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Dopo l’anno dell’uno-due Ratzinger-Bergoglio anche il diavolo Berlicche rinuncia: non praevalebimus

dicembre 31, 2013 Berlicche

Il 2013 è stato pieno di soddisfazioni per il Maligno, ma prima le dimissioni di Benedetto XVI e poi l’elezione di papa Francesco sono crucci decisivi

Come da tradizione, anche nel 2013 l’ultimo numero del settimanale Tempi è interamente dedicato ai “Te Deum”, i ringraziamenti per l’anno appena trascorso firmati da diverse personalità del panorama sociale, culturale e civile italiano e non solo. Nella rivista che resterà in edicola per due settimane a partire dal 27 dicembre, troverete, tra gli altri, i contributi di Carlo Caffarra, Domenico Dolce e Stefano Gabbana, Ben Weasel, don Gino Rigoldi, Costanza Miriano, Luigi Amicone, Marina Corradi, Aldo Trento, Pippo Corigliano, Monica Mondo, Francesco Belletti, Antonio Saladino, Samaan Daoud da Damasco, Claire Ly, Susanna Campus, Fred Perri, Berlicche.

Pubblichiamo qui il Te Deum alla rovescia del nostro diabolico Berlicche (che ha anche un annuncio da fare al nipote Malacoda e ai lettori).

Mio caro Malacoda, è tempo di consuntivi e di bilanci. E di una decisione importante.

Nel 2013 abbiamo cementato la predisposizione degli italiani alla lagna. Ti risparmio l’elenco, scorri un archivio di un quotidiano qualsiasi.

Abbiamo provveduto a confondere i semplici con la teoria del genere, un’università australiana ne ha censiti 23, altro che «maschio e femmina li creò», con la possibilità di passare dall’uno all’altro in base alla teoria dell’identità “fluttuante”.

Fluttuante come Franco Battiato, il cantautore assessore siciliano alla cultura, anzi no al turismo, anzi no grazie: «Continuate a chiamarmi Franco».

Fluttuantissimo il totopapa dopo le dimissioni di Benedetto XVI. Gli “informati” resoconti giornalistici candidavano al Soglio con serie chance di successo: 7 europei, 3 nordamericani, 3 sudamericani, 2 africani, 1 cubano, 1 australiano, 1 filippino, 1 indiano… la somma fa 19. 116 cardinali diviso 19, 6 voti a testa, solo 72 sotto il quorum. È la stampa, bellezza!

tempi_te_deum_2013_copertinaDiabolico il tuo suggerimento a Gad Lerner per il commento al suicidio di un dirigente del Monte dei Paschi di Siena: «Quando si toglie la vita un uomo che, sia pure non di prima fila, apparteneva alla classe dirigente investita dal discredito, a me succede di provare, insieme al disagio e alla pietà, anche il bisogno di esprimere una domanda quasi indicibile: come mai così in pochi?». Viva l’istigazione al suicidio a mezzo stampa! Una volta era considerato reato, ora i nuovi moralisti incitano al gesto supremo in nome di un lavacro sacrificale delle coscienze dei potenti.

E che dire di quel prete che sull’altare ha distrutto a martellate una tv per preservare le coscienze dei suoi parrocchiani dagli infasti influssi dell’etere? Preservare per preservare, l’ha prima ricoperta con una pellicola di plastica, praticamente un preservativo, per evitare i danni da schegge. Voleva «scioccare i fedeli con un gesto eclatante». Un pezzo di pane che diventa carne non gli pare un fatto abbastanza clamoroso.

Clamoroso, invece, il tentativo di un giornale italiano di fare del Papa il testimonial delle coccole, “Francesco: non abbiate paura delle tenerezze”. Francesco l’aveva detta al singolare – «Non abbiate paura della bontà, neanche della tenerezza» – ma come resistere a una simile tentazione?

E come resistere all’elogio delle contraddizioni più sublimi pronunciate senza pudore? Sentire Susanna Camusso consultata da Pier Luigi Bersani, presidente del Consiglio pre-incaricato, dichiarare che priorità per la Cgil era l’abolizione dell’Imu sulla prima casa è stato godimento puro. Che quella vecchia t… del Cav. avesse ragione? No! Non si può dire. Non si può dire troia? No, non si può dire ragione!

La ragione inceppata
Ragione, madre della logica e cugina della coerenza. Quella (in)coerenza grillina che invoca trasparenza per il palazzo (vedi consultazioni in streaming) e segretezza per le riunioni di partito. La trasparenza in fondo è come la freccia delle macchine, funziona a intermittenza, sembra incepparsi.

Anche la Rete, a volte s’inceppa. Aveva scelto “il presidente di tutti gli italiani”, il suo nome rimbalzava dai pc alle piazze e dalle piazze ai tg. Poi è bastato il sì di un vecchio signore perbene alla proposta di un altro vecchio signore considerato meno perbene e il bluff è stato scoperto: Giorgio Napolitano è risalito al Colle e Stefano Rodotà sta ancora risalendo le valli alla ricerca dei 4.677 cibernauti che l’hanno votato alle più inutili primarie dell’anno.

Per non dire degli inceppamenti e dei ceppi della giustizia: la presunta trattativa Stato-mafia, le performance del pentito principe Ciancimino jr, l’anno di galera preventiva del poi assolto Silvio Scaglia, i processi di quell’altro Silvio, la via giudiziaria per l’affossamento della siderurgia nazionale, la singolare inversione delle parti per cui la destra invoca amnistia per il sovraffollamento delle carceri e la sinistra umanitaria bolla la clemenza di Stato come “ingiusta” e “diseducativa”…

Come vedi, nipote, un anno in cui abbiamo avuto molte soddisfazioni… e un cruccio. Uno solo, ma decisivo. Anzi, due. Le dimissioni e l’elezione. Sai a chi io mi riferisca.

Quando Benedetto ha lasciato a bocca aperta i cardinali dicendo a loro e al mondo che scendeva dal trono di Pietro perché sentiva di «dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato», l’abbiamo insultato dicendo che non si scende dalla croce. Abbiamo scoperto nel tempo che con quel gesto sulla croce ci saliva definitivamente e sono bastati pochi mesi per veder crollare tutte le teorie sul doppio papato, sul nuovo pontefice intimorito dalla presenza del vecchio e bloccato nella sua libertà di governo. Abbiamo sperato invano anche questa volta.

“Non praevalebunt”. Quante volte abbiamo riso dell’antica profezia. Buona per consolare i deboli, pensavamo. Devo ammettere, mio caro Malacoda, che inizio a pensare ci sia del vero. Io ho visto fallire nel tempo tutti i miei tentativi. Tu vai avanti con le tentazioni. Da solo. È l’ultimo consiglio che ti do.

Tuo affezionatissimo zio Berlicche

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