aziende a mettere a disposizione istruttori tecnici e a ospitare i ragazzi per degli stage formativi sul campo. Non solo aeronautica: due anni fa è stato il turno del Polo formativo del legno arredo sorto a Lentate (MB) e fortemente voluto da Federlegno. Ora testa e cuore sono sul progetto della “Scuola della scarpa” che si vuole far sorgere a Parabiago e che segue le orme di questi esperimenti ottimamente riusciti. Un istituto che sappia formare figure professionali ricercate sul mercato del lavoro.

Ma se credete che le eccellenze di Parabiago si esauriscano nell’ambito dei calzaturifici vi sbagliate. Questa cittadina è la capitale dei bonsai da oltre trent’anni. Qui c’è il più importante museo di bonsai, un angolo d’Oriente perfettamente inserito nel mondo occidentale che raccoglie una preziosa collezione di piante secolari e millenarie, punto di riferimento per appassionati e collezionisti. Un’università riconosciuta che insegna e tramanda l’arte nipponica e una pensione che ospita gli studenti. Il fondatore, Luigi Crespi, ha ricevuto nel 1991 l’Ambrogino d’oro per la sua attività e nel 2012 l’onorificenza “Ordine del Sol Levante, raggi in oro e argento” uno dei più antichi e importanti riconoscimenti del Giappone. Oggi, ogni volta che un ministro o una personalità nipponica si sposta in visita ufficiale da qualche parte in Europa, è sempre seguito dalle piante dei giardini Crespi. Talmente belle e preziose che il Giappone ha scelto i loro bonsai per arredare il padiglione nazionale a Expo 2015. 

Qual è il denominatore comune di queste aziende di Parabiago? L’eccellenza, certo, è riconosciuta in tutto il mondo. E poi la famiglia: in ognuna di queste imprese tutto il nucleo familiare è coinvolto nel successo dell’azienda. Genitori, figli, nipoti, cugini, tutti o quasi sono impegnati nella produzione, nell’amministrazione, nella gestione. Sono promotori delle maestranze di Parabiago. Un piccolo comune di grandi virtù familiari alle porte di Milano.


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