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Dopo Merkel, Renzi incontra Barroso

marzo 18, 2014 Chiara Rizzo

La Cancelliera tedesca si è espressa positivamente: «L’Italia rispetterà il patto di stabilità. Il bicchiere è mezzo pieno e il governo lavora per riempirlo». Ora al premier spetta la sfida più difficile, trovare i fondi per i tagli sul cuneo e i sussidi universali

«Il bicchiere è mezzo pieno, e il governo italiano sta lavorando per riempirlo»: è stato il frizzante commento quello di Angela Merkel ieri al Jobs act di Matteo Renzi. La Cancelliera ieri si è lanciata anche in una serie di inediti commenti positivi, dato che ha salutato le riforme di Renzi cantiere con «vivissimo favore», si è spinta ad augurare al premier «molta fortuna» perché considera i progetti italiani «un cambiamento strutturale», e ha dichiarato di voler dare una mano a realizzarle «con tutte le sue forze». Renzi ha quindi incassato la seconda apertura nei suoi confronti, dopo quella di Hollande, ma anche la più importante. Con il sì della Germania l’Italia ora può aumentare il rapporto deficit/Pil dal 2,6 per cento attuale al 2,8 necessario per varare alcuni progetti del governo: la cancelliera si è comunque convinta che Renzi «rispetterà il patto di stabilità e crescita in entrambe le sue componenti, con il riconoscimento del Fiscal compact».

«CI INTERESSANO VOSTRE RIFORME». Ieri Renzi ha sottolineato alla Cancelliera durante il suo incontro che «Io non chiedo deroghe per il mio paese, ma voglio far passare un cambio di politiche a livello Ue per ridare la fiducia agli italiani, e anche agli europei, tutti i cittadini devono sentirsi rappresentati nelle loro scelte» e ha sottolineato che «L’Europa non è la causa dei nostri problemi, ma la soluzione. Noi rispetteremo tutti i criteri, l’Italia non chiede niente, non vuole cambiare le regole che sono state decise insieme e che sono molto importanti». La Cancelliera tedesca dal canto suo conosceva già il contenuto del Jobs act e mentre Renzi gli illustrava i dettagli di quella come delle riforme istituzionali, ha replicato con un «Hub at», giù il cappello, concludendo che «Ciò che ci interessa veramente è la direzione riformatrice della vostra azione di governo, il coraggio con cui state lavorando e il senso positivo dei cambiamenti che avete messo in atto».

COSA SUCCEDERÀ. Incassato il sì della Germania, ora Renzi va più a cuor leggero giovedì 20 marzo, all’incontro con il presidente della Commissione europea José Barroso, che di fatto dovrà autorizzare questo aumento del debito dell’Italia, con l’obiettivo di finanziare con i fondi “liberati” interventi strutturali per il rilancio dell’economia (in particolare Renzi chiederebbe all’Ue di non conteggiare nel debito italiano gli interventi che rilanciano strutturalmente la nostra macchina economica). Il passo più importante, anche a questo scopo, è quello di incassare il voto favorevole del parlamento sulla riforma del lavoro. Secondo gli economisti Alberto Alesina e Francesco Giavazzi (due voci che Renzi in passato ha tenuto molto in considerazione), che oggi scrivono sul Corriere, il premier «È partito, si impegna, pedala con entusiasmo, ma per ora è in pianura. Le salite devono ancora arrivare». Tra le sfide che attendono il premier secondo i due economisti c’è soprattutto il finanziamento della riduzione del cuneo fiscale e il sussidio di disoccupazione universale. “Riuscirà Renzi a imporre tagli di spesa adeguati? Per ora non è chiaro. Il suo silenzio può voler dire due cose. Che ha ben chiaro che fare, ma non lo vuole rivelare per non dare un vantaggio a chi si opporrebbe a qualunque taglio, in primis gli alti funzionari pubblici e i membri del suo partito”, oppure “L’altra ipotesi è che non sappia da che parte cominciare”. Quale delle due ipotesi sia la giusta, lo si capirà solo nei prossimi giorni.

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