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Dopo la sentenza della Cassazione sull’affido a una coppia gay servirebbe un Family Pride

gennaio 15, 2013 Redazione

Ospitiamo l’intervento del Sindacato delle Famiglie: «La sentenza della Cassazione è, infatti, una vera e propria Rivoluzione Antropologica»

Ospitiamo l’intervento del Sindacato delle Famiglie.

“La rivoluzione va fatta senza che nessuno se ne accorga” diceva Bruno Munari, artista del ‘900. La recente sentenza della Cassazione sull’assenza di pregiudiziali per l’affido di un minore ad una coppia omosessuale dimostra come la cultura laicista abbia attualizzato questo insegnamento di Munari.

La sentenza della Cassazione è, infatti, una vera e propria Rivoluzione Antropologica, la cui importanza durerà il tempo delle polemiche che ha suscitato, eppure rischia di modificare pesantemente la vita del nostro paese. Dispiace inoltre, dover registrare, come già per la Legge 40, una nuova invasione della Magistratura nel campo della politica, e cioè della riflessione, del dibattito parlamentare e della decisione. Appare questa una vera stortura del nostro sistema, in cui temi così delicati invece di seguire un percorso democratico, prendono scorciatoie di imposizione elitaria.

La Rivoluzione Antropologica sta in quella parola “pregiudizio” per cui, secondo la Cassazione, millenni di storia dell’umanità, di religioni, di cultura e senso comune non contano nulla . Sarebbe dunque un pregiudizio affermare che un bambino ha bisogno di confrontarsi con un uomo e una donna per la sua crescita e la sua maturazione. A nostro avviso invece, quando si afferma l’assoluta uguaglianza tra una famiglia eterosessuale e una coppia omosessuale, è qui che avviene un pregiudizio, in quanto si giudica prima ancora dell’esperienza (pre-giudizio) che non c’è differenza tra i due tipi di coppia.

In questo modo la Rivoluzione avanza a piccoli passi, così impercettibili che appaiono trascurabili e innocui ai più, tranne alla Chiesa e magari a qualche associazione cattolica che prontamente replica con qualche comunicato stampa. Ma poi tutto si ferma lì, almeno fino al successivo subdolo passettino in avanti (o meglio indietro). In questo modo, piano piano, la cultura massmediatica e tecno scientista inesorabilmente conquista terreno.

Nell’ambito politico le reazioni sono state di tre tipi, emblematiche della posizione culturale che ciascun schieramento vuole rappresentare. L’analisi di queste scelte potrebbe essere sicuramente di aiuto a tutti quegli elettori che ritengono questi temi fondamentali nella propria decisione elettorale.

Il primo tipo di reazione è quello di strumentalizzare la sentenza come ha fatto Vendola, che da tempo fa battaglia in questo senso. La sentenza della Cassazione è diventata l’occasione per enfatizzare la “veridicità” della propria battaglia, additando come bigotta la posizione degli altri.

Il secondo tipo di reazione è stato il silenzio dei centristi, reiterando e confermando la propria intenzione di non intervenire sui “valori non negoziabili” per evitare di creare frizioni con la sinistra e quindi compromettere le alleanze che potranno garantirgli le poltrone nel prossimo Governo (scusate, ma questo non significa “negoziare”?). Del resto da subito hanno detto che i “valori non negoziabili” non hanno carattere d’urgenza. Beh, se una sentenza del genere non è un segnale di urgenza, cosa dobbiamo aspettare per sentirgli dire qualcosa di Cattolico?

Infine, resta da lodare l’intervento del Senatore Carlo Giovanardi (Responsabile Nazionale Politiche Familiari del PDL), che in barba alle accuse di bigottismo, non ha avuto alcuna paura di contestare chiaramente lo sconfinamento del Giudice Maria Gabriella Luccioli, che ha forzatamente voluto inserire la propria convinzione ideologica nella sentenza, ignorando le tonnellate di materiale scientifico che sconfessano le sue idee, andando ben oltre al caso in esame, seppur complesso e di difficile soluzione.

Contemporaneamente in questi giorni è nato un nuovo movimento di popolo in Francia (uno dei paesi più laici d’Europa) che non accetta il tentativo di Hollande di estendere il matrimonio e l’adozione a tutti i tipi di unione. Questo movimento, senza bandiere di partito, senza essere contro qualcuno, senza alcuna scelta confessionale, ha rivendicato la necessità che i bambini crescano insieme ad una figura maschile e una femminile, perché questa è una esigenza insostituibile della natura umana.

Nel 2007, in seguito al tentativo dei DICO del Governo Prodi e della allora Ministro Rosy Bindi, in Italia si organizzò un movimento di popolo simile che si riconobbe nel Family Day. Grazie a quell’evento il mondo cattolico riprese forza e fiducia in se stesso, rilanciando con sempre maggiore intensità il tema della famiglia nel dibattito culturale italiano.

E’ proprio riprendendo quello che accade in Francia e quanto accaduto in Italia che oggi, per contrastare questo inesorabile avanzare della cultura laicista, più che un nuovo Family Day, servirebbe un Family Pride. Occorre dire a tutti che l’orgoglio vero è quello di essere una famiglia secondo natura (come dice la nostra Costituzione), che l’orgoglio vero è quello di essere il luogo della affettività e della generatività naturale e non artificiale o artificiosa, che l’orgoglio vero è quello di contribuire alle difficoltà che sta attraversando il nostro Paese, fungendo da primo ammortizzatore sociale del Paese senza alcun riconoscimento e nessun aiuto da parte dello Stato. Proprio partendo da questa consapevolezza si potrà dare un segnale forte per dimostrare ai vari Giudici Luccioli e ai vari politici conformisti, che la famiglia naturale non è un pregiudizio e proprio partendo dalla esperienza positiva di ciascuna famiglia potremo affermare che un padre e una madre sono essenziali per la crescita corretta di un figlio, condizione fondamentale per poter parlare di “bene comune”.

Davide Rosati, Caterina Tartaglione
Sindacato delle Famiglie onlus

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12 Commenti

  1. Paolo scrive:

    Già parlare di famiglia “secondo natura”, come se quelle omoparentali non lo fossero smonta del tutto le argomentazioni apportate.

    • Edo scrive:

      Un uomo ed una donna possono generare un figlio, due donne e due uomini no; ergo le “famiglie” omoparentali non sono secondo natura. Non mi sembra difficile da capire

      • ErikaT scrive:

        Possibile che devo sempre rispondere allo stesso genere di obiezioni???? Che facciamo proibiamo di sposarsi alle persone sterili , alle donne in menopausa??? E che dire degli anziani di 90 o 100 anni????? Ma la coerenza dove sta???
        L’ omosessualità esiste in natura, il matrimonio no, dunque???

        • ftax scrive:

          Dove sta la coerenza in una coppia di novantenni che pretendono di crescere un bambino?
          Anche lo stupro e il cannibalismo esistono in natura, dunque???
          Meno male che il matrimonio ci ha salvato dalla legge della giungla.

        • Charlie scrive:

          Perché mi ruba la battuta ??????

          Possibile che debba sempre rispondere allo stesso genere di osservazione che mi vuol ostinatamente convincere che ciò che esiste nella natura animale debba essere la regola anche per gli esseri umani, dotati di una NATURA UMANA ???????

          Sbranare la prole per possedere la femmina esiste in natura, rispettarli no, dunque ??????????????

          Ci vuole coerenza !!!!!!!!!!!!!!!!!

          • ErikaT scrive:

            Il matrimonio non esiste in natura, è una costruzione culturale. In natura esistono gli alberi, esistono i capelli, esistono i piedi ed esistono i pomodori ma il matrimonio no.
            “natura umana” è un concetto totalmente soggettivo in quanto ciò è naturale per me può non esserlo per te, è soggettivo ( difatti alcune persone amano sposarsi, altre odiano il matrimonio ). Il pomodoro invece è una realtà naturale oggettiva come le unghie.

            • Charlie scrive:

              Noto che la mia domanda non ha ricevuto risposta.

              In natura non esistono nemmeno le case dove lei vive e tanta roba che mangiamo, che è il risultato di incroci fatti dagli uomini.

              Che si fa ?
              Buttiamo giù le case per tornare a vivere nelle foreste naturali ?
              Non mangiamo più mandaranci, pesche noci e percocche ?

              Attendo una sua risposta.

              Il matrimonio non esiste in natura perché gli animali non hanno la ragione.

              Come intelligentemente è stata inventata l’istruzione per soddisfare l’esigenza della NATURA UMANA di trasmettere il sapere di generazione in generazione, così gli esseri umani hanno con ragione inventato il matrimonio, istituzione che regge da secoli e secoli.

              Perché, partendo dalla NATURA UMANA, cioè dall’attrazione sentimentale e sessuale reciproca, donne e uomini han capito che è bene per loro e per la loro prole amarsi ed aiutarsi per tutta la vita.

              Nella NATURA ANIMALE la monogamia non è una caratteristica molto diffusa.

              Ecco quindi il matrimonio, civile o religioso che sia.
              In cui di fronte alla società, e a Dio in quello religioso, c’è la promessa di amore e fedeltà reciproca per tutta la vita.

              Un uomo dichiara alla società ( e a Dio nelle nozze in Chiesa ) di essere impegnato sentimentalmente per tutta la sua vita solo con quella che sposa e non con altre.
              E per dire a un altro uomo, senza sbranarlo come farebbero le bestie, di stare alla larga dalla sua donna.

              Una donna fa lo stesso nei confronti dell’uomo che sposa, per dire alla sua amica del cuore e a tutte le altre femminucce di non pensare nemmeno di provarci con il suo maschietto.

              Invece per lei tutto questo è sbagliato perché bisogna seguire la natura animale, dove si copula con chi capita quando viene l’estro e si sbrana la prole se ostacola la disponibilità della femmina, la quale si concede al maschio più forte del momento.

              Viva la natura selvaggia !

              Complimenti e … auguri !

              • Charlie scrive:

                Gli auguri sono riferiti a suoi eventuali incontri nella natura selvaggia con grizzly maschi infoiati.

              • albo scrive:

                Se la monogamia fosse la regole non si ricorrerebbe al matrimonio per ribadirlo. E la valanga di separazioni, omicidi passionali, prostitute a gogò, ecc?
                Anche alcune coppie gay o lesbiche lo vogliono ribadire, lasciamoglielo fare!

                • Charlie scrive:

                  Ritorniamo al solito punto di partenza.
                  Quando si parla di gay e di lesbiche, nessuno vieta loro di vivere insieme e avere rapporti omosessuali.

                  Ma la loro unione non può essere equiparata a quella di un matrimonio tradizionale, civile o religioso, perché il loro amplesso, pur accompagnato da sentimenti affettivi reciproci, è contro la NATURA UMANA ed è STERILE.

                  Concedere loro eventuali figli in adozione significa generare in essi un’insicurezza identitaria, per l’assenza o di un uomo/padre o di una donna/madre.

    • Diego Alloni scrive:

      Potersi confrontare con Rosati, Pinato e gli altri merita un grazie a “Tempi” e l’impegno a restituire questo dono.
      Aiutiamoci a rimanere ai fatti, per poterli leggere anche in termini simbolici. Innanzitutto non si tratta di una coppia di maschi gay, ma di donne lesbiche. Perchè affidare un figlio ad un padre, in caso di separazione/divorzio, in Italia ed in Occidente è un evento frazionario e possibile soltanto dopo che la madre rifiuti un figlio. In vari interventi, Vendola ha espresso la malinconia del non potere essere padre, lamentando la doppia discriminazione di essere maschio (in primis) e di essere gay (in secondo luogo). Da un punto di vista generale e simbolico, è contraddittorio (se non strumentale) sostenere che un bambino cresca con un padre ed una madre quando, almeno al Nord, la maggioranza dei figli nasce fuori dal matrimonio e, comunque, cresce affidato praticamente alla mamma (il papà ha solo diritti di visita di tipo carcerario). Ed è più di 40 anni che è così, ma la Chiesa e la quasi totalità delle persone di Chiesa hanno chiuso entrambi gli occhi. Anche Sua Santità Benedetto XV è stato costretto a portare da solo (o meglio, con la compagnia del Signore) il compito di convincere la conferenza episcopale brasiliana di attivarsi a favore di una legge contro l’alienazione genitoriale ed oggi il Brasile è l’unica nazione al mondo dotata di uno strumento legislativo per combattere questa distorsione del divorzio, che porta all’annientamento di un genitore da parte di un bambino e del suo genitore alienante.
      Noi, papà separati (dai figli) viviamo da decenni l’espulsione dalla vita dei nostri bambini ed il lesbismo è una delle cause dell’impoverimento educativo dei nostri figli. La sua frequenza può essere stimata in circa il 5% delle separazioni e non è certo una sentenza di Cassazione che, per ignavia, scambia gay per lesbiche, è foriera di novità. E’ esperienza consolidata l’essere puniti come padri per aver generato un figlio senza esserci accorti di un lesbismo latente. Ma quando tentiamo di riprendere la vocazione alla famiglia (e ciò potrebbe essere un fatto che può contribuire ad attenuare gli effetti dell’omosessualità parentale sui figli), i canonisti ci sbarrano la strada pretendendo fedeltà (e quindi sterilità vera e propria) ad un sacramento calpestato. E’ la condanna a separati a vita.
      Mescolare i piani sociale e religioso non è proprio quel che si dice “rigore”; ma non lo è nemmeno isolare i frammenti della vita per ricavare il tutto da una sola parte.

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