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Dopo 31 anni ecco l’Etiopia. Cronaca di un miracolo calcistico ad Addis Abeba

gennaio 18, 2013 Emmanuele Michela

Si allenavano su un campo con bestiami al pascolo, il ct passa le domeniche pomeriggio allo stadio a vedere, una dietro l’altra, tutte le partite degli 8 club della capitale. In Sudafrica sarà una Cenerentola?

Se sono lì devono ringraziare, e tanto, la fortuna, non fosse altro che la strada etiope verso Sudafrica 2013 è passata da Benin e Sudan, entrambe eliminate con due pareggi favorevoli in virtù della regola dei gol in trasferta: con due reti velocissime contro i “Falchi” l’Etiopia ha ribaltato a proprio vantaggio il pirotecnico 5-3 dell’andata a Khartoum. Così 31 anni dopo, ecco che torna in Coppa Africa una delle Nazionali più antiche (1943 l’anno di fondazione della Federazione), tra le prime a prendere parte alla massima competizione continentale africana (1957, c’erano solo 3 squadre) e tra i primi anche a vincerla (1962, dopo un secondo e un terzo posto).

DISORDINI E DECADENZA. Ma quel passato glorioso è finito ormai in un archivio polveroso, lontano anni luce da quello che è il calcio ora ad Addis Abeba. Nell’82 l’ultima apparizione alla Coppa Africa, poi più nulla: pochi progetti, pochi talenti, la squadra che scivola nel ranking mondiale. Poi il tracollo degli anni 2000, quando la Fifa fece la voce grossa e impose la sua squalifica alla Federazione: troppe lotte interne, troppa confusione in quegli uffici, nessuno che intendesse aderire alla “road map” di Blatter e compagnia. Solo 3 anni fa il ritorno al calcio giocato, cui fece seguito l’ingaggio di Iffy Onuora, vecchia gloria nigeriana col passaporto scozzese, passato per vari club inglesi. Ma l’alba era ancora di là da venire: le sue interviste hanno fatto il giro del mondo, dando pennellate chiare di cosa sia il mondo del calcio da quelle parti. 9 mesi è durato sulla panchina delle Antilopi, allontanato dopo alcuni risultati mediocri e, ancor di più, dopo i suoi racconti pittoreschi sugli allenamenti ad Addis Abeba. Al primo giorno di lavoro si stupì per quel che vide in mezzo al campo: c’era un branco di bovini al pascolo. Lo raccontò a qualche giornale: lo staff ci rimase male perché il caso venne ingigantito.

CAMBIO IN PANCHINA. Per Iffy arrivò in fretta così la fine dell’avventura: addio alle domeniche pomeriggio trascorse allo stadio, inchiodato ad un seggiolino a veder turnare le 8 squadre della capitale, che una dopo l’altra giocavano i loro match di campionato su quell’unico campo. Addio alle lunghe chiacchierate insieme al suo autista, dispensa di suggerimenti per colmare le sue assenze dall’Etiopia, addio alle ricerche su Google dei giocatori sconosciuti. Al di là di tutto la federazione forse c’ha visto lungo, e dando in mano la squadra a Sewnet Bishaw, già tecnico tra 2004 e 2006, che finalmente è riuscito a riportare le Antilopi in Coppa Africa. Ad attenderli un girone ostico, con la super Nigeria, i campioni in carica dello Zambia e Le Etalons del Burkina Faso. Non sarà facile per i ragazzi di Sewnet, un gruppo composto da giovani mezzi sconosciuti, prevalentemente pescati nel campionato locale: dall’estero arriva Said Saladin, bomber 24enne in forza agli egiziani del Wadi Deagla, poi Yussuf Saleh, nato e cresciuto in Svezia. E infine Fuad Ibrahim: arriva dagli Usa, dove era considerato una vera promessa. Nel 2007 fu il giocatore più giovane della storia, dopo Freddy Adu, ad essere scelto al SuperDraft della Major League Statunitense, evento in cui i giocatori dei campionati universitari vengono assegnati a club professionistici. Di spazio per sbocciare ne ha avuto poco però, e dopo le giovanili nelle nazionali statunitensi americane, un anno fa ha scelto di vestire la maglia rosso-giallo-verde dell’Etiopia.

Le puntate precedenti:

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Dieci isolotti e due tribune. Ma per le imprese Capo Verde c’ha preso gusto
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